Fase 2, Marco Rizzo (Pc) all’attacco: “Conte è debole, siamo in trappola”

Interviste

Non si placano le polemiche sulla cosiddetta Fase 2 decisa dal premier Giuseppe Conte in accordo con il Comitato tecnico scientifico, che partirà lunedì 4 maggio e che dovrebbe consentire la ripresa delle attività produttive ferme a causa dell’emergenza Covid-19. Ma la decisione del premier di ripartire con aperture graduali da distribuire lungo l’intero arco del mese, dal 4 maggio al primo giugno, ha creato molta confusione, soprattutto perché non si capisce quale logica abbia ispirato la scelta di consentire la ripresa di alcune attività rispetto ad altre. Diverse categorie dovranno attendere un altro mese prima di poter alzare le saracinesche, dai bar ai ristoranti fino ai centri estetici e ai parrucchieri. Perché questa disparità di trattamento? Ne abbiamo parlato con Marco Rizzo, già parlamentare e leader del Partito Comunista.

Si è fatto un’idea di quale logica abbia ispirato il Decreto del Premier Conte sulla cosiddetta Fase 2?

“Penso che Conte stia cercando unicamente di sopravvivere, non vedo altre spiegazioni. Questa sua incertezza nel decidere se riaprire o non riaprire, se riaprire totalmente o parzialmente, questo suo continuo affidarsi agli esperti e ai tecnici, non fa che confermare la sua natura di politico debole, ostaggio delle divisioni e delle lotte fra partiti. E’ evidente che l’Italia con questa confusione sta andando dritta verso la trappola”.

Ossia?

“Dovrebbe far riflettere il fatto che il taglio del rating dell’Italia da parte di Fitch sia arrivato con largo anticipo, con il combinato disposto di questa tragedia sanitaria ed economica del Covid e con la pressione che esercitava già  l’Unione europea nei confronti dell’Italia. Su tutto ciò peserà come un macigno la decisione che martedì 5 maggio prenderanno i giudici della Corte costituzionale tedesca chiamati a pronunciarsi sulla compatibilità del quantitative easing della BCE con la costituzione della Germania, dove diversamente da ciò che avviene in Italia, il diritto nazionale prevale su quello comunitario. Tutto questo porterà ad una situazione molto pericolosa con il serio rischio di trovarci nella condizione di dover accettare le imposizioni che arriveranno dall’Europa. Non so però quanto Conte potrà reggere in una situazione del genere. Tenga conto che il 35% dei parlamentari appartengono al Movimento 5 Stelle e molti di questi non seguono più alcuna linea di partito”.

Cosa prevede quindi?

“Bisognerà vedere se la paura di non essere rieletti porterà queste persone a votare tutto ciò che gli verrà proposto. Non è escluso che alcuni di questi possano essere ammaliati dalle sirene provenienti dalle parti di Salvini o della Meloni, ma tutto questo lascia comunque presagire una debolezza di Conte di cui potrebbe alla fine beneficiare Mario Draghi. Il quale sembra ogni giorno di più in posizione di lancio, come dimostrano anche le dichiarazioni di Giancarlo Giorgetti che lasciano intravedere un appoggio della Lega. Conte quindi sente traballare sempre di più la sedia su cui è seduto. E’ chiaro tuttavia che passare da Conte a Draghi equivarrebbe a passare dalla padella alla brace, ossia dall’incompetenza politica e di governo dell’attuale premier al ‘professionismo’ di Draghi che certamente non tutelerebbe né gli interessi dei lavoratori, né quello della maggioranza del popolo italiano”.

Conte ha ripetuto spesso che nulla tornerà come prima. Cosa teme di più una volta tornati alla normalità?

“Non temo nulla sinceramente. L’unico timore è per i lavoratori che perderanno il lavoro, per le aziende che chiudono, per i piccoli esercizi che moriranno strozzati dalla crisi. Ma come ho spiegato altre volte da questa situazione si può uscire soltanto cambiando il sistema. Servirebbe una vera e propria rivoluzione che rimetta al centro il ruolo pubblico dell’economia, che consenta di provvedere al sostentamento dei settori in difficoltà, con l’erogazione di soldi puliti ai lavoratori licenziati, alle piccole attività, agli artigiani, ai ristoranti, ai piccoli alberghi, a tutti quelli che stanno chiudendo. E bisogna puntare soprattutto ad un rilancio economico basato sulla nazionalizzazione delle grandi imprese, dalle Autostrade alle Ferrovie, togliendo l’Italia ai grandi gruppi privati che hanno trasferito le loro sedi in Olanda sventolando il Tricolore. A queste società che hanno trasferito le sedi all’estero lo Stato non dovrebbe garantire più alcun tipo di sostegno”.

C’è chi teme invece che questa crisi abbia finito appunto per distruggere definitivamente le piccole e medie imprese in favore delle multinazionali che saranno quelle che usciranno ancora più forti e che determineranno il futuro dell’economia. E’ d’accordo?

“Certo che questo rischio c’è ed è elevato, ma proprio per questo è necessario nazionalizzare i settori strategici dell’economia, obbligando le multinazionali a sottostare allo Stato. Comunque il pericolo c’è già, visto che il Presidente del Consiglio e i ministri per comunicare con i cittadini utilizzano piattaforme private con sede in America e che non pagano un centesimo di tasse in Italia”.

Il 18 maggio riaprono musei e biblioteche, mentre parrucchieri ed estetisti, che comunque svolgono un servizio essenziale per i cittadini devono attendere il primo giugno. Non è paradossale?

“Guardi, iniziamo con il dire che i Decreti di Conte sono a rischio incostituzionalità. Non lo dico io, ma illustri costituzionalisti e giuristi, non ultimi gli avvocati e i presidenti di tribunale che hanno scritto al premier denunciando i vizi e le lacune di costituzionalità contenuti nei suoi provvedimenti. Sono decine le categorie penalizzate da questo Decreto, dai bar ai ristoranti finendo con i parrucchieri. La verità è che lo Stato e la politica in questo momento sono assenti. Non parliamo poi delle mascherine. Ci stanno raccontando che le venderanno a 50 centesimi, ma se le farmacie le hanno acquistate al prezzo di 90 centesimi, chi paga la differenza?”.

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