Governo. Ecco chi rema contro Conte. Dai nemici agli amici

Politica

Al di là della frase detta o non detta, detta e poi smentita, resta il succo: chi rema contro Conte? Il suo è uno sfogo dettato dall’amarezza e dalla stanchezza, un avvertimento, o un messaggio in codice contro i poteri occulti dello Stato, la burocrazia, i grandi interessi economici, e la politica, alleati e non?

Già la metafora non va bene. L’immagine evocativa è sbagliata. Più che una barca il governo sembra dentro una scialuppa di salvataggio. Anzi, per meglio dire, una zattera cui aggrapparsi per non cadere in acqua, non affogare.
E’ una vecchia storia. La denuncia di boicottaggio interno è un mantra che riguarda e ha riguardato tutti i partiti e i capi di governo. Berlusconi, ai suoi tempi migliori, temeva le mafie della prima Repubblica e oltre alla magistratura politicizzata e di sinistra, attribuiva a Fini e Casini, i gemelli diversi, la vera opera di affondamento scientifico della sua premiership. E risolse il problema con una massiccia campagna di propaganda, basata sul timbro tv “fatto”.

Prodi, è agli annali, fu disarcionato da D’Alema. Poi, di nuovo Prodi: il traditore fu Bertinotti. E tanto altro.
Renzi coniò un termine per definire gli oppositori interni ed esterni: gufi, quelli che bloccano le riforme, il cambiamento, la novità. Per non parlare della Raggi, che avrebbe dovuto portare la rivoluzione a Roma, e che invece ha bissato il degrado. Ma ha ripetutamente tuonato contro le lobby capitoline trasversali (quasi identificandole con mafia-capitale), che per decenni si sono spartite le municipalizzate e non solo.

Torniamo al nocciolo: chi sono i “rematori-contro” di Conte?
Innanzitutto, pure se non sembra, gli stessi pilastri giallorossi. I grillini fanno fuoco di sbarramento, impedendo le iniziative e le scelte non gradite di Palazzo Chigi. Oppure mettono il marchio su quelle che ritengono pericolose, come ad esempio, gli imminenti Stati generali dell’economia.
Il Pd, invece, critica direttamente. Gli Stati generali dell’economia li ritengono una scopiazzatura del loro programma, una sceneggiata inutile che serve solo al premier per allungare il brodo, e in alternativa preferirebbero una kermesse più lunga, almeno tre settimane, incentrata sull’ascolto e non sulle ricettine di Colao.

Dentro la maggioranza, Renzi e Di Maio sono i congiurati doc. Renzi è contrario su tutto (economia, tasse, giustizia, politica internazionale) e tiene letteralmente per le palle il governo, alternando minacce e ricatti, ottenendo posti e numeri percentuali. Ogni tanto fa prove tecniche di smottamento: come è accaduto con la fiducia concessa all’ultimo a Bonafede.
Di Maio non vede prospettive future, aree progressiste in progress, e pensa a un ritorno alle origini del Movimento: né destra, né sinistra.
Poi, nell’ordine c’è il “partitone del cartaceo” (Corriere della sera, Repubblica, la Stampa), che da settimane tuona contro l’esecutivo, bombardandolo di numeri e di dati negativi. Questo “partito” lavora palesemente per un’ipotesi governo di salute-salvezza nazionale, con dentro anche Fi, possibilmente guidato da Draghi.

Poi, c’è Confindustria, atterrita per i programmi a suo giudizio sbagliati di rilancio economico (la Fase2) del dopo-contagio. Un mondo, quello imprenditoriale, che assiste sgomento al crollo del Pil, alla morìa delle pmi, e all’insensibilità “liberista” di Conte (troppo vicino allo statalismo grillino).
Infine, new entry, si è aggiunta perfino la Cei che, già scontenta per gli accordi a ribasso (sulla riapertura delle Chiese), proprio ieri ha delegittimato con un duro comunicato, il ddl Zan-Scalfarotto sull’omofobia (che doveva essere un importante fiore all’occhiello libertario per l’esecutivo), ritenendolo una grave offesa alla libertà di opinione e foriero di una preoccupante deriva antropologica. E meno male che qualcuno parlava di partito cattolico di Conte, come una delle sue probabili strade politiche, una volta esaurita l’esperienza istituzionale.
In sintesi, più che un “pezzo di Stato che rema contro”, sono tanti pezzi eterogenei che convergono; un puzzle anti-Conte, preludio di un nuovo governo o, addirittura, di un Conte 3?

Condividi!

Tagged