Zingaretti pronto a sciogliere il Pd: reazioni e polemiche

Politica

Il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, nel corso di un’intervista a Repubblica ha preannunciato che, dopo le elezioni in Emilia Romagna del 26 gennaio che si dice convinto di vincere, darà vita ad un nuovo partito capace di andare oltre il Pd, un partito aperto ai movimenti, alle Sardine, agli ecologisti, alla società civile, ai sindaci di area. 

Un partito insomma capace di allargare il perimetro del centrosinistra, come spiega nell’intervista, nella quale però molti hanno notato una certa “non curanza” nei confronti del Movimento 5 Stelle. Come se il segretario dem volesse riproporre a tutti gli effetti il vecchio schema della contrapposizione fra centro-sinistra e centro- destra senza alcuno spazio per forze intermedie, come appunto i 5 Stelle o Italia Viva di Renzi.

Uno scontro che dovrà vedere da una parte il blocco sovranista rappresentato da Salvini e dalla Meloni, con Forza Italia relegata ai margini, e dall’altra un fronte europeista, allargato a tutti i movimenti che, pur non riconoscendosi nel Pd, vogliono costruire l’alternativa alla destra.

Forse Zingaretti dà ormai per spacciati i 5 Stelle, sempre più lacerati al proprio interno, e punta a raccoglierne le spoglie? Convinto che, una volta esploso, gli elettori di sinistra che hanno dato fiducia ai pentastellati dovranno irrimediabilmente tornare a casa?

Zingaretti sembra non dare neanche eccessiva importanza in verità al ruolo del premier Giuseppe Conte e alla possibilità che questi possa diventare una sorta di “Monti 2”, mettendo in piedi un partito personale, sul modello di “Scelta Civica” da schierare alle elezioni. Forse perché Conte non è Monti, non ha la statura che aveva il professore a livello europeo e difficilmente potrebbe raccogliere consenso intorno ad una propria proposta politica?

Da non dimenticare poi che il Pd è favorevole ad un sistema elettorale di tipo proporzionale dove eventualmente, ciò che resta dei 5 Stelle o di un ipotetico partito di Conte, potrebbe essere imbarcato in un secondo tempo al momento di formare le maggioranze in Parlamento a supporto del governo.

Il segretario dem vuole inoltre essere pronto ad ogni eventualità, anche alla prospettiva che il centrodestra possa presentarsi sotto forma di “partito unico”. Ipotesi al momento improbabile ma da tenere in debita considerazione. E in ogni caso vuole dimostrare che l’unica alternativa possibile a Salvini è in un grande partito di centrosinistra e non in formule centriste e di corto respiro come ritiene essere il partito di Renzi.

Insomma a questo punto non resta che attendere le elezioni regionali e poi valutare, anche sulla base degli esiti elettorali, come la proposta di Zingaretti potrà realmente strutturarsi. Certo, una vittoria di Bonaccini favorirebbe questo percorso di aggregazione, che invece potrebbe diventare molto più complicato nel caso di una sconfitta che porterebbe ad acuire tensioni e divergenze. Il segretario ci crede, anche se i sondaggi sul voto in Emilia non sembrano molto incoraggianti.

Bisognerà poi vedere come all’interno del partito sarà accolta questa proposta del segretario. Al momento sembra aver accolto il gradimento del presidente Matteo Orfini che ha commentato: “Poco più di un anno fa proposi di sciogliere e rifondare il Pd. E ottenni un risultato unico nella storia del nostro partito: unire tutti contro questa ipotesi, da Renzi a Zingaretti, da Martina a Gentiloni”. E il presidente dem ci tiene a sottolineare che “non dovrà essere una mera operazione di facciata che non servirebbe a nulla, ma un contenitore di idee e programmi”

Anche l’europarlamentare Simona Bonafè si dice d’accordo, ma a patto che il rinnovamento sia serio e concreto: “Ho aderito a questo partito nel 2007 – scrive – e oggi sono segretario regionale. Nel frattempo il mondo attorno a noi è cambiato. Oggi abbiamo bisogno non di cambiamenti di facciata o ritorni nostalgici al passato ma di aprire una nuova stagione del centrosinistra adatta ai tempi che viviamo.Ecco perché io penso che ci sia bisogno di un congresso vero che metta a confronto idee e persone. E di un partito che abbia la capacità di parlare a tutti gli italiani”-

Ancora più cauto il sindaco di Milano Giuseppe Sala che pur giudicando interessante la proposta del segretario, tuttavia evidenzia la necessità di fare in modo che il Pd sia realmente attraente. “Non è detto che tutte le anime che Nicola evoca siano disponibili ad entrare nel Pd per come lo vedono oggi, in una realtà diversa magari lo sarebbero” spiega mostrando una vena di scetticismo.

L’idea invece sembra non convincere il sottosegretario Anna Ascani che dice: “L’idea dello scioglimento del partito – della casa dei riformisti italiani, che ha appena dimostrato di poter resistere allo scossino provocato da due scissioni guidate da due ex segretari, mi parrebbe un tentativo di cambiare tutto perché nulla cambi. Sarebbe un errore e, di certo, un’occasione sprecata”.

Fra il dire e il fare insomma in mezzo c’è il mare. E per Zingaretti potrebbe essere anche un oceano specie se dall’Emilia arrivasse un segnale contrario.

 

Condividi!

Tagged