Biagio Iacovelli: “L’arte come mezzo per scuotere le coscienze”

Cultura e Cinema In Rilievo Interviste

Classe 1992, diplomato all’Accademia Internazionale di recitazione Sofia Amendola, Biagio Iacovelli dopo i successi a teatro e il debutto al cinema con La sindrome di Antonio, opera prima di Claudio Rossi Massimi, fa il suo esordio in libreria con Antropozoologie. Studio verosimile di una realtà grottesca. 

Ciao Biagio, potresti raccontarci la genesi del libro?

“Antropozoologie nasce nel 2013, quando ancora frequentavo l’accademia, in piena notte. Soffro cronicamente di insonnia e quella notte stavo riflettendo sul mito di Icaro, che ho sempre trovato il racconto archetipico più “umano” nella sua essenza e nel modo di raccontare le debolezze degli uomini. E, per dirla con Platone, ho sentito il bisogno di assottigliare la distanza tra il mondo sovrasensibile dei miei pensieri e quello sensibile, mettendo il tutto per iscritto. In generale, questa è un po’ l’esigenza che mi ha mosso nella stesura di ogni racconto: rendere innanzitutto più chiari a me stesso alcuni pensieri che mi ronzavano disordinati in testa, dandogli una forma, cristallizzandoli per poterli meglio analizzare. Inizialmente è stata un’esigenza molto personale, poi lentamente, ho sentito sempre più il bisogno di condividere questi pensieri, perchè credo fermamente che la pratica dell’arte sia innanzitutto condivisione.”

Trovi affinità tra il mestiere di attore e quello di scrittore?

“Moltissime. Cambia soltanto il mezzo. Credo che ogni esercizio artistico, che sia recitare da un palco, dipingere o scrivere un libro abbia sempre lo stesso obiettivo: quello della comunicazione, della condivisione, dell’apertura. L’esigenza di entrare in contatto con un’altra anima in un modo in cui nella vita di tutti i giorni fatichiamo a fare. Leggere un libro, osservare un dipinto, ascoltare le parole e osservare le immagini di uno spettacolo, anche inconsciamente, ci mette di fronte ad un istante catartico in un certo senso, che può smuovere la coscienza. E quando le coscienze si muovono, si muove il mondo. Anche se di millimetri.”

Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

“Ho trovato enormi difficoltà, come suggerisce la data di genesi del libro e considerando che è stato pubblicato nel 2019. La difficoltà più grande è stato il mio stesso (pre)giudizio: sono un lettore iper-critico e credo che la qualità editoriale si sia abbassata notevolmente negli ultimi anni, favorendo i numeri e le vendite rispetto alla qualità letteraria. E in questo panorama un po’ decadente ero terrorizzato dall’idea di mettere al mondo un libro spazzatura. In questo è stata fondamentale la spinta di chi ha letto i racconti prima della pubblicazione, su tutti Filippo Gazzaneo, mio professore di filosofia al liceo, che mi ha convinto della bontà del lavoro.”

In questo periodo, causa Covid-19, i cinema e i teatri sono chiusi e il futuro per il mondo della cultura appare incerto. Come stai affrontando questa crisi e quali potrebbero essere le soluzioni per ripartire nel modo giusto?

“Onestamente sono molto confuso e un po’ sfiduciato sulla questione. Da una parte credo che il virus e tutto quello che è successo in questi mesi avrebbero dovuto innescare una riflessione, sulle nostre priorità in quanto specie, sul nostro rapporto con l’ambiente, sul fatto che i nostri vecchi ritmi di vita sono diventati insostenibili, sul ruolo centrale della cultura (che ha reso la nostra quarantena vivibile: mi sarebbe piaciuto vedere come sarebbe andata senza musica, cinema e letteratura) e infine sulla nostra economia e il nostro modello neo-liberista, che si è dimostrato non resiliente e fallace; dall’altro vedo che le persone, nonostante abbiano dimostrato ampiamente la civiltà e il senso civico, continuano ad essere trattate come bambini, con una politica di comunicazione oscura e completamente sbagliata; vedo che le misure di sostegno economico per le fette di popolazione più a rischio e per le imprese sono completamente insufficienti, non particolareggiate; e, infine, vedo che, ancora una volta, l’ultima ruota del carro è il settore cultura, che è stato completamente dimenticato e rischia di crollare, essendo già fragile per le politiche scellerate degli ultimi anni, anche se ho la convinzione che l’arte trovi sempre il modo di rinascere. Vedo tutto questo e mi chiedo dove sia la riflessione sociale.”

Progetti per il futuro?

“In questi mesi di reclusione mi sto dedicando alla scrittura, spero che per l’anno prossimo esca il mio secondo libro. Poi, appena ce lo permetteranno, tornare a recitare, di corsa.”

Biagio Iacovelli legge “Il Canovaccio”, uno dei racconti dal suo primo libro “Antropozoologie. Studio verosimile di una realtà grottesca”

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