Il voto. Epitaffio grillino, Salvini ha sbagliato, Conte rischia

Politica

Emilia Romagna chiama Roma. Una telefonata non da poco: Stefano Bonaccini 51%, Lucia Borgonzoni 43%. Lega al 31%, Pd al 34.

Approfondiamo. Ora diranno che hanno vinto le Sardine, o anzi, che almeno hanno contribuito a risvegliare emotivamente la piazza e l’orgoglio della vecchia sinistra antifascista, riscesa in campo in Emilia-Romagna per scongiurare l’arrivo di “Adolfo” o “Benito” Salvini.
E tutti i partiti, in tv e sui social, avranno ragioni sufficienti per ritenersi vittoriosi. Il centro-destra vince in Calabria, il centro-sinistra in Emilia, la Lega si conferma partito centrale, ma arretra nella stessa regione dove aveva puntato tutte le sue carte, e il Pd torna primo partito proprio lì.
Forza Italia regge nel Sud, ma è ormai agonizzante nel resto d’Italia (appena il 2% nella regione da oggi ancora rossa). Spariscono i grillini.

Il voto in Calabria è relativo, ma non è un laboratorio: il meridione da decenni è molto liquido, passa da destra a manca con una velocità impressionante. Sembra ormai distante anni luce il boom dei pentastellati (eppure è passato così poco), che pagano divisioni interne, identità inesistente, trasformismo politico, tradimento di quasi tutti i temi originari e in primis, il fiasco del reddito di cittadinanza, ottimo strumento elettorale, ma pessimo guadagno politico.

Una cosa è certa: stanno evaporando i partiti mediatici, nati e cresciuti grazie alla rete. Se nascono sul web devono restare sul web. La trasformazione strutturale, prima o poi, li consuma.
La vittoria di Bonaccini, dimostra che, al contrario, i partiti classici, storici, il civismo tradizionale, potrebbero tornare importanti, o quanto meno, segnare un’inversione di tendenza rispetto a qualche mese fa. E poi, l’argomento vero è la sconfitta personale di Matteo Salvini.

Ha fatto benissimo ieri a presentarsi in tv, primo tra i leader, per anticipare una narrazione che preludeva la sicura sconfitta in Emilia. Salvini ha giocato una faticosissima partita personale e l’ha persa. Una sorta di referendum (sindrome-Renzi) sulla sua persona, radicalizzando e polarizzando lo scontro. Ha scelto una candidata debole, e le ha fatto ombra in tutta la campagna elettorale.

Il voto emiliano ci dice che ha prevalso una scelta ancora in parte ideologica (l’antifascismo declinato in antileghismo); hanno prevalso i temi concreti, i numeri economici, lo stile e la qualità della vita della Regione, e non hanno inciso i temi nazionali (la voglia di voto che il Conte-2 ha impedito, molla che ha funzionato in Umbria, anche in presenza di uno scandalo che aveva coinvolto la sinistra, e poi, la sicurezza, l’immigrazione), e soprattutto non hanno inciso i temi etici.
Incentrare la battaglia amministrativa su Bibbiano è stato uno sbaglio. Non dal punto di vista giudiziario, etico, morale, culturale, ma politico.

I valori antropologici in politica, al momento, non sono e non riescono ad essere prioritari nelle scelte dei cittadini. Appartengono ad una traccia residuale e marginale di opinione pubblica. Magari consistente a livello di umori e sentiment, ma non traducibile dentro le urne.

La categoria dei cattolici in politica è inesistente (si pensi allo 0.2% del Popolo della Famiglia). Lega e Fratelli d’Italia, se da un lato, hanno catturato il comune sentire cristiano in senso generico e generale, dall’altro hanno svuotato la categoria. Solo un brand e nulla più. Senza contare il fatto che molti cattolici e Cei compresa (è il risultato del “bergoglismo”), guardano più al centro-sinistra.

A questo punto tre sono gli effetti del voto: si è fermata l’irresistibile avanzata leghista, si sta riformando il bipolarismo “centro-destra vs centro-sinistra”, affossato dal Conte-1, che stava vedendo la nascita di un “polo populista-sovranista” (Lega e 5Stelle), contrapposto a un “polo liberal e radical” (Pd e Fi), molto più contiguo su ultra-garantismo, liberismo, laicismo ed europeismo.

Il nuovo centro-destra, sarà a guida leghista, Forza Italia è in agonia, e se non ci sarà uno scatto di reni, il centro in futuro sarà rappresentato unicamente da Renzi e Calenda. Fdi continuerà ad assorbire i delusi da Salvini, restando in una posizione mediana, un limbo tra sovranismo e conservatorismo. Il centro-sinistra, sarà a guida civica.

E infine, il palese epitaffio grillino creerà grossi problemi al governo: saranno costretti a inventarsi qualcosa per tornare a distinguersi, e dovranno necessariamente smarcarsi dal Pd. Se resta l’abbraccio con Zingaretti, verranno assorbiti nella nuova area riformatrice che verrà, se si isolano rischiano di morire proprio. Affogati nella inutilità e nell’astrattezza ideologica.
In qualsiasi caso aspettiamoci forti perturbazioni a Palazzo Chigi.

Condividi!

Tagged