Legge elettorale elezioni 2018

Legge elettorale, la Lega riscopre il Mattarellum e il Pd sogna la Dc

Politica

Corsi e ricorsi della storia è proprio il caso di dire. E’ muro contro muro in Parlamento sulla nuova legge elettorale (ma è normale che agli italiani si chieda di votare ogni volta con un sistema diverso?), con il centrodestra che vuole il ritorno al maggioritario e l’attuale maggioranza Pd- M5S-Leu che invece punta su un proporzionale con sbarramento del 5%.

Sulla discussione pesa la decisione della Consulta che, nelle prossime ore, dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del referendum proposto dalla Lega con cui si chiede l’abolizione della quota proporzionale contenuta nella legge elettorale attualmente in vigore, il Rosatellum, che ha determinato la situazione di ingovernabilità scaturita dalle elezioni del marzo 2018.

Nelle ultime ore però dal Carroccio è arrivata anche la proposta di tornare al vecchio sistema maggioritario, il Mattarellum, quello che ha permesso di eleggere tre volte il Parlamento, nel 1994, nel 1996 e nel 2001, e che proprio il centro destra volle abolire in favore del tanto deprecato “Porcellum”, il sistema proporzionale a liste bloccate che portava la firma dell’allora ministro leghista Calderoli e che fu poi smontato dalla Consulta.

La proposta del ritorno al Mattarellum è stata avanzata dal numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti, considerato espressione dell’ala moderata e dialogante, proprio come offerta di mediazione alla maggioranza. Il ragionamento dell’ex sottosegretario, esplicitato in un’intervista a Il Foglio, è il seguente: “Il Mattarellum porta la firma dell’attuale Capo dello Stato che ne è il garante a tutti gli effetti, e finché è stato in vigore ha sempre garantito l’alternanza e maggioranze sicure in Parlamento”.

Peccato però che sul fronte opposto, quello del Pd, si faccia un ragionamento diametralmente contrario, ovvero la volontà di formare le maggioranze in Parlamento come avveniva ai tempi della Prima Repubblica. Non a caso a sostenere con forza il ritorno al proporzionale puro, è un ex democristiano come Dario Franceschini che evidenzia come si tratti del sistema di voto più coerente con la Costituzione italiana fondata sulla centralità del Parlamento. Ed è proprio lì che a detta di Franceschini si devono formare le maggioranze e i governi.

Tesi respinta dal centrodestra che considera invece centrale la volontà popolare e vuole una legge che garantisca governabilità alla coalizione che ha vinto le elezioni.

Alla fine proprio il Mattarellum potrebbe rivelarsi la via d’uscita ideale per una legge elettorale condivisa, visto che dopo il naufragio del referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi nel dicembre 2016 e la conseguente bocciatura dell’Italicum, proprio il Pd aveva proposto il ritorno alle origini, ovvero al maggioritario corretto.

Ma oggi troppo acqua è passata sotto i ponti e tante cose sono cambiate. Al Pd non conviene tornare al Mattarellum semplicemente perché nei collegi uninominali avrebbe poche possibilità di sconfiggere i candidati del centrodestra, in assenza della minima prospettiva di una coalizione larga di centrosinistra. Non a caso il progetto di Zingaretti è quello di costruire un soggetto politico nuovo, un Pd allargato che possa competere sul piano proporzionale ma non certamente in grado di poter giocarsi la partita nel maggioritario con un centrodestra che viaggia oltre il 40%.

Mentre il centrodestra, che nel 2006 in base alla stessa logica e di fronte al timore di perdere la sfida nei collegi uninominali con l’Unione di Prodi, aveva voluto il ritorno al proporzionale, oggi vorrebbe tornare indietro. Con Forza Italia però tentata di abbracciare il proporzionale per potersi tenere le mani libere in Parlamento e divincolarsi dell’abbraccio dei sovranisti, ma al tempo stesso spaventata da quello sbarramento al 5% che potrebbe non essere più alla sua portata.

Con gli italiani costretti ad assistere a quello che ogni giorno di più appasre un “mero teatrino” che non risolve i problemi del Paese ma serve soltanto ai partiti per assicurarsi la garanzia di “non perdere” le elezioni.

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