Regionali, Pd e 5S insieme solo in Liguria. E Zingaretti si attacca all’antifascismo

Politica

Alla fine Partito democratico e Movimento 5 Stelle, l’intesa per le regionali l’hanno trovata soltanto in Liguria. Qui infatti si presenteranno insieme a sostegno dell’ex giornalista de Il Fatto quotidiano Ferruccio Sansa che cercherà di sconfiggere il presidente uscente Giovanni Toti dato in vantaggio dai sondaggi. Anche se non sarebbe ancora detta l’ultima parola, visto che un retroscena di Repubblica oggi riferisce di un Luigi di Maio contrario all’accordo soprattutto perché Sansa sarebbe stato molto critico con lui in passato. E nemmeno Beppe Grillo, pur favorevole al matrimonio politico con i dem, pare aver gradito la scelta. 

Alla fine l’intesa è stata possibile grazie al passo indietro dei dem che avevano espresso contrarietà alla candidatura di Sansa. E fino all’ultimo hanno tentato di mettere in campo un nome alternativo. Ma di fronte al diktat dei 5 Stelle, “prendere o lasciare”, dal Nazareno è arrivato l’ordine di resa.  Che non è arrivato invece da Italia Viva che quindi anche in Liguria correrà contro gli alleati.

Nelle altre regioni chiamate al voto a settembre, salvo colpi di scena. gli alleati di governo procederanno in ordine sparso. I grillini infatti si sono detti indisponibili a convergere in Puglia su Michele Emiliano e in Campania su Vincenzo De Luca. Qui in verità, il Pd di Zingaretti sembrava disponibile ad aprire un confronto con i pentastellati, sacrificando se necessario il governatore uscente e mostrandosi disponibile a valutare la candidatura dell’attuale Ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Come contropartita a De Luca sarebbe stato offerto un posto nel governo. 

Ma pare che i dem si siano dovuti fermare davanti ai sondaggi che danno De Luca in ascesa e potenzialmente vincente contro il candidato del centrodestra Stefano Caldoro. Anzi, fra tutti i nomi in campo, il suo sarebbe quello che avrebbe le maggiori possibilità di vittoria. Ma a quel punto la trattativa con i 5S si è automaticamente chiusa.

La compagine di governo come detto si presenta ovunque frammentata. In Liguria, dove Pd e 5 Stelle hanno trovato la quadra, almeno così sembra se le indiscrezioni di Repubblica non saranno confermate, non sarà della partita Italia Viva che da subito ha posto il veto sul nome di Sansa dicendosi disponibile a convergere soltanto su determinati nomi. I renziani correranno contro i candidati dem in Puglia e in Veneto, mentre faranno parte dello schieramento di centrosinistra, ma senza i grillini, in Toscana, nelle Marche e in Campania. 

A rendere complicato un accordo fra Pd ed M5S si è aggiunto anche il nodo delle amministrative della primavera 2021 quando si tornerà a votare a Roma e a Torino dove governano i pentastellati. In entrambe le città i dem si sono detti indisponibili a sostenere un’eventuale riconferma delle sindache uscenti, Virginia Raggi nella Capitale e Chiara Appendino a Torino pur non chiudendo le porte a possibili intese su altri nomi. Ma è chiaro che nel momento in cui si chiede ai pentastellati di appoggiare i candidati del Pd già decisi nelle regioni, appare quantomeno inelegante bocciare i sindaci del Movimento. 

Zingaretti però non chiude le porte e anzi spera che, seppur in extremis, il M5S possa rientare in gioco, almeno in Puglia e nelle Marche, le regioni più a rischio. E per convincere gli alleati di governo è ricorso pure alla retorica antifascista, soprattutto nelle Marche dove il candidato del centrodestra è Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia.

“Continuerò sempre a fare appelli – ha dichiarato – Per esempio nelle Marche non c’è un centro-destra, ma un destra-centro, con il candidato che va alle cene di commemorazione della Marcia su Roma. Che cosa deve accadere di più per fermare questa ipotesi di presidenza? Anche alle Regionali proviamo a unire le forze, noi del Pd ci proveremo fino all’ultimo per fermare le destre”.

Non rimane che puntare sul collante antifascista, segno evidente di un’oggettiva difficoltà a discutere di contenuti, programmi e uomini.  E su Acquaroli da giorni divampa la polemica per la presenza ad una cena commemorativa della marcia su Roma, alla quale però il diretto interessato ha specificato di essere passato soltanto per un saluto fugace e dove si sarebbe limitato a parlare di ricostruzione post sisma e di problemi  della regione, senza riferimenti al fascismo.

E il più preoccupato di tutti sembra il premier Conte che teme in caso di sconfitta alle regionali nuove turbolenze nella maggioranza. Dove il suo faticoso lavoro di ricucitura non è detto riesca a tappare tutte le falle. 

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