Covid o regime-Covid? Tante coincidenze fanno una prova. Lo conferma lo Spallanzani

Politica

L’Italia al tempo del Covid. C’è qualcosa che non va e che soprattutto non quadra da tempo.

Sulla “Fase-1” della pandemia, niente da dire. Anzi, abbiamo avuto modo di capire che le prove “sono per noi” e non “contro di noi”. Gli italiani, costretti a casa, hanno dato il meglio e il peggio di loro. Ma in massima parte, hanno riscoperto la priorità del bene comune sull’individualismo, la priorità della sanità pubblica sulle ricette liberiste che l’hanno sfasciata, spacchettata e ridotta ai minimi termini; e infine, il valore delle relazioni familiari e sociali.

E’ sulla “Fase-2” che si nutrono forti perplessità. E’ come la certezza, non la sensazione, che stiano preparandoci un piattino non da poco. Piattino nazionale e internazionale.
Tante coincidenze fanno una prova. L’Italia è l’unico paese che ha prolungato i poteri speciali a Conte. E meno male che il mainstream se la prendeva col “fascista” Orban, il quale da settimane ha già ridotto i suoi, restituendo la centralità al parlamento. Come mai i paesi maggiormente contagiati (Spagna, Germania, Usa) a differenza nostra, non stanno procedendo in tal senso? Solo noi? Siamo i migliori, un modello da imitare o il terreno di un qualche esperimento?

E ancora, altri indizi: il verbale tecnico-scientifico, in base al quale è stato deciso il lock down totale (scelta nemmeno in linea con le sue stesse indicazioni); verbale secretato e poi reso noto in parte. I “soloni in camice bianco” che pontificano e si contraddicono quotidianamente via etere. Personaggi, che se andiamo a vedere, appartengono tutti a lobby ben precise e definite, tipo Bilderberg.

E poi, come dare ufficialità religiosa e credibilità istituzionale e universale ad un’Oms, che in realtà è un’associazione privata, finanziata al 70% dalla Cina?

Ormai è chiaro: i “soloni in camice bianco” e, in questo caso, politici giallorossi stanno giocando la stessa partita; i primi, vogliono arrivare al vaccino obbligatorio de facto (non ci stanno riuscendo con l’app immuni); i secondi, pensano di blindarsi al potere, vita natural-durante. In poche parole: sperano di impedire il ritorno al voto, che potrebbe rivelarsi un bagno di sangue, per Pd e 5Stelle. E il risultato è evidente: libertà compresse, Costituzione violata, economia uccisa. E lo dicono i più importanti e blasonati giuristi, da Cassese ad Ainis.

Si può parlare di Regime-Covid? Si badi bene, il tema non è la negazione dell’esistenza o della persistenza del virus, ma la gestione politico-sanitaria del virus. Una gestione ideologica, politica ed economica. Supportata da un terrorismo mediatico che, ogni giorno, snocciola i dati del contagio, strumentalizzando la paura di morire degli italiani. Gestione ideologica, la paura; gestione politica, il direttorio di Conte. Gestione economica, gli interessi legati alla produzione del vaccino e alla distribuzione dei soldi del Recovery Fund. Sentite cosa ha detto in proposito, il direttore scientifico dello Spallanzani, Giuseppe Ippolito: “Dobbiamo essere vigili, perché questa operazione di ricostruzione della sanità, per la quale potremo avere tanti fondi, non si trasformi in un meccanismo terribile, dove possano esserci ruberie e chi se ne approfitta. Le emergenze sono il posto migliore perché la gente si arricchisca”. Un messaggio in codice rivolto ai diretti interessati.

Sulla stessa strategia che porta psicologicamente al vaccino obbligatorio, inoltre, ci sono molte da cose da dire che confermano l’esistenza di un Regime-Covid. Facciamo qualche esempio.
1) I Tg parlano di contagi in salita, ma se a questi contagi non corrispondono i ricoveri, vuol dire che il virus si è indebolito ed è mutato. Perché gli esperti non lo ammettono? Pensate a ottobre, quando gli italiani avranno i primi sintomi influenzali, sarà il caos. A metterci la pulce nell’orecchio, ancora un dirigente dello Spallanzani, fiore all’occhiello della nostra sanità pubblica, il direttore sanitario Francesco Vaia. Parole sue, dopo aver inoculato una dose di vaccino ad un volontario: “Mercoledì proseguiremo con altri due volontari e così a seguire tutti gli altri fino a 24 settimane. Poi, se tutto andrà bene, ci saranno la seconda e la terza fase di sperimentazione che probabilmente faremo in un paese dell’America latina, dove il virus è in crescita”. Se i giornalisti presenti fossero stati meno ciechi, sordi, interessati e ideologici, avrebbero fatto un’altra domanda: quindi, ciò vuol dire che da noi non è in crescita? Interessante.

2) Il vaccino, come tutti i vaccini, serve a prevenire e non a curare? Bene, ma se ancora non si conoscono perfettamente le cause del Covid-19 (naturali, errore da laboratorio), come ci si può fidare del vaccino prossimo venturo? Prima magari, andranno spiegate le morti in Lombardia degli anziani che avevano fatto il vaccino anti-influenzale. La famosa correlazione. Vulnus di tali argomenti.

3) Per Conte il virus agisce “a targhe alterne”. Entra in azione alle 18,00 prima sonnecchia. E si sveglia per colpire i giovani, indisciplinati, colpevoli di fare troppa movida, troppe apericene e troppi balli. Per certi giornalisti il virus è ideologico: se colpisce Zingaretti è un’ingiustizia, se colpisce Briatore (o Trump, o Johnson) è una giustizia divina.

4) Inoltre, è indubbio che sia scoppiata la “guerra dei vaccini” (si legga scontro di interessi geo-economici): quello italiano contro quello europeo, quello Usa contro quello russo. E’ stato divertente vedere come i vaccinisti doc nostrani e mondiali, abbiano usato argomenti No-Vax contro il vaccino di Putin. L’unica risposta da dare di buon senso è a mio avviso, la libertà di informazione, la conoscenza. Prima sapere chi lo produce, quali sostanze ha e quali effetti sulla salute, poi scegliere.

Insomma tra Conte e salute, c’è di mezzo una parola, che si chiama libertà. E chi scrive non sta né dalla parte dei “cafoni della libertà” (chi non rispetta le leggi e le regole, chi è ostile a qualsiasi etica pubblica), né dalla parte dei “paranoici della paura”, vittime e ostaggi di qualsiasi democrazia che diventa inesorabilmente regime.

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