Il prossimo Autunno Caldo, Draghi al Quirinale. Le mosse di Conte, Salvini e Zingaretti

Politica

Ci sono tante date vitali per il futuro della nostra democrazia. Il prossimo settembre non sarà soltanto l’Autunno Caldo per Conte, il mese in cui conosceremo la verità sul prolungamento della cassa integrazione, in cui ci saranno le scadenze fiscali e ci accorgeremo se i soldi della Ue sono solo prestiti a fondo perduto o a debito, forieri quindi, di nuove e drammatiche tasse.

Settembre vedrà la messa a punto delle strategie possibili. Che riguardano non solo la politica o la ripartenza economica, ma anche gli appuntamenti non rimandabili: le amministrative, ossia il banco di prova dell’eventuale sorpasso del centro-destra, attualmente diviso (si pensi ai distinguo anti-Salvini della Meloni e di Berlusconi), in calo nei sondaggi, e specularmente, il banco di prova del centro sinistra, al momento senza anima e prospettive serie.

Conte, come noto, sta giocando tutte le sue partite. Guidare un partito di centro, cattolico-liberale (opzione in calo dopo la rottura con la Ue), presentarsi in solitaria in Sardegna (le suppletive), oppure come sindaco di Roma o, come più probabile, traghettatore di un grillismo alla frutta verso un’area riformista a guida Pd. Progetto gradito ai poteri forti e a Mattarella. Meno a Berlusconi, Calenda e Renzi che si stanno contendendo il perimetro centrista.

Il 20 settembre, oltre al voto in molte regioni e comuni, ci sarà anche il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, una scadenza alla quale, ad esempio, il vertice del Pd vorrebbe arrivare con una legge elettorale proporzionale approvata da almeno una delle Camere. Sarebbe un primo passo per scongiurare la possibilità che la destra di Salvini e della Meloni arrivi al 51%, votando con la legge attuale per un parlamento dimezzato.
E non dimentichiamoci che nel 2021, se non si andrà al voto politico anticipato, si voterà per il rinnovo del Campidoglio, ultima ridotta della Valtellina grillina.

Ma c’è una data più nevralgica di tutte. Nel 2022 si sceglierà il nuovo presidente della Repubblica.
Quale quadro politico arriverà a tale appuntamento? Se non si scioglieranno le Camere, tutti i partiti arriveranno con le ossa rotte. I pentastellati, divisi in mille rivoli. Un’ala a destra (Paragone), un’ala ovunque (Di Maio), un’ala da sola (Di Battista), un’ala a sinistra (Fico).
Il Pd è stanco di fare la stampella e l’asse portante del governo. Zingaretti ha fatto capire chiaramente che “il Movimento 5Stelle non presenterà mai un candidato al Quirinale con noi”. Segno di un’instabilità programmatica e politica non da poco.
Conte ci arriverà, se ci arriverà, ridimensionato, soprattutto quando le succitate scadenze a 360 gradi, il flop degli aiuti Ue, si riveleranno per quello che sono: un inganno.

E come si risolveranno i tanti dossier incompiuti? I soldi che non ci sono, Alitalia, Ilva, Autostrade etc?
Il centro-destra sembra dare segni di smottamento interno. La Lega non ha più i numeri di qualche mese fa, Fdi recupera solo a discapito del Carroccio, e Fi resta al palo. Un palo cupo e perdente.
Quale sarà il candidato giusto per il Quirinale? Draghi? Su una cosa converge la gran parte del Palazzo: non dovrà essere un sovranista.
Vuoi vedere che risorge il Cavaliere?

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