Russia, Ibiza e Papeete. Attento Salvini, finisci come i tuoi amici austriaci

Politica

Cosa c’entrano le elezioni austriache con l’Italia? C’entrano eccome. Hanno a che fare con la regressione internazionale dei sovranismi e la controffensiva del mondo liberal e radical.

Con l’elezione di Ursula von der Leyen, la maggioranza che ha preso il suo nome, è stata concepita e realizzata all’insegna dell’inciucio, del compromesso di Palazzo: la vecchia Ue che si è unita contro il pericolo sovranista e populista. Anzi, un accordo tra popolari, socialisti, liberali, che è riuscito addirittura a costituzionalizzare, addomesticare, un certo populismo, ad esempio, quello dei grillini, che dal momento della scelta della presidente della Commissione in poi, sono passati dall’altra parte, quella conservatrice, creando le condizioni della svolta giallorossa italiana.

Col voto austriaco il Partito popolare, il centro-destra moderato, cattolico-liberale, ha fatto di più (ha ottenuto il 37%): ha cominciato a riassorbire l’elettorato radicale di destra, quello dell’Fpo che si è dimezzato, raggiungendo un mediocre 16,1%.

Più o meno quello che ha preso la Lega alle scorse elezioni del 4 marzo 2018 (i cicli e i flussi si assomigliano).
L’operazione del giovane Sebastian Kurz è chiara: prendere il meglio della protesta dei sovranisti, rappresentando le stesse istanze (identità, immigrazione, sicurezza, legalità), ma riportandole nell’alveo moderato. Insomma, risposte giuste a domande giuste.
Un po’ quello che in Francia ha già fatto in passato il gollista Sarkozy contro la Le Pen e quello che intendono fare i moderati italiani contro Salvini (da Calenda a Renzi, da Conte a Berlusconi). Un po’ come fa Orban: un colpo alla destra tradizionalista (Dio-patria-famiglia), un colpo al Ppe.

D’altra parte, l’Fpo si è dato la zappa sui piedi: durante la partecipazione al vecchio governo con Kurz, ha dato il peggio di sé: scandali (tutti ricordano l’ex vice cancelliere Christian Strache, in canottiera che in una villa di Ibiza, l’equivalente del Papeete nostrano, ha promesso contratti pubblici in cambio di tangenti e favori ad una giovane silfide, sedicente figlia di un oligarca russo), incapacità di amministrare, classe dirigente impreparata e demagogica. Confermando l’assunto che i sovranisti, i populisti all’opposizione vanno al massimo; al governo, nella logica parlamentare della mediazione, franano. E sbattono contro il muro dei poteri forti.

Ibiza come il Papeete? E’ presto per dirlo, ma il collegamento è lampante.
Salvini all’opposizione è destinato a fare il ruggito del topo, a condannare il suo popolo all’impotenza e frustrazione di massa. E’ destinato ad assistere ai passi (difficili) del governo. Che se metterà a segno dei punti a suo favore, saranno dolori.
Il sovranismo-populista funziona come protesta. Come amministrazione no.
E verrà quanto prima sostituito da un populismo uguale e contrario, ma giusto, secondo il pensiero unico: quello di Greta, Carola, umanitario, ecologista, pacifista.
Rifletta Salvini, il tempo delle canottiere e delle felpe sembra terminato.

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