Altro bar chiuso “per Salvini” in Emilia. E’ l’effetto Sardine?

Politica

La campagna elettorale per le regionali in Emilia Romagna del prossimo 26 gennaio rischia di passare alla storia anche per la “serrata dei bar”.

Eh sì, perché dopo il pub di Modena, ieri un altro locale dove il leader della Lega avrebbe dovuto organizzare un incontro con gli elettori, ha abbassato le saracinesche. E’ avvenuto a Casalecchio di Reno dove l’ex ministro dell’Interno è stato anche oggetto di una dura contestazione da parte di un gruppo di Sardine che hanno organizzato un corteo proprio davanti al gazebo del Carroccio mentre il leader stava tenendo il suo comizio.

Si sono scatenati dei tafferugli. Da una parte le Sardine che cantavano “Bella Ciao”, dall’altra i militanti leghisti che gridavano “Parlateci di Bibbiano”.

Ma il vero colpo di scena c’è stato quando si è scoperto che il titolare del bar in cui i leghisti avevano dato appuntamento agli elettori, aveva chiuso. “Non ci prestiamo a nessun tipo di campagna elettorale – ha spiegato il titolare – Non sono contento di tutto in generale. Nelle campagne elettorali non facciamo da sponda a nessuno. Noi chiudiamo per tutti in campagna elettorale, non voglio prestarmi come cassa di risonanza a nessuna iniziativa politica”.

Insomma, il clima politico si è talmente “avvelenato” da spingere anche i proprietari dei locali pubblici a chiudere i propri esercizi per non essere accusati di simpatie leghiste, rimettendoci anche sul piano economico. Meglio dunque rinunciare ai “soldi della Lega” per pagare colazioni e aperitivi a militanti e simpatizzanti, che essere colpiti da una sorta di damnatio memoriae soltanto per aver ospitato un incontro del capo del Carroccio. E vedere poi il locale disertato dagli anti-Salvini.

Il titolare del pub di Modena si era giustificato dicendo che in realtà nessuno l’aveva informato della venuta dell’ex ministro e si scoprì che effettivamente c’era stato un errore di comunicazione. Stavolta invece il barista di Casalecchio si chiama fuori da ogni iniziativa di carattere politico.

Eppure in altri tempi si sarebbe fatto a gara per avere il leader politico del momento a colazione, pranzo o cena nel proprio locale con tanto di foto ricordo da incorniciare alla parete. A Salvini non è rimasto dunque che incontrare gli elettori sul marciapiede davanti al bar. “Se vuole entrare per prendere un caffè nessun problema – ha ribadito il titolare – ma poi esce e se ne va, qui dentro non si fanno comizi”.

E come già avvenuto in precedenza sui social si è animato il dibattito fra chi ha definito il barista “un eroe”, e chi invece ha parlato di discriminazione contro i leghisti. La pubblicità comunque è assicurata. 

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