Mes, Rizzo (PC): “Ci stiamo consegnando a chi ci ‘strozzerà’. C’è solo una strada”

Politica

Non ci saranno aiuti dall’Unione Europea per fronteggiare l’emergenza coronavirus senza condizioni. E’ quanto hanno chiesto i ministri delle Finanze di Germania e Olanda, l’asse dell’austerità, in teleconferenza con i colleghi degli altri Paesi, gelando così le richieste di Italia e Spagna. Non c’è dunque intesa sui corona-bond e sulla possibilità di utilizzare il Fondo Salva-Stati (Mes), il tutto senza limiti o condizioni onerose. Chiunque riceverà aiuti, secondo tedeschi e olandesi, dovrà poi rispettare delle condizioni. Si rischia insomma un commissariamento della Troika in stile Grecia? Ne è convinto il leader del Partito Comunista Marco Rizzo che abbiamo intervistato.

Cosa pensa della proposta di utilizzare i fondi del Mes per fronteggiare l’emergenza coronavirus avanzata dal premier Conte?

“Penso che sarebbe la strada migliore per precipitare definitivamente all’inferno. Siamo già con un piede nella fossa, in questo modo ci darebbero la spinta definitiva. Ma temo che tutte le soluzioni prospettate siano per noi deleterie. Mi pare poi che, sulla base delle dichiarazioni delle ultime ore, la tanto sbandierata solidarietà europea sia andata già a farsi benedire. Al punto che già si è detto che non si daranno soldi senza sacrifici in cambio. Insomma, prepariamoci al peggio”.

Perché?

“Se faremo ricorso al Mes, a Bruxelles si ‘compreranno’ l’Italia, distruggendo definitivamente lo stato sociale e i diritti. Sarebbe la fine della nostra libertà. Verremmo trattati peggio della Grecia. Ma anche la soluzione dei corona bond sarebbe pericolosa. In quel caso tratteremmo direttamente con la Bce ma ci troveremmo comunque con prestiti da restituire. Non dimentichiamo poi che abbiamo già il debito pubblico da onorare con circa 400 miliardi l’anno da rinnovare. Quelli dove li mettiamo? La sinistra monetaria che sta promuovendo la logica del prestito, non si rende conto che così ci strozzeremo con le nostre stesse mani. Inutile girarci intorno, i prestiti sono debiti concessi da qualcuno che, presto o tardi, li vorrà indietro. Con la prospettiva un giorno di portarci via la casa, in questo caso l’Italia”.

Che fare quindi?

“Se neanche in questa situazione di emergenza ci rendiamo conto che l’unica strada percorribile è quella di far saltare l’Europa, uscire dalla Nato, superare per sempre la logica dell’indebitamento, stampare moneta nazionale e cambiare radicalmente il sistema, allora non abbiamo speranza. Siamo nel pieno di una guerra sanitaria che non sappiamo quando finirà. E stiamo perdendo le nostre libertà fondamentali”.

A cosa si riferisce?

“Al fatto che il Parlamento è chiuso, le decisioni vengono prese dal premier Conte e comunicate da una piattaforma privata che ha sede in America e non paga le tasse in Italia. Decisioni che stanno limitando le nostre libertà e nel contempo non stanno garantendo sicurezza, anzi rischiano di provocare a mio giudizio altri danni”.

Tipo?

“Mi chiedo dove siano stati fino ad oggi certi sindacati che ora scoprono il dramma dei lavoratori delle fabbriche che operano in assenza di sicurezza e costantemente esposti al rischio contagio. Se ne accorgono soltanto adesso? Peccato che soltanto un piccolo sindacato metalmeccanico chiamato Cub abbia sin da subito denunciato i rischi per i lavoratori delle aziende promuovendo uno sciopero. Tutte le altre sigle, chi le ha viste? Guarda caso i contagi maggiori si sono manifestati proprio nelle aree del nord dove sono operative molte fabbriche del settore manifatturiero che impiegano un alto numero di operai”.

Ritiene quindi necessario a questo punto il blocco di tutte le attività?

“Certo, devono rimanere operative soltanto la sanità, il comparto della sicurezza e i trasporti essenziali per la distribuzione delle merci. Poi vanno ripartiti gli orari di apertura dei supermercati aumentando gli stipendi dei lavoratori che rischiano tutti i giorni di beccarsi il virus stando a contatto con il pubblico. Assurdo pensare di ridurre gli orari di apertura, costringendo le persone a concentrarsi tutte in un determinato lasso di tempo e aumentando così il rischio degli assembramenti. Andrebbero invece garantite le aperture anche la notte, proprio per evitare la corsa alla spesa nelle ore di punta. Il tutto, ripeto, aumentando gli stipendi al personale e redistribuendo le ore lavorative”.

Insomma, uno scenario pessimista il suo?

“Inevitabile. Dal punto di vista sanitario non mi pare proprio che siamo vicini alla fine, non a caso si parla di uno stato d’emergenza fino al 31 luglio. Dal punto di vista politico ed economico se non ci libereremo per sempre dalla gabbia europea rischieremo di restare strozzati e di perdere tutto. Prima ne usciamo meglio sarà. Ma anche uscire dall’Europa rischia di non avere senso se non saremo pronti a cambiare radicalmente il sistema capitalistico, che è la causa e l’origine di tutti i problemi del pianeta, e a tornare al socialismo”.

 

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