Conte si candida a fare il “Prodi 2”. Mossa di Grillo anti 5S?

Politica

“La prospettiva di governo è di più ampio respiro: dobbiamo lavorare per contrastare queste destre. Mi auguro che si possa rafforzare un ampio fronte progressista, riformista, alternativo alle destre, dove possano trovare posto tutte le forze, pur con diverse sensibilità che vogliono condurre una politica alternativa alle destre. Io sono un costruttore per definizione”.

No, non è stato il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti a parlare in questo modo a poche ore dai risultati delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria. E’ stato il premier Giuseppe Conte a lanciare questa proposta e lo ha fatto incontrando i giornalisti davanti a Palazzo Chigi nel primo pomeriggio di ieri. Con la scusa di scendere per un caffé, Conte si è concesso alle telecamere e ha risposto alle numerose domande dei cronisti.

Ha sparato a zero contro quello che è ormai diventato il suo avversario numero uno, il leader della Lega Matteo Salvini, per aver dichiarato che, il giorno dopo il voto in Emilia, sarebbe andato a citofonare a Palazzo Chigi intimandogli lo sfratto.

Ma poi il premier passa a lanciare la proposta del fronte progressista alternativo alle destre (modello gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto che in verità non ha portato grande fortuna) e sembra bruciare sul tempo il segretario dem Zingaretti che si è limitato a ringraziare le Sardine e ad annunciare una rifondazione del Pd.

Conte invece sembra porsi al di sopra dei partiti, candidandosi ad interpretare il ruolo del federatore, una sorta di “Prodi 2”, una specie di garante della coalizione che dovrebbe scaturire dal suo governo e dalla maggioranza che lo sostiene (escluso probabilmente Matteo Renzi sempre più percepito come un corpo estraneo).

Il presidente del Consiglio in più occasioni ha tenuto a rimarcare la sua connotazione di “uomo di sinistra” ma “senza partito”. Ha ammesso di essere entrato in politica grazie al Movimento 5 Stelle ma ha sempre rivendicato la sua autonomia e il fatto di non essere stato mai iscritto.

Altro che ritorno all’università, Conte non ha nessuna intenzione di restare una meteora, uno dei tanti tecnici prestati alla politica e destinati a resistere il tempo di una legislatura.

E naturalmente, nel lanciare la proposta del polo progressista, inevitabilmente ha rotto le uova nel paniere ai 5 Stelle quasi mettendoli di fronte al fatto compiuto, ovvero all’inevitabilità di una scelta di campo, quella di stare senza se e senza ma nel campo del centrosinistra.

Inutile non sospettare che dietro l’uscita di Conte vi sia la regia di Beppe Grillo. L’ex comico è perfettamente consapevole di come il Movimento non possa continuare a galleggiare e debba ridarsi un’identità. Finita la stagione del movimento di lotta e di protesta, dei vaffa fay, delle battaglia anti-casta, lo spazio per il movimento autonomista,  per i terzi poli non c’è più, ora che si sta tornando verso un sistema bipolare. I 5 Stelle, volenti o nolenti si sono contaminati, hanno perso la loro “verginità”, quindi inutile insistere con una “purezza ideologica” che non porta più voti e non offre più garanzie di credibilità. Il sistematico crollo di consensi sta a testimoniarlo.

Grillo insomma ha capito che le scelte di campo sono ormai inevitabili. E Conte, di fronte al dissolvimento del M5S può sicuramente rappresentare una sorta di continuità ideale con l’esperienza “grillina” all’interno di un polo riformista e progressista alleato organico del Pd, sia al governo del Paese che sul territorio.

L’operazione lanciata da Conte è dunque in primo luogo un segnale lanciato in direzione del proprio campo, in previsione di quegli stati generali che dovranno restituire al M5S un’identità, una connotazione e nuovi obiettivi. E dove, l’orizzonte dell’alleanza con il Pd continua ad essere vista da molte parti come una scelta suicida, che condurrà i 5 Stelle ad estinguersi. Un destino che in verità, salvo colpi di scena, sembrerebbe già segnato e irreversibile.

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