Dopo Greta e Carola, le Sardine sono il nuovo Pd? Cosa insegnano a Zingaretti

Politica

Mentre il governo è impegnato a fronteggiare la bellezza di 5.000 emendamenti, in Emilia Romagna si sta giocando la partita decisiva.

Il premier Conte, circa il sogno di una Gargonza giallorossa, ormai si è rassegnato ad un incontro di basso profilo, viste le defezioni strategiche (Italia viva), e le polemiche quotidiane tra Pd e 5 Stelle, che sembrano imitare, reiterare perfettamente i duelli tra Di Maio e Salvini.

E come se non bastasse, Renzi non passa giorno che dà stoccate a 360 gradi: sulla Manovra, sulla politica, sulle scelte, sulle persone. Naturalmente (si veda l’intervista rilasciata al Corriere della sera), tutto nell’interesse della governabilità, tutto per non tornare al voto, evitando così un Colle a guida sovranista, inviso a Bruxelles.
E non solo il verdetto elettorale dell’Emilia segnerà il punto di svolta dell’esecutivo e il futuro della maggioranza divisa tra fan del modello unico (l’alleanza Dem e Grillini), e paladini della separazione, ma addirittura il cambio di alcuni paradigmi.

Salvini e le Sardine stanno totalmente rubando la scena a quelli che dovrebbero essere i protagonisti del duello elettorale: la Borgonzoni e Bonaccini.
Naturalmente si parlerà anche di temi amministrativi, e forse di loro, ma sarà soltanto un inutile orpello rispetto alle regole e priorità della spettacolarizzazione mediatica.

Al centro non vedremo i diversi programmi, le diverse idee di Regione, ma le liti via social tra i veri sovrani della rete.
E in questo Salvini e le Sardine, fenomeno spontaneo sono speculari. Tutti dentro lo schema del partito liquido, del consenso liquido, del nemico da abbattere, della violenza verbale.

Da una parte, assistiamo ad una regressione culturale. La politica ridotta a slogan. A destra, il sovranismo, la sicurezza, l’anti-immigrazione (i temi del Msi anni Settanta); a sinistra l’antifascismo, il cantare “Bella Ciao”, “Salvini come Mussolini, a testa in giù”, la finta goliardia che nasconde un giacobinismo, pure questo, anni Settanta.

Dall’altra, c’è una velocissima evoluzione tecnologica. L’uso dei social e dei new media che condizionano, influenzano la società e determinano il cambiamento dell’offerta politica.

Infatti, quello delle Sardine è un populismo uguale e contrario a Salvini: stesso dna, stesse dinamiche mediatiche.
Da Carola a Greta, la sinistra giovanile, pur esprimendo il suo mondo, sta insegnando ai notabili della sinistra, dai Dem a Leu, che la Lega non si batte rivendicando l’amore contro l’odio, il bene contro il male, il perfetto e il giusto contro lo sbaglio, l’errore (modello Girotondini). Ma con un populismo di segno inverso: l’umanità contro il sovranismo, il cittadino del mondo contro l’arretrato, i diritti contro la dittatura, la libertà contro l’autorità. Un’antipolitica dal basso che vede nella vecchia politica la casta da eliminare, qualunque essa sia.

Una prova? Se le manifestazioni anti-leghiste, prima di Bologna e poi di Modena, l’avesse organizzate Zingaretti, sarebbe stato un fiasco.
Inutile che il Pd canti vittoria e cerchi di cavalcare tonno e Sardine.
Non ha più da anni la maionese.

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