Salvini scomunicato? Il duello Ruini-Mogavero: Chiesa liquida, credenti liquidi

Politica

Nel botta e risposta tra il cardinale Camillo Ruini intervistato dal Corriere della sera la scorsa domenica e monsignor Domenico Mogavero (Corriere di ieri), che ha avuto come oggetto il rapporto tra i credenti e la politica di oggi, c’è tutto il caos in cui versa la Chiesa dentro il pontificato di papa Francesco.

Una Chiesa in eterno bilico tra conservazione e progressismo, laddove questi parametri non vanno considerati come diverse letture politiche della realtà, ma come mera geografia interna alla gerarchia, alle istituzioni ecclesiastiche. Utile a far scoprire, portare in superficie solo le cordate che da decenni si combattono senza mezzi termini.
C’è il sospetto che certe posizioni apparentemente inconciliabili, siano in realtà il pretesto per altre battaglie molto più delicate.

Che il cardinale Ruini sia sempre stato più vicino al centro-destra politico è cosa nota e acclarata, come le stesse scelte diametralmente opposte, sempre sostenute dal vescovo di Mazara del Vallo.
Inutili e anche divertenti i distinguo tra loro, col tipico fioretto che connota le dispute politiche curiali, ammantate di comunicazione religiosamente corretta.
Infatti, i due non sono cascati nella trappola giornalistica di schierarli e soprattutto di metterli l’uno contro l’altro.
“Ognuno cerca di dare al Vangelo il coinvolgimento personale più congeniale. E quello era congeniale a chi ama una visione delle cose più tranquilla”. Così ha detto Mogavero di fronte alla domanda se Ruini ha fatto bene o no a influenzare il centro-destra in passato. Come dire, che oggi le cose sono diverse: immigrati, poveri etc. Concetto che ha aggiunto subito dopo.

Il metro con cui si misura la differenza tra sacerdoti di destra e di sinistra è da mesi il diverso approccio con Salvini. Ruini, domenica ha aperto al dialogo col capo della Lega, dicendo che in Umbria ha perso il cattolicesimo politico di sinistra (attenzione presidente della Cei Bassetti è umbro e i sacerdoti di Assisi hanno apertamente appoggiato il civico Bianconi), dicendo che il Vangelo parla di prossimo (quindi, prima la propria famiglia, prima gli italiani poi i migranti), e dicendo che baciare il Rosario può essere un modo per reagire al politicamente corretto e di affermare la fede nello spazio pubblico.

Per Mogavero, invece, Salvini è il male assoluto: il Vangelo parla di accoglienza, di porte aperte, difesa degli ultimi e non degli italiani. Un bel segnale ai credenti che votano Lega. Una “scomunica misericordiosa”.
Niente di nuovo sotto il sole.

E papa Francesco? Sta nel mezzo, tirato trasversalmente per la giacchetta. Per Mogavero non è comunista, perché i poveri sono stati gli argomenti introdotti da Gesù Cristo e semmai sono stati i comunisti a copiare il cristianesimo. Pure qui, niente di nuovo rispetto alla narrazione classica.

Ma i due un accordo lo hanno trovato: nessuno condivide l’idea dei cattolici in politica, dentro un soggetto unitario e omogeneo come la Dc, “partita bene e finita male”. Preferiscono contaminare gli altri partiti contribuendo a creare una sensibilità cattolica e valoriale (la famiglia naturale, la vita, la scuola paritaria etc). Una formula che, alla luce dei fatti, si è rivelata fallimentare. Non a caso da Salvini alla Meloni, fino alla sinistra, tutti hanno applaudito a tali affermazioni, alle quali nemmeno i due alti prelati credono.

Quindi, Chiesa nel caos, credenti in ordine sparso, come la politica italiana: post-ideologica, fluida e liquida.
E come se non bastasse, vicino all’intervista a Ruini, una notizia interessante ed emblematica: un manifesto per l’alleanza dei cattolici, firmato da Stefano Zamagni, un noto economista. Un altro generale senza esercito che non vuol fare un partito, ma l’ennesimo appello alle coscienze. Quali?

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