Fase 2, luci e ombre della ripartenza. Confusione e nodi irrisolti

Politica

La montagna ha partorito il topolino? Sembra proprio di sì.

La tanto decantata Fase 2, annunciata con grandi squilli di tromba, si sta rivelando soprattutto fonte di confusione e di contraddizioni. Il Decreto firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte infatti ha aperto numerose questioni, originate soprattutto da un’oggettiva incapacità di interpretarne i contenuti.

Alla fine ci si è ritrovati con una serie di provvedimenti “spezzatino”, con aperture a scaglioni, ma soprattutto con tanti ma, tanti però e innumerevoli perché.

E’ stata ad esempio introdotta dal 4 maggio la possibilità di far visita ai congiunti, seppur con l’obbligo della mascherina e del distanziamento di almeno un metro. Benissimo, ma cosa si intende per congiunti? I parenti fino a che grado? E soprattutto: si può andare a trovare la fidanzata o il fidanzato?

Il governo è corso ai ripari e ha chiarito: “Con  il termine congiunti si intendono parenti e affini, coniugi, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili”. E chi stabilisce se un affetto è stabile o meno? E come si valuta il grado di stabilità? Ci si è messa pure l’Arcigay a gettare benzina sul fuoco delle polemiche, denunciando come il termine “congiunti” risulti offensivo e discriminatorio nei confronti delle coppie gay.

Altro motivo di confusione è determinato dagli spostamenti. E’ stato stabilito che è possibile muoversi all’interno dei confini regionali, ma chi ha una seconda casa nella stessa regione di residenza può andarci o no? Ufficialmente no, a meno che qualche Presidente di Regione non lo consenta. Lo ha detto la ministra dei Trasporti Paola De Micheli, che intervistata in merito ha chiarito: “Nell’ambito di questo dpcm non è possibile raggiungere le seconde case”. Tuttavia la parola finale è demandata ai governatori che hanno il potere di stabilire se concedere o meno gli spostamenti all’interno del territorio regionale.

Niente scuole fino a settembre, chiusi anche centri estivi e asili nido. E chi si occuperà dei bambini quando i genitori torneranno al lavoro? Proprio i più piccoli infatti sembrano essere i grandi assenti di questo Decreto. Certo, ci si preoccupa di tutelarli dai rischi impedendo loro di tornare sui banchi di scuola o di radunarsi in gruppo, ma il problema non è certamente soltanto questo. Perché se i bambini devono restare a casa qualcuno deve occuparsi di loro? E chi lo fa se i genitori tornano a lavorare? Possono essere accompagnati a casa dei nonni? E come faranno madri e padri se non saranno operativi nemmeno i centri estivi?

Nodo dolente quello delle funzioni religiose. Si potranno celebrare i funerali ma soltanto alla presenza dei parenti stretti e in numero massimo di quindici persone. Anche qui, cosa si intende per congiunti? Mogli, mariti, figli, fratelli, sorelle, nuore, generi, nipoti? E se la famiglia è numerosa? Si selezioneranno i congiunti che potranno o meno partecipare alle esequie fino ad un numero di quindici in base a quale criterio?

Resta irrisolto il grande capitolo delle messe. Non si capisce perché se possono riaprire fabbriche, aziende, cantieri edili, musei, mostre, biblioteche, possono riprendere gli allenamenti sportivi, non si possano riaprire anche le chiese consentendo le celebrazioni liturgiche, con il rispetto ovviamente di tutte le necessarie misure di sicurezza. Delle messe non c’è traccia, né il 4 maggio, né il 18, né addirittura il primo giugno, quando il governo sembra aver deciso la ripresa delle attività di parrucchieri e centri estetici. Altro punto molto controverso, visto che non si capisce proprio per quale motivo sia considerato prioritario fare le passeggiate nei parchi, riprendere gli allenamenti o visitare mostre e musei e non curare capelli, mani, piedi e pelle.

Finora la vera ripartenza sembra aver riguardato soltanto le polemiche.

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