Salvini. E quella citofonata che non è di destra, ma populista

Politica

Se citofonando sapessi dirti basta…… così si potrebbe parafrasare la nota canzone degli anni Sessanta di Mina (“Se telefonando”), questione-citofono oggi al centro del dibattito politico sulle vere o presunte responsabilità di Salvini circa il flop emiliano.

La famosa citofonata sarebbe, infatti, la causa della sconfitta, anzi del mancato sorpasso della Borgonzoni: gli elettori di centro-destra, al di là dei fan stretti del Capitano, non hanno condiviso, gli indecisi tra i due schieramenti non hanno gradito, gli avversari si sono indignati e quindi, ricompattati in quel fronte sinistro che alle scorse elezioni si era sfilacciato.

Può una citofonata cambiare gli umori dei votanti? Non crediamo. Pensiamo piuttosto che sia stata la punta dell’iceberg di una personalizzazione fatta da Salvini, che ha radicalizzato e polarizzato lo scontro, riportando alle urne, grazie anche alle Sardine, migliaia di persone che, in nome dell’antifascismo, hanno voluto fermare il pericolo “fascista”, “razzista”, “omofobo”, “xenofobo” e via dicendo.
Ma non si dica che non si è trattato di un appuntamento a valenza nazionale. Prova ne è che Salvini ha tentato di introdurre i temi nazionali nella contesa amministrativa regionale (sicurezza, immigrazione, errori del governo), temi etici come il caso Bibbiano, sapendo che se l’oggetto del contendere fossero stati i numeri economici regionali, avrebbe preliminarmente vinto Bonaccini. Sforzo inutile: ha vinto lo stesso.

Il referendum stile renziano porta male: ha decretato il primo serio stop all’avanzata nazionale leghista.
Ma la sinistra di governo non canti vittoria: impensierita da Salvini si era affrettata a dire che il voto emiliano non avrebbe cambiato gli equilibri della maggioranza. Ora che Pd e soci hanno retto, affermano che Salvini ha perso e che l’Italia ha scelto un’altra politica. Fino a quando gli italiani potranno sopportare una politica alimentata solo da slogan, parole vuote e tanta, troppa, ipocrisia?

La citofonata (lasciando di lato l’aspetto propagandistico e mediatico), introduce un elemento culturale da approfondire.
E che segna la differenza, ad esempio, tra una destra nazionale, legalitaria, conservatrice, liberale, rispetto a una destra populista e sovranista.
Lo sdegno, i drammi individuali delle famiglie, le continue ingiustizie subìte dai cittadini, l’emergenza-droga, violenza, degrado, sicurezza, frutto di un’immigrazione senza controllo e di uno Stato eccessivamente sbracato e garantista e di una politica troppo buonista, tragedie personali e collettive che vanno capite, non possono indurre un politico che rappresenta la polis, lo Stato, le istituzioni, la legge, specialmente se ex ministro degli Interni e vicepremier, a citofonare alle persone, sostituendosi alle autorità preposte.

La cosa da fare era non incrementare una giustizia fai da te, simile agli untori del passato, ai nazisti contro gli ebrei, ai comunisti in Russia contro i dissidenti, tipo liste di proscrizione o modello mafia.
Ma andare dalle autorità competenti, denunciare e immediatamente dopo, andare in tv a rendere noto il suo impegno, con nomi, cognomi, numeri e prove.

Stiamo parlando della differenza tra un concetto di Stato, Stato di diritto, concetto di nazione, legalità che mette al primo posto il noi, e un concetto populista di patria (prima gli italiani), che mette al primo posto l’io, che inevitabilmente diventa pulsione dell’io, individualismo di massa, mera rivendicazione personale, illegalità, mancanza di civismo, primato dell’egoismo sociale e culturale.
Patria è amore verso la propria terra, il proprio lavoro, la propria famiglia, la propria storia e identità, non egoismo sociale, economico, odio o pretesa superiorità verso gli altri.

Un abisso tra un’idea classica di società e un’idea populista di società, che evidenzia il bisogno di un’area che al momento non è rappresentata. Fdi sono ancora minoritari e oscillano tra il ricordo di An e la cannibalizzazione leghista. Fi sta perdendo consenso, spostandosi troppo verso un centro moderato che ancora non c’è, reiterando uno schema, quello del 1994, fuori tempo massimo. Lega, destra, centro e la stessa Fi, non sono più quelli di prima, quelli di una volta e l’Italia è radicalmente cambiata.

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