Von der Leyen perde pezzi di 5 Stelle, sempre “meno verdi” e più divisi

giovedì, 28 Novembre 2019
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Le fibrillazioni interne al Movimento 5 Stelle hanno raggiunto anche Strasburgo dove ieri il Parlamento europeo è stato chiamato a votare la fiducia alla nuova Commissione europea presieduta dalla tedesca Ursula Von Der Leyen.

A luglio, proprio il voto dei quattordici eurodeputati pentastellati, si era rivelato determinante per eleggere Von Der Leyen alla presidenza, viste le crepe che si erano aperte all’interno del gruppo socialista, con i socialdemocratici tedeschi contrari alla scelta: ieri invece la fiducia alla commissione non è stata votata in modo unanime.

Due europarlamentari si sono espressi contro, mentre altri due si sono astenuti. Piernicola Pedicini, uno dei contrari (l’altro è Ignazio Corrao) ha spiegato così la sua decisione di votare in dissenso rispetto al resto del gruppo: “Non svendo l’identità del Movimento”.

Corrao ci va giù ancora più duro: “Me ne assumo la piena responsabilità politica. E’ una commissione peggio di quella di Juncker. Siamo diventati la copia sbiadita del Pd”.

Come riporta Il Fatto Quotidiano Corrao attacca: “Quattro mesi e mezzo fa abbiamo comunicato il nostro voto a favore a sostegno della posizione del governo (allora gialloverde) con l’idea di far pesare quel voto nella composizione della Commissione e nell’elaborazione dei temi e dei programmi. Avevamo ricevuto rassicurazioni sul coinvolgimento nella composizione e anche sui programmi della futura commissione. Abbiamo invece ascoltato solo ed esclusivamente parole vuote e supercazzole”. 

Ma a pesare è anche il fatto che in Europa il Movimento 5 Stelle non ha una famiglia di appartenenza.I pentastelle hanno tentato di entrare nel gruppo dei Verdi ma gli ambientalisti europei hanno espresso perplessità in merito a certe posizioni portate avanti dal Movimento e hanno preferito non fidarsi.

Philippe Lamberts, il co-presidente dei Verdi è stato molto chiaro: “I legami tra la Casaleggio e il M5S sono piuttosto strani, non si è mai sicuri su chi decide davvero nei 5S mentre noi vorremmo che evolvessero verso una forma di partito più tradizionale”.

Poi certamente non ha aiutato il fatto che i 5 Stelle in Italia sono passati con disinvoltura dall’alleanza con la Lega a quella col Pd nel giro di una settimana, dimostrando così una certa inaffidabilità politica. Non sembra neanche destinato ad andare a buon fine il tentativo di entrare nel gruppo dei Liberali dove pesa il presidente francese Emmanuell Macron che difficilmente potrà dimenticare il sostegno di Di Maio e company alle frange più oltranziste dei gilet gialli con tanto di trasferta a Parigi. 

In realtà ciò che sta avvenendo in Europa è una riproduzione in piccolo di ciò che si sta vedendo in Italia con il Movimento sempre più diviso fra chi è ormai proiettato in una prospettiva di adesione ad un nuovo centrosinistra e quindi ad un’alleanza stabile col Pd (come vorrebbe Beppe Grillo), e chi invece è intenzionato a difendere la purezza originaria escludendo qualsiasi contaminazione con altri partiti all’interno delle coalizioni. E’ fra queste posizioni che Luigi Di Maio sta cercando di mediare senza riuscire però a trovare una sintesi e aumentando invece le contraddizioni e la conflittualità interna. Come sta avvenendo con le alleanze nelle regioni chiamate al voto. 

A ciò si aggiunga la fase di ristrutturazione del Movimento con l’inserimento dei cosiddetti “facilitatori”, una sorta di aiutanti del capo politico, scelti però con criteri e modalità che molti stanno contestando.Un dibattito interno molto animato e confuso che inevitabilmente non può non essere visto con scetticismo anche in Europa dove da ieri i 5 Stelle sono molto meno affidabili agli occhi della nuova Commissione. 

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