Fase-2. La nuova Italia da ricostruire. Attenzione alle parole di Conte

Politica

Un tempo c’erano i sacerdoti, che pontificavano con i loro dogmi. Poi è arrivato il tempo dei nuovi sacerdoti.

Nell’ordine, i politici, con l’enfasi assolutistica dell’ideologia (la visione totalizzante della realtà); poi è stata la volta dei tecnici che hanno fatto dei numeri e dell’amministrazione falsamente neutra e asettica, un’altra costruzione religiosa, indiscussa e indiscutibile. Da quando si è scatenato il Coronavirus infine, imperano gli ultimi sacerdoti: i medici, i virologi, gli epidemiologi, i veterinari. Per carità, tutto giusto, se non fosse che litigano tra loro, si contraddicono quotidianamente, col sospetto che esprimano interessi occulti o addirittura normali, scontati.

Perché? Per una semplice ragione: gli uomini sono quello che sono, malati di protagonismo, sensibili al guadagno e la scienza è empirica, in progress, e quindi sottoposta a continui cambiamenti, modifiche in corso d’opera: il tutto sottoposto alla legge della sperimentazione e della dimostrazione.
Ma c’è un ma. Se questo relativismo scientifico, venduto dogmaticamente per rassicurare un popolo impaurito dalla morte e una politica che si dimostra sempre più superficiale e incompetente, si allea oggettivamente con i disegni globali e globalisti di ricostruzione a tavolino delle società del dopo-contagio, è la fine.

Se cioè, si mettono insieme, tecnologia, comunicazione, economia, cultura, il risultato è preoccupante.
Ed ecco che parole, come quelle espresse da Conte, l’altro ieri nell’ennesima conferenza approssimativa e confusa, ma chiara in alcuni concetti, ad esempio, “ricostruiremo un’Italia non rifacendo gli stessi sbagli”, acquistano un significato ben preciso.

Cosa vuol dire, ricostruiremo un’altra Italia?
Sulla carta, più sana, più solidale, più ecologista, più europea, con meno burocrazia, più sanità pubblica etc. Chi non è contrario a questi luoghi comuni?
Ma se componiamo un altro puzzle, il tema si rovescia. Passiamolo al setaccio: un’economia con i prestiti a debito che ci vincoleranno di più alla Ue; una tecnologia (5g) a guida cinese, non esente da rischi per la nostra salute, una comunicazione “sovietica” (dalla commissione sulle fake news, all’app “Immuni”, che ci controllerà e spierà nei minimi particolari, col pretesto della psicosi sanitaria).

Un giornalismo che si sta riposizionando in modo unilaterale: Corriere della sera, la Stampa e Repubblica da adesso in poi, risponderanno ad un’unica regia editoriale.
I Dpdc, quasi tutti a limite di costituzionalità, hanno dato delle priorità molto singolari nella gerarchia sociale: prima le passeggiate dei cani, poi i bambini, mai le messe nelle chiese (vengono dopo le tabaccherie o rivedranno la luce in contemporanea con la riapertura dei parrucchieri: complimenti). Anzi, c’è di più: la religione, traducendo le disposizioni, dovrà trasformarsi sempre di più – questo è l’atroce sospetto – in un fatto privato, da vivere dentro casa in modo sentimentale, intimistico, emotivo, separando luoghi di culto, pastori e comunità fisiche di credenti. Insomma, i laicisti ci hanno preso gusto. Ma la Cei, pare, sta dando i primi segni di vita.
Del resto, la laicità, fin da Cavour, è stata la garanzia della libertà religiosa, ora diventerà in futuro la promozione attiva dell’ateismo di Stato.

Per non parlare degli anziani: emarginati, vessati, abbandonati dentro casa, o abbandonati al contagio (lo scandalo delle case di riposo non attrezzate, fatti morire, secondo le inchieste in corso, per 150 euro giornalieri). Anziani che molto probabilmente dovranno restare a casa anche a maggio. Considerati (gli ultrasessantenni) untori o vittime designate del Virus. Anziani utili, fino a poco tempo fa, solo per restare a lavorare (Fornero docet) o come ammortizzatori sociali da spolpare.
Funzioni religiose costrette a chiudere e invece quanti occhi chiusi per migranti che continuano a sbarcare, cortei non autorizzati per il 25 aprile, e cecità assoluta nei confronti di mafiosi usciti dal carcere duro, naturalmente per Corona-prevenzione.

Ci parlano di lavoro a casa, di robot e di migranti che devono risanare le nostre tasse e il nostro lavoro. Poi arriverà lo ius soli e tutti saremo sostituibili e sovrapponibili. Come merce di scambio.
Ma questa realtà orwelliana era già in fieri da anni: siamo troppi sul pianeta, la terra malata per colpa nostra, non ha risorse inesauribili (secondo la vulgata laicista, il transumanesimo), quindi dobbiamo morire prima di nascere (l’aborto), dobbiamo morire prima di morire (l’eutanasia), dobbiamo morire durante la vita (inquinamento, cibo tossico, economia che ci massacra). E chi resiste si becca un bel virus (è selezione naturale). Tanto la verità sulla fuga dalla Cina per errore o per dolo, non la conosceremo mai.

Montagnier ci dice che il virus si sta attenuando, Tarro che non c’è bisogno del vaccino, Capua, Burioni e Ricciardi, dicono cose opposte e che in autunno potrebbe tornare l’epidemia.
E nel frattempo si fanno affari d’oro con le mascherine (e ancora non abbiamo la certezza se servano o meno, come l’origine del virus, se è presente pure nell’aria, nell’acqua, se si trasmette agli animali e se c’è correlazione tra gli anziani morti e i vaccini anti-influenzali). Tutto avvolto da nebbia e da mistero. Ma guai ad approfondire, si diventa automaticamente sovversivi o complottisti.
Malaffare e malcostume al tempo del Coronavirus. Ma pure un piano sulla nostra pelle.

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