Portland. Nessuno si inginocchia per il “bianco” ucciso, reo di essere filo-Trump?

Politica

Proviamo a leggere i titoli dei giornali cartacei e on line nostrani di oggi, per renderci conto della dittatura mediatica nella quale viviamo. Fatta di impostazioni ideologiche, versioni, commenti ideologici, domande ideologiche, panel tv ideologici, dichiarazioni, articoli ideologici. Tutto per indottrinare e controllare gli umori dei “sudditi”.

Col risultato che siamo l’unico popolo in Europa che non scende in piazza, che non manifesta contro il “Regime-Covid”, contro la compressione delle libertà costituzionali, parlamentari in atto, la fine dell’economia. Che differenza rispetto agli altri popoli che cominciano a muoversi, a opporsi, dalla Francia alla Germania. Naturalmente etichettati come nazisti, complottisti, negazionisti, no-vax. C’è sempre un’etichetta per gli alternativi (fascisti, razzisti, qualunquisti, populisti, omofobi etc). Affibbiata dal mainstream.

La domanda è: siamo un popolo di soddisfatti, di idioti, pecore anarchiche, di individualisti, di opportunisti, di plagiati, paranoici o il terreno privilegiato di una partita che ci passa sopra la testa? E che ci ha confuso le idee, alterato i punti di riferimento, i parametri?
Ci sarà un motivo per cui solo da noi Conte ha prolungato lo stato di emergenza, mentre ovunque, pur con i contagi in crescita, non è stato fatto.

Ma torniamo alla stampa. Caso-Trump. Notizia, secondo la scuola giornalistica anglosassone (separata dal commento): “Scontri a Portland, ucciso un sostenitore di Trump. Commenti social dei sostenitori del Black Lives Mather: “Uccidere un bianco non è reato”.
Cosa scrivono le testate del pensiero unico giornalistico, della dittatura mediatica nostrana? Semplice, scontato e purtroppo allarmante. Repubblica: “Disordini a Portland, botta e risposta Biden e Trump, “Il presidente incoraggia la violenza”. E ancora, la Stampa va più in là, radicalizza il taglio: “Usa 2020, l’attacco di Biden a Trump, incoraggia la violenza in modo sconsiderato”.

C’è bisogno di altro per capire in che mondo, in che patria viviamo? La notizia per un giorno è un’altra e i giornali di regime spostano comunque l’attenzione su Trump, sulla sua demonizzazione e puntano schierandosi apertamente, come se fossero loro in campagna elettorale, sull’avversario democratico (di sinistra) Biden e sulla sua versione di comodo; commento in funzione del voto di novembre.

Quale sarebbe il modo sconsiderato per cui Trump incoraggerebbe le violenze? La richiesta di mandare la guardia nazionale (rimedio assolutamente costituzionale), in città (governate a maggioranza da sindaci democratici), ormai ingovernabili, in ostaggio di una violenza di parte di chi (il movimento nero), prendendo spunto dalla morte di Floyd (fatto che merita sul piano giudiziario molti approfondimenti, ma che deve comunque portare alla radiazione, come per altri casi di poliziotti che sbagliano), sta assumendo il controllo delle strade. In primis, della notte.
Da una parte, la violenza dei gruppi di colore, che degenera in illegalità, sommosse, saccheggi e uccisioni di “bianchi”. Dall’altra, la retorica antirazzista della sinistra dem-Usa, per mere ragioni elettorali in vista delle presidenziali (strategia anti-Trump).

In mezzo, la morte di un bianco, reo di appartenere ai fan di Trump.
Ovviamente nessuno si inginocchierà per lui. Anche a me hanno fatto schifo e male i colpi di rivoltella sparati da un poliziotto bianco contro un giovane inerme. Ma ieri la notizia era di segno opposto.
C’è qualcuno che vuole arrivare a un duello (dove non vincerà nessuno) tra bianchi e neri. Giustizia, legalità, verità, non appartengono a nessuna razza.

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