Mes, parla Rinaldi (Lega): “Perchè per l’Italia sarà un disastro”

Interviste

Sulla riforma del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) continuano le polemiche dentro e fuori la maggioranza di governo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato che oggi in Parlamento chiarirà tutto e risponderà a chi, come il leader della Lega Matteo Salvini, lo accusa di aver tradito l’Italia e la Costituzione firmando una riforma che va contro gli interessi del Paese. Ma anche i 5 Stelle chiedono chiarimenti e vogliono riaprire la trattativa, giudicando inaccettabile il progetto di riforma che entro la fine dell’anno l’Europa intende adottare. Con l’europarlamentare leghista Antonio Maria Rinaldi, animatore del sito Scenari Economici, abbiamo cercato di capire quali concreti rischi potrà correre l’Italia se la riforma del Mes andrà definitivamente in porto.

Quali sono i maggiori rischi con la riforma del Mes?

“Il rischio maggiore è dato dal fatto che potremmo essere chiamati a versare fino a oltre 112 miliardi di euro, con un preavviso di soli sette giorni, per andare a salvare altri Stati, non avendo noi le caratteristiche per accedere al meccanismo stesso. Questo perché non siamo in linea con i parametri stabiliti dal Trattato di Maastricht in ordine al rapporto debito pubblico – pil, fissato al 60%. Il meccanismo del Mes è inoltre perverso perché basterebbe il solo sospetto che un Paese ne abbia bisogno per far crollare la fiducia di fronte ai mercati. Invece di essere uno strumento a tutela delle finanze pubbliche rischierebbe di accelerare il declino economico degli Stati”.

E per l’Italia?

“Esiste una legge voluta da Mario Monti, la 234 del 24 dicembre del 2012, la quale all’articolo 5 prevede in maniera inequivocabile che il capo del governo debba riferire al Parlamento in merito ad ogni tipo di trattativa con i partner europei, laddove vi siano implicazioni di carattere finanziario e monetario. La stessa legge prevede che anche l’indirizzo che il premier dovrà seguire nelle trattative deve essere indicato dalle Camere. Mi pare evidente che tutto ciò non sia avvenuto”.

Quindi ha ragione Claudio Borghi a parlare di tradimento?

“Non ha ragione, ne ha molta di più. Ne ha da vendere. Questo accordo intergovernativo doveva essere discusso quando era in fase di elaborazione, mentre adesso è di fatto inemendabile e va accettato a scatola chiusa. Non sono state portate avanti dal nostro Presidente del Consiglio quelle istanze che avrebbero potuto migliorare la nostra posizione. Ormai si chiede al Parlamento italiano soltanto di ratificare in ultima istanza ciò che è stato deciso”.

C’è chi per evidenziare i rischi del Mes cita l’esempio della Grecia. E’ davvero calzante?

“Altro che la Grecia! Andiamo oltre. Con la riforma del Mes non si fa che trasformare i cittadini italiani in una sorta di enorme bail in, come avvenuto per le banche, ossia in prestatori di ultima istanza. In pratica, attraverso il sistema fiscale, cittadini e imprese saranno chiamati, sulla base di direttive estere, a ristrutturare preventivamente il debito pubblico per poter avere accesso ai finanziamenti del fondo Salva-Stati. Le forze politiche e il Parlamento non potranno più decidere in maniera autonoma, ma saranno soggetti esterni a dettare le condizioni. Non solo, il rischio come detto sarà anche quello di creare enorme panico sui mercati se queste pressioni dovessero farsi stringenti. Basterebbe la sola notizia che un Paese si trova a dover ristrutturare il debito e a dover accedere al Mes per perdere la fiducia dei mercati. Conte, tanto nella versione uno che in quella due, si sarebbe dovuto presentare alle Camere, come la legge prevede, per comunicare l’avanzamento delle trattative in sede europea e chiedere che tipo di posizione assumere. Cosa che non mi risulta avvenuta, nonostante a giugno sia la Lega che i 5 Stelle, azionisti del Conte 1, avessero detto di non essere d’accordo su questa impostazione di riforma del Mes”.

L’ex ministro Tria dice però che é molto difficile che Salvini potesse non sapere. Come risponde?

“Premesso che Salvini non sapeva nulla, Tria dimentica un particolare. Se anche il leader della Lega avesse saputo quello che stava avvenendo, non cambierebbe nulla perché doveva essere informato il Parlamento, non un singolo ministro o membro del Senato. Conte doveva presentarsi in aula e riferire sull’avanzamento delle trattative, punto, il resto sono solo chiacchiere. Tria evidentemente non conosce la legge 234 di Monti. Gli consiglio di studiarla a fondo, così eviterebbe brutte figure”.

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