Manovra, parla Sapelli: “Vi spiego perché è figlia di vecchie logiche e non funzionerà”

Interviste

Il governo ha approvato il Documento programmatico di bilancio 2020 inviato alla Commissione europea. Un parto molto difficile, a causa delle divergenze di vedute su diversi punti da parte degli azionisti della maggioranza giallorossa, il Movimento 5 Stelle e Italia Viva di Matteo Renzi in particolare. L’unica cosa certa è che, con la prossima manovra, sarà scongiurato ancora una volta il temutissimo aumento dell’Iva. Per il resto si parla di taglio del cuneo fiscale di circa 3 miliardi, per consentire ai lavoratori con gli stipendi più bassi di avere più risorse in busta paga, e di una lotta serrata all’evasione da cui si spera arrivino le entrate maggiori. Il tutto anche attraverso un’ulteriore limitazione dell’uso del contante nelle transazioni finanziarie in favore degli strumenti elettronici di pagamento e quindi di una maggiore tracciabilità. Misure che però da più parti sono state giudicate insufficienti. Ne abbiamo parlato con l’economista e storico Giulio Sapelli. 

Cosa pensa della manovra approvata dal governo e trasmessa a Bruxelles?

Penso che con questa manovra si tornerà indietro, ovvero all’illusione che in un momento di stagnazione e addirittura di depressione, sia positivo aumentare le tasse. Dal nuovo ministro dell’Economia Gualtieri, persona che stimo moltissimo, mi sarei aspettato di più. Mi sembra invece che sia troppo influenzato da vecchie teorie. Il problema dell’Iva poteva essere risolto anche senza il ricorso a nuove tasse”.

E come?

“Avrei lavorato con maggiore creatività sugli avanzi di cassa, come faceva a suo tempo Ciampi che da questo punto di vista è stato un maestro. Poi avrei approfittato della ritrovata armonia con Bruxelles per chiedere maggiore flessibilità e avrei puntato soprattutto sugli investimenti. Invece questa manovra rischia soltanto di aggravare la stagnazione”.

Il governo punta molto sulla lotta all’evasione ed in particolare a scoraggiare l’uso del contante. Pensa sia la strada giusta?

 “Anche la lotta al contante è frutto di una vecchia antropologia negativa che va a colpire specialmente i piccoli commercianti. La ritengo una misura anticostituzionale che non è presente in nessuno Stato avanzato, la Germania su tutti dove si paga tutto in contanti. E’ molto grave che si stia dando fiato alla posizione dei 5 Stelle secondo i quali per avere maggiori entrate è necessario inasprire le pene ed aumentare i controlli sui comportamenti dei cittadini. Non è con le manette che si risana l’economia, questa è una convinzione totalmente priva di basi scientifiche e incompatibile con i principi dello Stato liberale”.

Secondo lei quindi non ci dovrebbe essere limite all’uso del contante?

Gli evasori non sono i piccoli commercianti. Se parliamo di grandi evasori dobbiamo riferirci soprattutto alle mafie e sono quelle che vanno combattute con strumenti che certamente non hanno a che vedere con le modalità di pagamento. Pensa davvero che scoraggiando il contante si risolva il problema? Assolutamente no, si va soltanto a colpire il commercio, la piccola impresa, l’artigianato, settori che stanno già soffrendo abbastanza. E si vanno a penalizzare i piccoli consumatori. Perché se davvero si pensa che l’evasione stia nel pagare in contanti il conto del ristorante, allora siamo completamente fuori strada”.

Si parla di ritrovata armonia con l’Europa ora che non ci sono più i sovranisti al governo. Ma pensa davvero che questo ci premierà?

Non è facile prevederlo, soprattutto perché il Parlamento europeo è al centro di una grave crisi politica, come dimostra la difficoltà che si è manifestata nell’eleggere la nuova presidente della Commissione Ue. C’è una lotta profonda fra francesi e tedeschi, l’asse Merkel-Macron mi sembra sia ormai rotto e l’Italia si trova ad essere un vaso di coccio fra vasi di ferro. Anche la recente visita degli Stati Uniti sta a significare qualcosa”.

Ossia?

Che l’America è preoccupata, perché non abbiamo una posizione chiara in Europa, e in più stiamo perdendo la nostra fedeltà atlantica  che per noi è sempre stata una garanzia. Mi sembra che anche in politica estera stiamo perdendo punti. Guardi la crisi siriana”.

In cosa stiamo sbagliando sulla Siria?

Siamo totalmente incapaci di assumere una posizione che non sia figlia della demagogia. Mi stupisco della Farnesina dove mi pare manchino degli esperti in grado di capire la situazione e orientare il governo verso scelte responsabili. Sostenere il blocco delle esportazioni di armi alla Turchia mi sembra la più colossale delle sciocchezze. I turchi sono fra i principali esportatori di armi al mondo, cosa vuole se ne facciano del blocco italiano? Il problema è che non si può governare un Paese con le logiche della piazza”.

Sta dicendo che è sbagliato sostenere i curdi contro l’aggressione della Turchia?

La Turchia ha le sue ragioni, perché non può tollerare dal suo punto di vista uno Stato curdo al nord della Siria. Ogni Paese ha la sua storia, le sue filosofie, i suoi interesse strategici. Per carità, è legittimo il diritto dei curdi ad avere un proprio Stato, ci mancherebbe altro, ma non dimentichiamo che se fino ad oggi non è avvenuto è perché gli stessi curdi sono stati sempre divisi ed in lotta fra loro. Il problema del resto si trascina dal 1920, dai tempi cioè dello smembramento dell’ex impero ottomano. Le divisioni etniche hanno sempre fatto la differenza. I turchi non sono sicuramente dei santi e io non difendo affatto quello che stanno facendo, ma non lo sono neanche i curdi. Questa situazione va risolta con gli strumenti della diplomazia. non con le sanzioni. Non capisco francamente la posizione di Trump che mi sembra del tutto inutile. Come inutile è quella dell’Italia che si schiera preventivamente a favore di una parte contro l’altra senza conoscere la storia. Chi si avvantaggerà di questa situazione ancora una volta sarà la Russia che rivestirà i panni del mediatore e del pacificatore nell’intera area mediorientale”. 

C’è qualcuno in questo governo che ispira fiducia?

Come detto ho grande stima del ministro Gualtieri, soprattutto perché non essendo un economista ma uno storico, è una garanzia assoluta. Non dimentichiamo che si è formato all’Istituto Gramsci che è stata una grande scuola politica e culturale. E’ un politico puro ed è quello che ci vuole in questo momento. Mi pare tuttavia che i primi passi siano stati influenzati da una visione troppo legata a convinzioni sbagliate del passato e non da un’idea futura di sviluppo capace di guardare agli interessi reali dell’Italia e dell’Europa. Che non passano certo da un aggravio della pressione fiscale”.

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