Parla Giulio Sapelli: “No Mes e coronabond, ma terza via. Qui troppi filo-cinesi”

Interviste

C’è grande attesa per la riunione del Consiglio europeo prevista per domani, dove i Capi di Stato e di governo dovranno attivare gli strumenti necessari per fronteggiare la crisi economica provocata dal Covid-19. Molto probabilmente non saranno prese decisioni, visto che l’accordo sembra ancora lontano. Se ne riparlerà forse la settimana prossima e non è da escludere che possa ripetersi lo stesso copione andato in scena all’Eurogruppo dove ci sono volute estenuanti trattative per raggiungere un compromesso fra i ministri delle Finanze dei vari Paesi. Mes, Recovery Found, coronabond, sono molte le divergenze fra i Paesi dell’eurozona. Quali scenari si apriranno? Abbiamo provato a capirlo con l’economista e storico della politica economica Giulio Sapelli. 

Quali scenari vede aprirsi nel Consiglio europeo di domani?

“Prevedo uno spostamento della Germania su posizioni a noi più favorevoli”.

Ossia?

“Ovviamente non avremo ancora una disponibilità per ciò che concerne la revisione dei trattati europei, non siamo a questo punto. Ma penso che si potranno aprire delle prospettive nuove ed interessanti”.

Tipo?

“Mi sembra di intuire un certo interesse per la proposta avanzata da Tremonti e Bazoli, quella cioè di affrontare i problemi nazione per nazione, con l’attivazione di un prestito nazionale non tassabile che escluda il ricorso a possibili patrimoniali. Un prestito nazionale che andrà a generare debito con le nostre banche centrali, in modo che il ricavato di questo debito pubblico, a tassi e rendimenti bassi non tassabili, possa essere destinato alle imprese e alle famiglie attraverso il sistema bancario. Poi a livello europeo sarà necessario creare, attraverso un mini trattato internazionale, un fondo in grado di raccogliere i finanziamenti da tutti gli Stati, ad iniziare da quelli che dispongono di casse depositi e prestiti e che possono quindi fare investimenti senza che vengano conteggiati nel debito pubblico. Questo fondo per la ristrutturazione poi, in base alle quote con cui ogni Stato partecipa al bilancio europeo, dovrà servire alla ricostruzione europea di cui abbiamo bisogno. Serve insomma un sistema di sostegno completamente nuovo”.

Cosa le fa pensare che la Germania possa ammorbidire le proprie posizioni?

“Guardi, io leggo molto la stampa tedesca e posso confermarle con certezza che i rappresentanti delle grandi industrie e case automobilistiche hanno chiesto espressamente ad Angela Merkel di non insistere con il rispetto tassativo dei trattati europei. Credo che la Germania non possa non tenere in considerazione la proposta Bazoli del prestito nazionale. Le industrie ed imprese tedesche sono perfettamente consapevoli che se si blocca l’economia italiana ci rimetteranno anche loro. Non credo che i tedeschi siano così folli da seguire la logica dello scorpione e della tartaruga, non in questo momento. Quindi ritengo che faranno di tutto per raggiungere un compromesso a noi favorevole”.

Fa bene l’Italia ad insistere con la richiesta del ricorso agli eurobond?

“Gli eurobond non sono possibili, ma se venissero attivati non farebbero che creare altro debito. Avremmo soldi disponibili da spendere subito, ma aumenterebbe il nostro debito pubblico che è già molto alto. Noi dobbiamo smetterla di fare debito, è questo che fatichiamo a capire. In questo momento l’unica cosa da fare è emettere moneta e dare finanziamenti diretti alle famiglie. Gli eurobond sono una grande mistificazione, lo sono da quando li inventò Romano Prodi con i suoi consulenti, ci farebbero produrre altro debito e precipitare in una spirale argentina. Bisogna cambiare strada”.

Quindi né Mes (Fondo Salva-Stati), nè eurobond?

“Esattamente, occorre un nuovo sistema strutturato che superi i trattati europei. In questo momento serve erogazione di moneta, non nuovi titoli di debito. Se non usciamo da questa logica non ripartiremo. Il Mes poi senza condizionalità non esiste, non lo prevedono i trattati europei, basta prenderci in giro”.

In Italia c’è chi vede in campo due schieramenti politici contrapposti. Draghi vs Colao. Vede anche lei al momento questa contrapposizione?

“Non credo all’ipotesi di un governo presieduto da Mario Draghi. In questo Paese del resto non si capisce nemmeno chi comandi davvero. Ci sono forze in campo, interne ed esterne, che si confrontano in maniera assolutamente caotica. Durante la pandemia l’attuale governo ha addirittura trovato il tempo di occuparsi delle nomine. Mi dica lei in quale altro Paese, in un momento tanto drammatico, ci si è preoccupati di litigare sulle nomine nelle aziende di Stato. Come si può ipotizzare in un simile scenario un governo di unità nazionale, o governissimo come preferisce chiamarlo, in mano ad una personalità come Draghi?”

E Colao invece?

“Colao lo vedo ancora più improbabile di Draghi. E’ una brava persona sicuramente, ma amministrare un’azienda è cosa molto diversa dall’amministrare una nazione. Non scherziamo per favore”.

Quindi a livello politico c’è soltanto questo governo all’orizzonte?

“Purtroppo sì, e sono molto spaventato di questo perché vedo ogni giorno di più tanto dilettantismo e un’approssimazione sempre più illimitata. Abbiamo un premier che parla continuamente in televisione sostituendosi al Ministro della Salute, al Ministro dell’Economia, agli organi costituzionali che sembrano scomparsi dalla scena politica. Questo governo è tenuto in piedi da forze, interne ed esterne, che si combattono fra di loro in quella che appare sempre di più una vera e propria ‘campagna d’Italia’, portata avanti da potenze straniere che hanno i loro soldati dentro le Istituzioni”.

Si sta riferendo alla Cina per caso?

“Purtroppo il partito filo-cinese è molto consistente nell’attuale panorama politico. La Cina è oggi capace di influenzare tanto la politica che la burocrazia del nostro Paese. Questo ha preoccupato molto sia gli Stati Uniti che i nostri partner europei che vedono i cinesi occupare sempre di più una forte sfera di influenza politica e commerciale su di noi. Va detto però che la Cina sta attraversando un periodo molto complesso che ha indebolito agli occhi dell’opinione pubblica il regime di Pechino che non appare più tanto solido e compatto come fino a qualche anno fa. E la vicenda del coronavirus ha fatto emergere per la prima volta tutte le debolezze e contraddizioni del sistema L’Italia è l’unico Paese europeo che ha firmato con la Cina un accordo commerciale strategico come la Via della Seta”.

Lei si iscrive al partito filo- Usa quindi?

“Inevitabilmente, penso che la Cina comunista resti un grande pericolo per la civiltà occidentale. Penso sia molto più pericolosa dell’ex Unione Sovietica. Il nostro orizzonte di riferimento deve restare l’Alleanza Atlantica. Senza gli Stati Uniti noi europei non andremo da nessuna parte e questo lo hanno capito anche i tedeschi e i francesi. I Paesi del Mediterraneo devono guardare agli Usa, perché soltanto in quella direzione c’è il nostro futuro di libertà”.

 

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