Sgombero Casapound, parla Di Stefano: “Resisteremo! La vera illegalità è altrove”

Interviste

L’immobile di via Napoleone III a Roma nel quartiere Esquilino occupato da Casapound è da ieri sotto sequestro giudiziario a seguito di un’inchiesta della Procura di Roma che contesterebbe al movimento, come riportato dalle agenzie di stampa, i reati di occupazione abusiva di immobile e associazione a delinquere finalizzata all’istigazione all’odio razziale. E da ieri, secondo quanto riferiscono fonti giornalistiche, si sarebbe aperto un braccio di ferro fra la sindaca di Roma Virginia Raggi e il Prefetto della Capitale con la prima che, appena appresa la notizia del sequestro giudiziario, avrebbe invitato la Prefettura a procedere immediatamente allo sgombero, sebbene lo stabile di via Napoleone III non rientri fra quelli da liberare con urgenza. L’eventuale sgombero del palazzo dove risiedono anche dei nuclei familiari, dovrà essere deciso come riporta l’Ansa “in seno al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che dovrà coordinarsi con la Procura”. Abbiamo raggiunto il segretario nazionale di Casapound Simone Di Stefano per un commento sulla vicenda.

Di Stefano, stavolta ci siamo. Dovrete abbandonare lo stabile di via Napoleone III?

“Così sembra, ma noi di ufficiale non abbiamo ancora nulla in verità. Sembra incredibile, ma per tutta la giornata di ieri abbiamo saputo tutto da voi giornalisti. Naturalmente non staremo con le mani in mano, impugneremo i provvedimenti e li porteremo davanti agli organi competenti. A leggere le cronache è come se il processo nei nostri confronti fosse stato già celebrato. Ma qui siamo soltanto all’inizio. Una cosa è certa. Nessuno ci ha sgombrato, quindi chi parla di ‘liberazione di Roma’ evidentemente ha letto tutta un’altra storia”.

Su qualche sito si parla di un braccio di ferro in atto fra il sindaco Raggi e il Prefetto di Roma. La prima cittadina avrebbe chiesto lo sgombero immediato dell’immobile, mentre la Prefettura avrebbe risposto che, almeno per ora, non sarebbe all’ordine del giorno. Ora bisognerà capire cosa comporterà il sequesto giudiziario. Vi risulta tutto questo?

“Che la Raggi voglia fare campagna elettorale sulla nostra pelle è risaputo. Il fatto è che la forza pubblica non dipende da lei, quindi non ha nessun potere di decidere quando dovremo essere sgomberati. Ma del resto bisogna capirla. Fra un anno a Roma ci saranno le elezioni e poiché il Pd ha chiaramente detto che non la sosterrà, sta cercando disperatamente di recuperare consensi a sinistra. Siamo diventati noi l’oggetto principale della sua campagna elettorale, ma non è certo colpa nostra se nessuno vuole sostenerla e perderà la poltrona”.

Per altro, come spiega il fatto che fra tutti gli immobili occupati a Roma ci si interessi esclusivamente del vostro? Siete diventati una specie di simbolo della lotta contro le occupazioni abusive?

“Per la Raggi siamo diventati una vera e propria ossessione, ma in fondo dobbiamo ringraziarla perché con il suo modo di agire sta dimostrando ai romani che, anziché preoccuparsi dei veri problemi della Capitale, pensa a Casapound. Per altro la gente, che non è affatto stupida, sa perfettamente che se si parla di ripristino della legalità sono altri gli immobili da sgomberare. Ad iniziare da quelli occupati dai centri sociali dove si svolgono rave e gira di tutto, ma dove nessuno interviene. Uno di questi stabili si trova proprio a due passi da noi. Andate a chiedere ai residenti se sono più infastiditi dalla presenza di Casapound o da quella degli antagonisti di sinistra, chiedete loro chi è che porta degrado e illegalità”.

Voi dirigenti di Casapound risultereste, sempre a detta delle notizie di stampa, indagati oltre che per occupazione abusiva anche per istigazione all’odio razziale. Accusa grave, come vi difendete?

“Anche qui leggiamo le notizie dai giornali, perché almeno a me non è stato notificato nulla. Se c’è un’indagine in corso, aspettiamo e vediamo a cosa porterà. Chi ci accusa dovrà dimostrare che Casapound è effettivamente un’associazione a delinquere che istiga all’odio razziale. Vedremo se ci sarà un giudice che confermerà questo teorema accusatorio. Credo sarà molto difficile arrivare ad una condanna. Dopo quello che si è letto sulla stampa con riferimento al ‘caso Palamara’ direi di andarci cauti con certe accuse mosse contro formazioni facenti riferimento ad una certa area politica. Quanto meno aspetterei l’esito dei processi prima di dare tutto per scontato. E’ chiaro che noi ci difenderemo in tutte le sedi”.

La Raggi intanto ha detto che le famiglie che occupano l’immobile, se sarà dimostrato che sono davvero indigenti, verranno sistemate ad opera del Comune e che quindi non avete argomenti per rivendicare le vostre ragioni. Come risponde?

“Lo abbiamo visto come il Comune sistema le famiglie che non hanno una casa. Lo sappiamo bene perché ci siamo interessati di quelle sgombrate con la forza da via del Colosseo. Andate a vedere dove e come sono state sistemate e se sono contente di come la Raggi ha provveduto nei loro confronti. Ora se il Demanio vuole rientrare in possesso dell’immobile di via Napoleone III e non vuole subire perdite economiche basta che concordi con le famiglie occupanti il pagamento di un canone a prezzo calmierato che tenga conto delle migliorie che in sedici anni sono state apportate alla struttura. Quando si fanno i calcoli dei presunti danni erariali che l’occupazione avrebbe arrecato allo Stato, ci si dimentica di quanti più danni avrebbe comportato l’abbandono totale dell’immobile”.

Come pensate di muovervi adesso alla luce di quanto sta avvenendo?

“Valuteremo la situazione con i nostri legali. Di certo non staremo fermi a guardare, reagiremo con tutti gli strumenti che la legge ci consente. Dello sgombero ci occuperemo quando ci verrà notificata l’ordinanza. Per il momento noi continuiamo le nostre attività senza problemi, porteremo avanti le nostre iniziative di solidarietà per le famiglie italiane che si trovano in difficoltà economiche e non hanno di che mangiare”.

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