Coronavirus: Mattarella, Conte, Salvini, chi sbaglia e chi indovina la comunicazione

Politica

Nei momenti di panico, di paura, legati a una grave crisi economica, a una guerra, una pestilenza (come col Coronavirus), gli italiani (ma non solo loro, lo stiamo vedendo pure in Francia, Inghilterra, Germania), prima reagiscono con superficialità, superbia, ostinato individualismo, furbizia atavica, incapacità di rispettare regole, consigli, indicazioni, indifferenti al senso di comunità, di Stato, di superiore interesse generale; poi passano all’isteria di massa, all’irrazionalità totale.

Ma con un dato: sprofondano nell’angoscia e cercano unicamente rassicurazioni dall’alto. Un tempo si affidavano alla religione, oggi questa agenzia di senso si è ritirata, si comporta come un semplice ministero popolato da impiegati a orario; le Chiese chiudono, i sacerdoti non vogliono più rischiare, il papa parla via Skype.
Ora tutti si affidano alla scienza, ma anche questa sta dimostrando i suoi limiti: esperti che litigano, divisi tra apocalittici e speranzosi. E in qualsiasi caso non è una religione. Giustamente è sempre in progress, cioé empirica, esposta a continue verifiche e a smentite sul campo. Ergo, non dà certezze.

E allora non restano che le istituzioni politiche, le quali essendo democratiche non possono trasformarsi in dittatura, modello-Cina, col risultato di essere intempestive e inefficaci.
Col Coronavirus stiamo assistendo poi, al fallimento della comunicazione delle opposizioni. Il populismo nell’emergenza non paga. Salvini da settimane, è a ricasco del governo: chiede di più, più soldi, più interventi, più velocità, ma non è in grado di offrire visioni alternative. I suoi messaggi funzionano su sicurezza, immigrazione, quando si tratta di alimentare paure, rancore, rabbia sociale. Adesso non può rassicurare, calmare, e quindi non serve, non è utile.

Gli italiani sono già pessimisti e hanno bisogno di certezze cui aggrapparsi, non di maggiori inquietudini. Si chiama istinto di sopravvivenza.
Non funziona nemmeno l’ottimismo liberista, aziendalista, economicista. Ad esempio, Berlusconi oltre ad essere ai margini anagrafici della storia politica, non riesce a fare breccia. E’ il Dna-Trump. Il presidente Usa ha sottovalutato il contagio e adesso si trova a fare i conti con la realtà, rischiando di compromettere l’esito delle prossime elezioni presidenziali. Per una volta alla vigilia di catastrofi, prevale la salute, non l’economia, il pubblico, non il privato.

La comunicazione governativa (5Stelle e Pd) ha un problema opposto. Gli italiani hanno percepito che i grillini sono incompetenti (sindrome-Raggi), e quindi non si fidano. E in quanto ai dem, sempre gli italiani, hanno capito che la loro formale razionalità e ostentata professionalità è frutto di un calcolo politico: unire l’Italia contro l’emergenza, ottenendo la stabilità della maggioranza.
Però è indubbio: salvo errori spaventosi nella gestione dell’emergenza, di solito nelle fasi più drammatiche, di estrema sofferenza, ci guadagna chi sta già al potere.

Conte si è ripreso strada facendo. Ha cominciato malissimo, stile Grande Fratello, ottenendo nei suoi sermoni serali (un mix di astrazione, giuridichese e mistica), puntualmente l’effetto contrario rispetto alle sue intenzioni. Programmato per narcotizzare, ha quotidianamente spaventato i cittadini. Negli ultimi interventi è migliorato, ma appare ancora troppo enfatico, troppo autoreferenziale e troppe citazioni. Gli italiani hanno avvertito il suo narcisismo e la sua impreparazione (anche se sta velocemente recuperando).
Ma le sue quotazioni sono oggettivamente in ascesa.

Dulcis in fundo, il primo della classe: il capo dello Stato. Per lui, europeista convinto, deve essere stato difficile bacchettare la Bce col suo stile, non citandola testualmente, rea di mancanza di solidarietà nei nostri confronti, anziché considerarci un modello sanitario da imitare: “L’Europa sia solidale e non ostacoli l’Italia”.
“La nostra azione di contrasto sarà utile a tutti”. Più chiaro di così.
Le sue parole sono state percepite come vere, autentiche. E’ lui il padre della patria. Adesso.

Sul banco degli imputati la presidente Christine Lagarde: non solo ha annunciato che la Banca centrale europea, per far fronte all’emergenza Coronavirus, non taglierà i tassi, ma ha anche detto di non avere intenzione di “passare alla storia per un ‘whatever it takes’ numero due”, come fatto da Mario Draghi per la crisi del 2012.
Concetti che poi ha parzialmente rivisto, ma che hanno fatto volare lo spread e sprofondare le borse europee. E riaprire lo scontro tra sovranità degli Stati e Ue: il nostro presidente doveva intervenire. Nello stato di eccezione, si fa. Costi quel che costi.

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