Silvia Romano, Mes e Di Matteo. Come la destra ricompatta il governo

Politica

Schegge e scorie da post-Coronavirus. Da Fase-2. La cosiddetta ricostruzione, alias il “piattino” che i poteri forti internazionali (la nota commistione economia-comunicazione-tecnologia, cioè il governo direttoriale di Conte, la prossima app, i prestiti Ue a debito, il Mes col trucco, i vaccini salvifici, i 5g etc), stanno preparando agli italiani, che supinamente non si accorgono di nulla, impegnati come sono a riconquistare solo la loro mera libertà biologica (le corse sui prati, le passeggiate con o senza cane e il diritto all’aperitivo pubblico).

Dopo la sbornia contraddittoria e confusionaria dei nuovi sacerdoti in camice bianco (medici, epidemiologi, virologi), che si smentiscono ogni giorno (dovremo aprire un bel dibattito sulle reali fake-news, ossia il ruolo vero delle mascherine, la correlazione mai smentita con certezza, tra vaccini antinfluenzali e le morti degli anziani, la presenza del virus nell’aria, nell’acqua etc, la sua provenienza naturale o umana dalla Cina, il contagio relativo anche agli animali, gli interessi palesi e occulti dei diretti interessati), prima dei nuovi tecnici alla Draghi, da qualche settimana stiamo sorbendoci nuovamente la narrazione trita e ritrita di una classe politica impreparata, superficiale e demagogica. Una casta ammuffita e parolaia che da destra a sinistra, aveva già fatto il proprio tempo prima del Coronavirus e che ora non può e non deve assolutamente riprendere fiato e riacquistare credibilità.

L’esecutivo Conte è traballante, si regge solo per il timore che Salvini possa riprendere lo scettro, e finché dura la psicosi sanitaria. L’autoisolamento coatto conviene unicamente alla conservazione del potere.
Ma la sua maggioranza è incompatibile e alla frutta.

Arranca il Pd, in crisi di identità da anni. Costretto a recitare fino all’ultimo il ruolo di “partito dei primi” (non più degli “ultimi”), il partito dei garantiti, dello status quo, delle banche, del capitale, della finanza internazionale. E che col Mes e compagnia cantando, quando tutti si accorgeranno dell’inganno che vi ruota intorno, il rischio speculazione, tasse future e inconsistenza delle ricette dem, perderà per sempre l’appuntamento con la storia.

I grillini sono sull’orlo di una triplice scissione, si reggono solo per le poltrone, e non governano più una politica che non capiscono. Per limiti strutturali e ideologici ampiamente descritti da Lo Speciale. La vicenda Di Matteo è stata ed è tutta interna ai pentastellati. Comunque vada, è una grande e grave macchia per la loro immagine giustizialista e pura. Se a questo aggiungiamo il tradimento rispetto a ogni battaglia identitaria del Movimento (No-Vax, No-Tav, moralizzazione della vita pubblica, critica a Bruxelles, Mes compreso), che lo ha visto trionfare alle precedenti elezioni politiche, il quadro funebre è completo.

E la destra che fa? In calo nei sondaggi, Salvini prima ha subìto la narrazione di Conte (ha tentato di infilarsi senza successo, chiedendo più soldi, più concretezza, ma nei momenti di crisi, il popolo si appoggia preferenzialmente a chi offre sicurezze e certezze, non a chi ingigantisce le angosce e le paure, molle utili solo per le battaglie contro la criminalità e l’immigrazione); adesso cavalca il no alla sanatoria sugli immigrati per il lavoro agricolo e la conversione di Silvia Romano, sinonimo di propaganda terroristica. Dove lo porterà? A sbattere. Al rialzo di qualche punto percentuale e basta.

E la Meloni, raccoglie le firme (una petizione) per sfiduciare Bonafede, reo di aver accettato i ricatti dei boss, spostando l’incarico del magistrato Di Matteo, icona della lotta alla mafia (anche se il centrodestra spiega che la sfiducia riguarda la vicenda della scarcerazione dei boss per il coronavirus, non la polemica fra il ministro e il magistrato). E quale risultato stanno producendo questi colpi di genio? Stanno ricompattando, rafforzando proprio quella maggioranza che dovrebbero contribuire a minare, erodere, cambiare.
Dando corpo al messaggio diretto e indiretto del Colle che più volte ha avuto modo di dire che dopo il governo Conte non c’è il governo Draghi, ma il voto. E siccome al voto non ci vuole andare nessuno, questo è un altro favore all’unità giallorossa.
Schegge e scorie della Fase-2, in attesa che gli italiani escano dal torpore individualista e diventino un popolo cosciente della propria forza e dignità. Una pia illusione.

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