Recovery Fund e Conte: si scrive frugali, si legge sovranismo dei rigoristi, egoismo degli europeisti

Politica

La narrazione globalista, europeista, mondialista quando deve “etichettare”, bacchettare, i sovranisti, si diverte a mettere in evidenza i conflitti fisiologici, lo stampo geneticamente egoistico, come frutto naturale, per dimostrare l’inconciliabilità tra partiti o governi, rei di rifarsi alle identità nazionali, culturali, storiche e religiose. E di conseguenza, l’impossibilità di una sintesi, di un’alleanza, di una concreta solidarietà europea.

Il teorema trito e ritrito è che, i nazionalismi generano geneticamente guerre militari, economiche, sociali. Mentre i globalisti, i progressisti, sono sinonimo di pace, concordia, spirito unitario, soluzione dei problemi.
Da qualche giorno, invece, a Bruxelles stiamo conoscendo il “nazionalismo degli europeisti”, la “conflittualità dei globalisti”, l’“egoismo, il sovranismo dei rigoristi”, i paladini della Ue, che stanno impendendo un accordo veloce sul Recovery Found. E’ la vera faccia della loro Europa unita.

Emblematica, infatti, quella di Conte al tavolo dei 27. Sembra un esame universitario con bocciatura sicura. Visi tesi e sguardi in cagnesco. E, per evitare, che la gente, l’opinione pubblica continentale, possa cominciare a capire il bluff della solidarietà dei rigoristi, la loro narrazione si è inventata una nuova parola “commestibile”: i frugali. Tanto per legittimare positivamente un atteggiamento arrogante e ottuso. Come quello che sta appalesando l’olandese Mark Rutte.

Ma ricapitoliamo. Il Consiglio Europeo (dei capi di Stato e di governo), come noto, sta discutendo il pacchetto anti-crisi Recovery Found, sul bilancio Ue 2021-2027 a cui è collegato. Il 27 maggio scorso, la Commissione Ue lo aveva anticipato: 750 miliardi, di cui 500 miliardi di trasferimento a fondo perduto (sussidi), e 250 di prestiti. Tradotto: la prima parte da spendere obbligatoriamente in spese sanitarie (è la strategia Ue anti-Corona virus), e la seconda a debito, ossia, si recupererà con schemi imposti e regole stabilite a monte (tassazione, riforme condivise ad opera dei singoli Stati). E, ad esempio, la polemica in Italia tra governo e opposizione era, ed è, proprio su questo: quale tipo di riforme pretende Bruxelles, e l’ammontare della eventuale tassazione a discapito dei cittadini, già vessati e impoveriti dalla pandemia.

Una prima prova di ingiustizia sociale, da noi, l’abbiamo appena vista: il mancato rinvio delle scadenze fiscali per le partite Iva.
Poi, strada facendo le cose si sono complicate. La prima proposta della Commissione si è attenuata in favore dei rigoristi: il rapporto tra sussidi e prestiti è adesso 450 a 300. Sono scesi i prestiti a fondo perduto, sono saliti quelli a debito. Alla faccia della solidarietà.

E come se non bastasse, l’Olanda progressista e liberal, la capo-gruppo dei frugali, ha preteso l’unanimità sui piani di riforma nazionali, fondamentali per ottenere sia i prestiti, sia i sussidi. Decodificato: un singolo paese, magari ostile all’Italia, può chiedere un supplemento di indagine sul piano di riforme di un altro Stato membro, prima della concessione degli aiuti. E se non c’è l’unanimità gli aiuti si bloccano.
Capite che imbroglio? Capite che roba?
Questa è l’Europa “unita”.

Conte, sta reagendo male. Ha attaccato Rutte e la sua proposta, considerata esclusivamente elettorale interna: “Capisco, caro Mark, che sei preoccupato per il voto, ognuno ha il suo Salvini, ma ti prego”.
Riuscirà a mediare con le preghiere? Si troverà un accordo in extremis?
La Von der Leyen e Macron stanno tentando un compromesso: i paesi frugali saranno compensati con la conferma dei cosiddetti rebates, sconti sui contributi europei.
Insomma, un ottimo spettacolo unitario. Tanto valeva la pena vedere come si sarebbero comportati i sovranisti. Loro dal conflitto ci partono, i globalisti al conflitto ci arrivano.

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