Regionali, le mosse di Salvini e Renzi con la Puglia al centro

Politica

Ancora in alto mare le candidature del centrodestra alle regionali di primavera.

Doveva tenersi un vertice a tre lo scorso fine settimana fra Salvini-Berlusconi e Meloni ma non se ne è fatto nulla, perché il leader della Lega adesso è proiettato unicamente sul voto del Senato relativo all’autorizzazione a procedere richiesta nei suoi confronti sul caso Gregoretti, previsto per mercoledì.

A sentire i bene informati, nuovi vertici imminenti non sarebbero previsti, almeno nei prossimi giorni. Il leader della Lega starebbe prendendo tempo. Forse se ne riparlerà il 18 febbraio quando Salvini è atteso a Napoli. Sta di fatto che, dopo la sconfitta in Emilia Romagna, tutto è cambiato.

Salvini era convinto di incassare la vittoria della Borgonzoni e per questo motivo aveva accettato l’accordo siglato con gli alleati: accordo che assegnava alla Lega i candidati in Emilia Romagna, Toscana e Veneto, a Fratelli d’Italia quelli di Puglia e Marche e a Forza Italia quelli in Calabria e Campania.

Ora che l’Emilia Romagna è stata persa, Salvini non vuole rischiare in Toscana dove teme una seconda sconfitta e vorrebbe prendersi la Puglia dove però Fratelli d’Italia ha ormai lanciato in pista Raffaele Fitto. Non gradito per altro ai dirigenti locali del Carroccio. Alla Meloni andrebbe il candidato in Campania e a Forza Italia quello in Toscana, ma gli azzurri sono pronti a puntare i piedi sul proprio candidato ed ex governatore campano Stefano Caldoro. E a mettere in discussione la candidatura di Giovanni Toti in Liguria che tutti sanno essere legato da un patto di ferro con Salvini e Meloni, ma che Berlusconi considera alla stregua di un “traditore” per aver creato una mini-scissione nel partito. Quindi, se Salvini metterà in discussione Caldoro in Campania, Berlusconi potrebbe chiedere come contropartita un candidato azzurro in Liguria sapendo bene che la Lega non sarà disponibile a sacrificare Toti.

Il leader della Lega è arrivato al punto di minacciare la corsa solitaria in Veneto, dove stando ai sondaggi Zaia vincerebbe anche senza il sostegno degli alleati. Ma i sondaggi davano anche vincente la Borgonzoni in Emilia e il risultato è stato poi diverso. Il fatto che il previsto vertice sulle candidature sia saltato, la dice lunga su come il clima nella coalizione sia tutt’altro che idilliaco.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. In Puglia Italia Viva di Matteo Renzi ha messo il veto sulla ricandidatura di Michele Emiliano ed è pronta a correre da sola con la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova, che avrebbe anche il sostegno del movimento di Carlo Calenda.

Sebbene Emiliano conti sull’appoggio dei 5 Stelle con i quali ha condiviso le battaglie contro l’Ilva e il Tap, dividere la coalizione potrebbe facilitare la vittoria del centrodestra. Per questo Emiliano ha chiesto un incontro a Renzi il quale da parte sua ha però escluso qualsiasi possibilità di ripensare la scelta.

“Non ho alcun motivo personale – ha spiegato Emiliano – per non incontrare Renzi e trovare un punto di collegamento. Io ho sostenuto Renzi durante la campagna elettorale alle Politiche. Sono disponibile a incontrare Teresa Bellanova. Teresa non ha alcun motivo personale nei miei confronti. Lo scontro politico tra me e Renzi si è consumato, ad esempio, sulla decarbonizzazione dell’Ilva. Io ho combattuto la sua idea e ora ho convinto il premier Giuseppe Conte a decarbonizzare l’Ilva e Renzi è dentro il governo Conte bis, quindi condivide”.

Peccato però che la Bellanova sia su una linea esattamente opposta. “Faremo pressing sul Pd perché individui in Puglia un candidato che faccia unità e mobiliti la coalizione. E questo non può essere Emiliano” ha detto la ministra, che poi ha aggiunto: “In Calabria e in Basilicata il centrosinistra ha perso, ora si voterà in Puglia e in Campania. Da queste due regioni può partire il processo di riformismo del centrosinistra ma se il Pd continua a guardare solo al risultato dell’Emilia Romagna, vuol dire che abbandona il Mezzogiorno al ribellismo”.

La decisione di Renzi di non appoggiare Emiliano secondo molti avrebbe spinto Salvini a mettere in discussione Fitto e a prendersi la Puglia. Anche per poter mettere unaltra bandierina del Carroccio in un Sud ancora egemonizzato da un centrodestra a trazione berlusconiana, come dimostrato dal voto in Calabria.

Condividi!

Tagged