Italiani in autoisolamento e flop comunicazione. Cosa ci insegna il Corona virus

Politica

Conte ha parlato alla nazione. E, nonostante le rassicurazioni, ha confermato di fatto il dramma in atto (al momento 3.089 malati e 107 morti).

Ora la gente ha veramente paura. E qui riemergeranno le differenze ataviche e ancestrali tra gli italiani. Il vero bipolarismo tricolore: da una parte, i paurosi, pronti ad atteggiamenti isterici e irrazionali; dall’altra, i mediocri, i superficiali, che minimizzano, in quanto incapaci di rinunciare al luna park esistenziale che da decenni riempie il vuoto della loro vita, consacrata al superfluo e al consumo. E da meccanismi istituzionali, economici, edonistici indotti.

Cosa ci sta insegnando, quindi, il Corona virus? Che innanzitutto di “virus” ce ne sono almeno tre: quello sanitario, quello economico, e appunto, quello psicologico, figlio quest’ultimo anche dell’approssimazione e dell’incompetenza di politici, virologi e amministratori locali. Tutti in lite da prestazione esterna, tutti in polemica tra loro, con messaggi contrastanti e contraddittori che generano una sensazione diffusa di impotenza e insicurezza.

Stanno emergendo ormai quotidianamente, nuove figure mediatiche, i “nuovi soloni televisivi”, improvvisati editorialisti sul campo (le zone rosse), basti vedere i programmi del mattino, con altrettanti decaloghi incerti, venduti però, con assolutismo professionale.

La verità è che tutto è relativo, scienza compresa (finalmente si è scoperto che non è un dogma religioso), e che ognuno, dalle istituzioni agli esperti, lavora a tentoni, in progress.
Siamo di fronte a qualcosa che non riusciamo a comprendere, governare, affrontare in pieno. Ed è ovvio che nessuno si fidi di nessuno. Tornare al più presto alla normalità? Ma quale? Nulla sarà come prima.

I dati del contagio parlano chiaro. A oggi, c’è un’inquietante progressione numerica. Il Corona virus è un male che parte “globalista”, presupporrebbe una riposta globale, ma per ora gli effetti sono unicamente “sovranisti”.
Andiamo per ordine e passiamo al setaccio questi effetti. Sperando che l’emergenza ci obblighi a migliorare abitudini consolidate e stili di vita sbagliati.

1) L’Europa non conta nulla. Brilla per assenza e per immobilismo. Quando si tratta di emanare norme economiche e imporre trattati-capestro, agisce velocemente. Quando deve rispondere al virus, dorme. Si muove come un elefante imbalsamato, malato di burocrazia, cinismo e cecità. La Merkel sorride e non dà la mano.

2) A parole sono tutti globalisti, professionisti dell’umanità, indignati morali contro Salvini, tutti cittadini del mondo, ma di fronte al virus tutti hanno riscoperto i confini, gli Stati sovrani e la chiusura dei porti e aeroporti per legittima difesa. Si pensi alla Francia, a chi non vuole italiani, a chi ha chiuso i voli dall’Italia. Chi di sovranismo colpisce, di sovranismo perisce.

3) La comunicazione istituzionale è stata un fiasco. Un flop in due atti. Prima Conte ha imperversato in tv (una presenza eccessiva), ottenendo l’effetto opposto: con un lessico rassicurante, ha moltiplicato le paure, proprio in omaggio al principio che “il mezzo è già messaggio”, indipendentemente dalle parole che si usano. E in un secondo tempo, passando a una comunicazione più manageriale e rassicurante (l’ordine di scuderia era puntare sulla ripartenza, sulla serenità), smentendo sé stesso, e di fronte ai numeri sempre in crescita, ha rafforzato ulteriormente la sfiducia. Certificata dal messaggio di ieri alla nazione, dovendo annunciare la chiusura delle scuole (“siamo forti ce la faremo”, significa non ce la stiamo facendo).

4) La comunicazione politica poi, un autogol continuo. I partiti di maggioranza si sono sforzati di risultare efficienti e credibili, ma del nulla. Di converso, il populismo dell’opposizione non paga. Gli italiani quando temono per la loro vita, non sopportano chi enfatizza il pericolo. Insomma, da destra a sinistra, non si smette di strumentalizzare: la maggioranza pretende l’unità degli italiani di fronte al virus che riletta, vuol dire, garantiamo la stabilità delle nostre poltrone e l’eternità giallorossa. L’opposizione dimostra la sua rozzezza, chiedendo il voto per mandare a casa gli incompetenti e la casta, per magari sostituirli con i dilettanti e i demagoghi. Grazie a un voto anticipato con nessuno alle urne e con i seggi pieni di mascherine.

5) Lo sport. Gli italiani sapranno rinunciare alle loro droghe collettive? Partite giocate senza spettatori, partite rinviate? Addirittura potrebbero saltare olimpiadi, competizioni già pianificate, gli stessi europei di calcio.

6) La scuola. Con i figli a casa chi supporta le famiglie? Come andranno avanti le attività didattiche?

7) Il privato. Sembra che le persone in autoisolamento temano soprattutto l’impedimento a muoversi. La rinuncia al proprio tenore di vita (divertimenti, palestre, sport, cene, gite). E, va detto, la maggioranza degli intervistati non sopporta mogli, mariti, figli, parenti, troppo addosso. Come se le case fossero galere e la famiglia un incubo. Ecco, il discorso potrebbe essere comodamente rovesciato. Fare della buona terapia: riscoprire la qualità del tempo interiore, la capacità di stare bene con noi stessi, le cose che veramente contano. Sarebbe l’inizio di una concezione sobria della vita e non effimera, voluttuaria. Ma questo forse è il peso più grande dell’effetto-virus.

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