Coronavirus, parla il più grande virologo al mondo. Ed è italiano. Cosa succederà

Politica

Giulio Tarro è uno dei virologi più conosciuti e apprezzati nel mondo. Ha lavorato al fianco di Albert Sabin, l’inventore del vaccino contro la poliomielite di cui è stato allievo e stretto collaboratore ed è stato più volte candidato al Nobel per la Medicina grazie alle sue scoperte scientifiche. Nel 2018 è stato premiato come virologo dell’anno dall’Associazione internazionale dei migliori professionisti del mondo. Si deve a lui la scoperta del cosiddetto “male oscuro di Napoli” un morbo che provocò la morte di molti bambini per difficoltà respiratorie. Isolò il virus “sincinziale” e riuscì ad individuare la cura. Tarro è stato spesso accusato di sostenere posizioni non in linea con quelle della Comunità scientifica e anche ora, sul coronavirus, sembra andare controcorrente. Del resto lui stesso, in un’intervista che concesse a noi de Lo Speciale nel 2018 non esitò a definirsi “eretico”

In un’intervista rilasciata il 17 marzo al quotidiano Il Giornale, il virologo spiega come la teoria dell’immunità di gregge sostenuta dal premier inglese Boris Johnson non sia da condannare del tutto perché possiede una logica scientifica.

“Credo che il primo ministro inglese non avrebbe mai preso una decisione così se non avesse consultato chi di dovere – spiega Tarro – Sono certo che alle spalle potrebbe esserci l’Università di Cambridge o quella di Londra, o gente molto valida sul campo che pensa, viste le caratteristiche del Coronavirus, che proteggendo le persone che potrebbero risentirne di più come gli anziani o quelli affetti da altre malattie, di far circolare liberamente il virus, non usando quindi le misure che stiamo attuando noi come il rigore e l’isolamento, per cercare di debellare quella che tutto sommato è una malattia che al 96% si risolve senza mortalità. Quindi in base a questo noi avremmo un’immunità di tutta la popolazione. Se il virus circola produrrà un’infezione e l’infezione porterà anche la risposta dell’organismo con degli anticorpi, quindi questi saranno soggetti che saranno immuni. Il 95% degli Inglesi sarà quindi protetto dal Coronavirus. C’è una logica in questo. E’ anche bene avere la mente che possa spaziare. Colombo ha scoperto l’America perché ha deciso che magari c’erano le Indie da quel lato”.

Per ciò che riguarda l’evoluzione del coronavirus il virologo aggiunge: “Sia il virus cinese, italiano, che quello che si è modificato, ha fatto ormai il suo passaggio dall’animale all’uomo, e quindi c’è questa diffussione ‘interumana’ che è quella che registriamo in qualsiasi altro virus di un’altra famiglia come quello influenzale, dall’aviaria alla suina, che ha circolato in questo secolo, o nel secolo scorso come la Spagnola o l’Asiatica. E’ un fatto stagionale perché poi la gente produce gli anticorpi che servono a chi si ammala di questa influenza. Questa cosa è stata notata per la prima volta con l’Asiatica. Chi ha avuto l’influenza nel 1890, nel 1956 non si ammalava. E parliamo di ‘nonni’ quindi”.

Poi prosegue: ““Diciamo pure che non lottiamo contro l’Ebola, per fare un esempio, o contro l’HIV prima che ci fosse la terapia. Lottiamo contro una malattia che quasi nel 96% dei casi non è mortale. Il problema è il rimanente 4% che si è scatenato contemporaneamente mettendo in difficoltà anche gli ospedali della Lombardia che sono il nostro fiore all’occhiello. Ma già questi, nell’inverno 2018, a causa di un’epidemia influenzale erano già sovraccarichi. Questo grazie ai tagli alla sanità compiuti negli anni. Di questo dovrebbero rendere conto anche secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, chi dal ’97 al 2015 ha dimezzato tutti i centri di terapia intensiva. E vedo che oggi non c’è tempestività per riparare a quegli errori. E’ una cosa molto seria. Mi chiedo, perché a gennaio quando abbiamo avuto le notizie dalla Cina, i francesi hanno subito raddoppiato la possibilità di avere questi centri di terapia intensiva, e noi no? Tutto questo porta poi, cosa che io non posso accettare, che si arrivi a scegliere tra un ragazzo di venti anni e uno di settanta. Noi, abbiamo insegnato la cultura a tutti e ora per i motivi detti sopra, arriviamo a ragionare così”.

Tarro poi non esita a criticare l’eccessivo consumo di antibiotici da parte delle persone che praticamente li usano per tutto, anche quando non servirebbero. Questo ha inevitabilmente indebolito l’efficacia degli stessi: “Diciamo che si prevede che la resistenza agli antibiotici diventi la prima causa di mortalità. Ecco perché c’è una ricerca costante di nuovi ceppi e nuove forme per evitare questa resistenza. Sarebbe utile e importante non abusarne, e utilizzarli solo quando servono. Altresì sarebbe ancora più importante non usarli come anabolizzanti nei polli e nei maiali”.

Ci sono stati ritardi, inadempienze, errori di valutazione? Per Tarro certamente sì: “Già da tempo – risponde – il virus era da considerarsi come una pandemia, perché da tempo era in tutti i continenti che hanno avuto una fioritura di polmoniti atipiche. Detto questo, la situazione d’emergenza autorizza la messa in commercio di un vaccino senza i cosiddetti ‘clinical trials’, ossia senza la sperimentazione”.

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