Fase-3. Libertà e democrazia limitate. Ecco le prove del “Regime Covid”

Politica

C’è in Italia un tema oggettivo e drammatico (anche se i media, Conte, gli intellettuali, gli esperti, fingono di ignorarlo), che riguarda la nostra libertà e la nostra democrazia. E soprattutto il nostro futuro.

Qualcuno in vista delle prossime regionali, già lo chiama “Regime-Covid”, non tanto per negare l’esistenza e la persistenza del virus, il dramma dei 35mila morti, l’eroismo dei medici, l’eccellenza della nostra sanità pubblica, quanto per denunciare la tentazione, il tentativo, da parte del Palazzo, e nello specifico, del governo giallorosso e di Conte, di strumentalizzare la paura, il possibile ritorno del contagio, per blindarsi al potere, ingessare la legislatura, impedire le risposte che ad autunno saranno irrimandabili: la verità sui soldi che non ci sono, sul prolungamento della cassa integrazione, sulle scadenze fiscali, sui prestiti a debito della Ue. Insomma, il rischio di una rivolta sociale e civile.

Ben inteso, ogni sistema politico cerca di gestire le crisi, le emergenze, cerca di stabilizzarsi, ma qui le prove di tale disegno esistono eccome.
Partiamo dai fatti. Tutti gli italiani hanno condiviso la Fase-1, il distanziamento, le sue regole, nel segno del primato del bene comune sull’individualismo, del primato della salute sull’egoismo, o su un concetto meramente biologico di libertà. Ma nella Fase-2, quella intermedia (la cosiddetta ripartenza), sono emersi molti sospetti, molte opacità, ambiguità a 360 gradi.

E adesso, il focus è sulla Fase-3. Ci hanno detto che il popolo non è una manopola, che si apre e chiude a comando. Pertanto, o sta chiuso in casa, o fa come gli pare. Nel senso bieco e becero del termine. E che l’apertura graduale è da intelligenti (quindi, una minoranza di cittadini, naturalmente l’élite che scrive e la casta che comanda). Ma da Palazzo Chigi e dai giornali che contano, dagli esperti in camice bianco (tra l’altro, in tanti, troppi, si contraddicono tra loro), la comunicazione da settimane è convergente in modo preoccupante e sospetto.

C’è la sensazione che medici e politici di governo stiano o vogliano giocare la stessa partita. I primi per arrivare al vaccino, come strumento salvifico; i secondi, ripetiamo, per impedire la caduta dell’esecutivo, le elezioni e la probabile vittoria di Salvini e soci.
Ecco le prove del Regime-Covid. Siamo l’unico paese in cui il governo ha preteso di estendere ad altri mesi lo stato di emergenza nazionale per l’epidemia. Conte l’ha proclamato per primo a marzo e, dati e numeri alla mano, saremo gli ultimi ad uscirne. Fino al 15 ottobre? Come da voto in Aula? O fino a Natale, come spera Conte? I poteri eccezionali poi, secondo la Costituzione (articolo 78), riguardano esclusivamente lo stato di guerra e non i virus. Il ricorso a continui Dpcm sono una forzatura, al limite della legalità costituzionale. Approfittando della consuetudine ormai diffusa, a destra come a sinistra, dei decreti legge, della decretazione d’urgenza, che come al solito da noi, è diventata un mezzo abituale di governo, i Dpcm hanno finito per sostituire i Decreti Legge, che a loro volta avevano sostituito le leggi ordinarie.

Per non parlare, inoltre, della totale compressione della libertà dei cittadini, in grave conflitto con l’articolo 13 della Carta che stabilisce la sua inviolabilità.
Dulcis in fundo, la decisione del Tar che qualche settimana fa, ha dato ragione alla Fondazione Einaudi, che aveva chiesto la pubblicazione dei verbali del comitato tecnico-scientifico in base ai quali il governo ha tenuto l’intero paese in quarantena. Ma siccome il governo, che per altro avrebbe il dovere di rendere pubblico anche il piano pandemico nazionale, elaborato prima dello stato di emergenza, ha fatto ricorso per bloccarne la pubblicazione, il tutto è al momento coperto dal silenzio. E seppellito nel nulla.
A questo punto non si tratta più di semplici coincidenze. I cittadini ancora indipendenti di testa, meditino, riflettano sul piattino che ci aspetta a ottobre.

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