Agosto di proteste dei lavoratori della sanità privata. Salta il confronto. Furlan (Cisl): scelta irresponsabile delle imprese. Niente di fatto nemmeno per gli operatori delle Rsa

Economia In Rilievo

C’era una ipotesi di accordo dopo 14 anni di silenzio e proteste. A giugno sembrava tutto fatto, ad agosto ecco la brutta sorpresa per 100 mila lavoratori della sanità privata. Le imprese hanno dato lo stop alla trattativa con la fine della ipotesi contrattuale.Il muro contro muro, secondo i sindacati di categoria è scattano dopo la levata di scudi degli imprenditori che hanno ridotto, secondo i lavoratori, in modo significativo le aperture contrattuali che si erano delineate. Cos, invece, di aumenti salariati e nuove mansioni è tornata la protesta.
“Pieno sostegno della Cisl“, scrive la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, “alla protesta dei lavoratori della sanità privata per il rinnovo del contratto scaduto da ben 14 anni. Centomila mila lavoratori attendono il legittimo riconoscimento economico e le giuste tutele. E’ irresponsabile il comportamento delle associazioni datoriali”.

I sindacati confederali di categoria sollecitano la firma definitiva, dopo tre anni di trattative e la preintesa del 10 giugno quando sembrava che l’accordo era ad un passo.

“Un rinnovo che manca da 14 anni per 100 mila lavoratrici e lavoratori”, sottolinea la Cisl, “che nella fase più acuta della pandemia hanno rischiato la propria vita per salvare i contagiati”, ricorda il segretario generale aggiunto Cisl, Luigi Sbarra che ha incontrato i lavoratori della sanità privata durante una recente manifestazione promossa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per protestare contro la mancata ratifica del rinnovo del contratto. “Siamo qui”, ha sottolineato Sbarra, “per rivendicare la ratifica della preintesa definita a giugno con le associazioni datoriali, siamo qui in piazza per chiedere al Governo e alle Regioni di intervenire pesantemente per ristabilire un corretto clima di relazioni industriali e qualora le associazioni datoriali dovessero continuare a manifestare questo atteggiamento irresponsabile, chiediamo al Governo e alle Regioni di rivedere e di sospendere i sistemi di accreditamento e le convenzioni”.

Per il segretario generale aggiunto Cisl, “le associazioni datoriali e la stessa Confindustria devono recuperare un contesto di piena affidabilità delle relazioni sindacali, altrimenti andremo avanti con le manifestazioni per tutto il mese di agosto e ci predisporremo per una grande giornata di mobilitazione”. Eppure l’accordo sembrava fatto tanto che a giugno i sindacati avevano parlato con soddisfazione: “della sottoscrizione importante perché, dopo 14 anni di attesa”. Le parole pronunciate allora erano di elogio, “abbiamo sanato una ingiustizia, chiudendo una vertenza durissima e dato risposte economiche e normative per oltre 100mila lavoratrici, lavoratori e professionisti sanitari del nostro Paese”. Con un particolare riconoscimento per l’impegno dedicato durante l’emergenza.

“Parliamo”, avevano ricordato la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, e il Segretario generale della Funzione pubblica, Maurizio Petriccioli, “di donne e uomini che si sono distinti, al pari dei colleghi del settore pubblico, nella gestione dell’emergenza Covid-19”. È ancora riferendosi al nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro degli operatori sanitari del settore privato, sottoscritto tra sindacati e parti datoriali Aris-Aiop, la Cisl si era espressa in modo positivo.

“Un contratto innovativo, sottoscritto dopo una vertenza lunghissima, basandoci sul principio, sostenuto con forza dalla Cisl, che ad uguale lavoro debbano corrispondere gli stessi diritti e lo stesso salario, nell’ottica di un progressivo riequilibrio dei livelli retributivi degli operatori della sanità italiana, pubblica o privata che sia”. Cosa sia accaduto per far ritornare tutto in alto mare con il diniego delle imprese non è stato chiarito. L’accordo prevedeva un aumento salariale e alcune innovazioni di mansioni e carriera. L’ipotesi tra l’altro diceva essere votata dalle assemblee dei lavoratori.

“Nel contratto”, ricorda la Cisl riferendosi al testo erano “previsti aumenti mensili medi per 154 euro a partire dalla mensilità di luglio, una tantum di 1000 euro erogata in due tranche, ridefinito il sistema di classificazione e delle progressioni orizzontali e sono stati ampliati, tra le altre cose, i diritti e le tutele in materia di permessi retribuiti e non retribuiti, ferie, malattia, maternità e il diritto alla formazione”. Non solo, oltre a quello dei lavoratori della Case di cura private è rimasto fermo anche il contratto degli operatori delle Rsa scaduto da otto anni con il confronto doveva ripartire il 13 luglio.

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