Umbria, Pd e M5S alla prova finale: i rischi di un’alleanza “obbligata”

Politica

Oggi per la prima volta Partito Democratico e Movimento 5 Stelle saliranno sullo stesso palco per sostenere un candidato comune. Avverrà in Umbria, precisamente a Narni, dove si ritroveranno insieme Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Nicola Zingaretti e Roberto Speranza.

Ufficialmente l’incontro è organizzato per spiegare la manovra economica, ma poichè domenica in Umbria si vota, impossibile non collegare l’evento alla volontà di lanciare un segnale di unità della coalizione in vista delle regionali, dove Pd, M5S e Leu sostengono l’imprenditore Vincenzo Bianconi. 

L’Umbria è una piccola regione che in altre circostanze non avrebbe certamente richiesto un così grande impegno per l’elezione di un presidente, da una parte come dall’altra. Ma si tratta del primo test elettorale dopo il cambio di governo e il passaggio dal Conte 1 al Conte 2. Il centrodestra, già all’indomani del “ribaltone” che ha portato la Lega all’opposizione e il Pd al governo, ha trasformato il voto del 27 ottobre in un test nazionale, utile a misurare il gradimento degli elettori nei confronti del nuovo esecutivo.

Pd ed M5S da parte loro hanno accettato la sfida, se è vero che alla fine hanno presentato un candidato comune “travestito” da civico, trasferendo l’alleanza di governo anche sul piano locale.

Scelta giusta? Secondo gli osservatori più accreditati l’alleanza Pd-M5S sarebbe l’unica strada possibile per impedire quella che,in caso contrario, sarebbe stata una vittoria certa e netta del centrodestra. Se Pd ed M5S fossero andati in ordine sparso avrebbero automaticamente consegnato l’Umbria a Salvini e company. E’ probabile che il centrodestra alla fine vinca comunque, ma un conto è regalare una vittoria a tavolino, un’altra è invece tentare di giocare la partita fino all’ultimo con tutte le armi a disposizione: fra le quali appunto anche l’alleanza Pd-M5S.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Per il filosofo Massimo Cacciari per esempio, la scelta di Pd ed M5S di presentarsi insieme a sostegno di un unico candidato, schierando di fatto il governo in campagna elettorale come avverrà oggi, significa riconoscere effettiva valenza nazionale al test umbro come vuole il centrodestra.

Se il candidato “giallorosso” perderà, sarà quindi difficile per la maggioranza di governo non dare nessuna importanza al risultato. Chi potrà trarne beneficio, oltre al centrodestra, sarà ancora una volta Matteo Renzi, che non a caso si è tenuto ben lontano dalle piazze umbre. E Italia Viva non sarà neanche presente all’evento unitario di Narni.

L’ex premier avrà buon gioco nel chiamarsi fuori dalle responsabilità di un’eventuale sconfitta, accusando gli alleati di aver fatto il gioco di Salvini, trasformato il voto in Umbria in un test politico nazionale e trascinando il governo nella mischia.

Bisognerà attendere i risultati di domenica sera per capire chi avrà avuto davvero ragione e quale strategia alla fine ha pagato realmente.

Dal risultato dell’Umbria molto probabilmente dipenderanno anche i destini della vicenda emiliano-romagnola. Nella regione più rossa d’Italia si voterà a gennaio per eleggere il nuovo presidente, e qui il matrimonio fra Pd ed M5S si presenta molto più difficile da celebrare. Da quel voto davvero potrà però dipendere il futuro del governo e della maggioranza che lo sostiene.

Quello che accadrà domenica a Perugia e dintorni sarà comunque un primo assaggio, o un pericoloso campanello d’allarme a seconda dei punti di vista.

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