Crocifisso. Dopo le merendine ora le carte geografiche. La passione di Fioramonti

Politica

Ci risiamo col Crocifisso. Ogni tanto, la sinistra di governo, quando è in difficoltà, dà vita a operazioni di distrazione di massa. Un po’ come Renzi che a suo tempo, a corto di ricette realizzate, in materia economica, sociale, politica, andava strombazzando l’unica riforma portata a termine, quella dei diritti civili (a costo zero): ossia, la legge Cirinnà sulle unioni civili.

Adesso in piena fibrillazione da documento economico, preludio di una manovra complessa e lacerante, il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, ha pensato bene di rispolverare, per evidenti ragioni di visibilità, la storia dei Crocifissi da togliere nelle scuole, addirittura pensando di eliminare anche i quadri del presidente della Repubblica Mattarella. Sostituendoli con tante carte geografiche.

Le ragioni della provocazione sono trite e ritrite: “Siamo in uno Stato laico, pertanto, la scuola e tutti i siti istituzionali devono rispondere a tale logica. Quindi, o si mettono tutti i simboli per accontentare cattolici, atei, musulmani, buddisti, induisti etc, e non scontentare chi non crede o chi non la pensa in questo modo, o nessun simbolo religioso”.

Al ministro, smentito anche dai suoi, in primis il “cattolico” Di Maio, non sfuggiranno alcuni concetti semplici-semplici: lo Stato è neutro? Il fallimento del modello francese, basato sulla visione istituzionale napoleonica, ha prodotto cittadini apolidi.
Il ministro con le sue parole, segna, se ce ne fosse bisogno, il passaggio dallo Stato laico cavouriano, inteso come tutela della libertà religiosa, alla promozione attiva dell’ateismo di Stato.

Sommare tutti i simboli e quindi toglierli tutti, vuol dire che nulla ha valore, tutto si equivale. E’ relativismo puro.
E sostituire i simboli con la carta geografica dimostra quanto il globalismo sia dannoso. Il mondo al posto delle patrie; il mondo come identità dei popoli.

Una dimensione astratta, ideologica, al posto della realtà e della concretezza dell’uomo. Che ha bisogno di radici, di ambiti, di luoghi e spazi precisi in cui vivere e dove realizzarsi.
E poi, c’è una considerazione ulteriore: il cattolicesimo da noi, non è unicamente una scelta di fede, ma uno dei pilastri della nostra identità storica. L’Italia nasce e si regge su tre tradizioni: quella romano-classica, quella cristiana, fondamento del diritto, della civiltà, e quella risorgimentale liberale.
Privarsi di uno dei nostri vitali fondamenti, vuol dire perdersi, sparire, come popolo.

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