Corona virus: il ritardo dell’informazione comunista e capitalista

Politica

Stai a vedere che a causa del corona-virus, dopo l’effimera vittoria della sinistra in Emilia, torneremo di corsa tutti sovranisti? Dalla chiusura dei porti alla chiusura degli aeroporti?

Una cosa è certa: di fronte alle emergenze sanitarie si scoprono davvero tutte le debolezze e le magagne dei sistemi politici ed economici. Spariscono le utopie, le ideologie, il buonismo e arriva violenta la realtà. Che si chiama: contagio. Come un’onda maligna che ci riporta ai tempi oscuri della peste e del vaiolo.

Ed ecco che l’esercito della rassicurazione istituzionale scende in campo, in tv, con le sue dichiarazioni istituzionali, con le sue parole tranquillizzanti, basate su presunti dati scientifici e sorrisi finti.

Ovunque (ogni scenario possibile) stiamo assistendo, infatti, a medici, esperti, virologi e ministri che ci calmano. Ma basta decodificare al contrario la loro comunicazione, e si scopre l’inganno: “Al momento non risulta, i casi acclarati di contagio sono pochi, bisogna aspettare maggiori dati (cioè i morti), pochi casi su milioni di persone”. In fondo cosa sono poche vittime di fronte all’umanità?

E poi, ci sono gli intellettuali di regime, i giornalisti di Palazzo, pronti a demonizzare la gente, se solo si azzarda a reazioni isteriche. Infine, ci sono i complottisti, sempre pronti a ipotizzare esperimenti mal riusciti o precise strategie studiate a tavolino, per poi monetizzare, lucrare sui nuovi vaccini.
L’irrazionalità popolare, comunque, è il segno di un torpore, di una narcosi di massa (frutto della società delle pulsioni dell’io), che dorme fino a un momento prima del disastro (un’indifferenza non sappiamo fino a quanto eterodiretta dai sistemi politici, economici e mediatici vigenti, o autoindotta).
E in questo, noi italiani siamo veramente più scarsi di molti altri popoli. Che almeno, come i francesi, si rivoltano per molto meno.

Ormai il corona-virus è arrivato in Occidente e da noi si registrano già i primi casi. Tutti, dalle autorità europee, alle istituzioni sanitarie mondiali, alle autorità italiane, ben rappresentate dal Findus-Conte2, hanno brillato per atteggiamento soporifero.
Prima hanno sottovalutato, più importante parlare del voto, delle frizioni grilline e le relative ripercussioni sul governo, e poi molto dopo, del virus. Solo quando la storia ti esplode in mano. E ora sono costretti a prendere decisioni, brutta parola per loro, la responsabilità. Ti obbliga a scegliere, a indovinare, ma anche a sbagliare.
Sono tutti professionisti dell’umanità, quando si tratta di indignarsi per i porti chiusi e commuoversi per i migranti, e sono tutti in sonno quando si tratta di fronteggiare una malattia devastante.

Ma il tema è più profondo: capitalismo e comunismo pari sono.
Ed è il motivo per cui hanno ritardato, nascosto, minimizzato l’informazione sul contagio.

Il comunismo, in questo caso cinese, ha nascosto la gravità del corona-virus perché era ed è, uno scandalo, una vergogna nazionale, destinati a fare ombra all’impero vincente. Il capitalismo, dal canto suo, mette al primo posto l’economia, le sue regole e le sue motivazioni ideologiche (l’interdipendenza obbligata dei mercati, le borse, la fine del profitto degli Stati, gli interessi degli imprenditori che esportano e importano, gli interessi delle compagnie aeree, il turismo e la globalizzazione come mito). Valori o disvalori che vanno anteposti alla vita delle persone.

Ma ricordiamoci, come c’è una globalizzazione economica, c’è pure una globalizzazione dei virus. A cui bisogna rispondere con la globalizzazione della salute. Ma governanti europei e nostrani, sono pronti e disposti ad ammetterlo?

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