Negazionisti, Lega e Fdi. Quello spazio conteso e pericoloso

Politica

Il centro-destra è sempre alla disperata ricerca di un collante, di un serio minimo comune denominatore, in grado di conciliare tutte le sue storiche e disparate anime.

Un problema che inizia col maggioritario, nel 1994. “Risolto” in vari modi. Ai tempi del “federatore”, poi rivelatosi tappo e viatico dello schieramento, ossia Silvio Berlusconi, la trazione liberista ed anticomunista (ma anche anti-giudici, anti-statalismo, anti-burocrazia etc), si era imposta non con qualche difficoltà. All’interno del Polo del buon governo-Polo delle libertà, poi diventati Casa delle libertà, infine Pdl, il partito degli italiani, convivevano a mala pena, e non senza lacerazioni violente, liberali, sociali, statalisti, nazionalisti, europeisti, cattolici, laici etc.

Un autentico rebus: la governabilità coerente nasce dalla omogeneità culturale. Se non c’è una sintesi si vincono le elezioni, ma non si governa. A conti fatti, questo è il lascito negativo degli esecutivi guidati dal Cavaliere.
Da quando Salvini, venendo all’attualità, ha portato la sua Lega dal 4% a quasi quota 30% (ora 24-27%), e dato il tramonto di Arcore (gli azzurri sono scesi al 6-7%), il centro-destra, ha mutato faccia: è a trazione sovranista, con una spiccata accentuazione anti-immigrazione, filo-sicurezza ed euroscettico. Con Fdi, oscillante tra posizioni radicali e conservatrici.

Ma adesso c’è un rischio. Gli effetti del Coronavirus. Durante la Fase-1 la comunicazione ansiogena, negativa, di Salvini è stata oggettivamente perdente (nei momenti di grande paura e difficoltà gli italiani apprezzano chi rassicura, chi tranquillizza). Al punto che la Meloni aveva cominciato a fare qualche distinguo. Al massimo la Lega parlava di più soldi da investire, ma sicuramente non era un terreno redditizio.

Nella Fase-2, la mancata ripartenza economica, Salvini ha indubbiamente risalito la china. Grazie all’economia tramortita, le partite-Iva colpite ingiustamente, i soldi che non ci sono, la verità sulle scadenze fiscali. Un’opposizione nuovamente feconda e proficua, sul piano comunicativo e politico, che ha raggiunto l’apice con la polemica anti-Ue sul Mes e il Recovery Fund.

Ma ora siamo dentro un’ulteriore fase: dal Covid 19, al “Regime Covid”, cioè, la gestione politico-sanitaria del Coronavirus, con tutte le sue implicazioni direttoriali. Sta maturando nel paese, una nuova coscienza popolare, ostile e perplessa rispetto alle scelte di Conte. La sensazione che esperti in camice bianco e maggioranza giallorossa stiano disputando la stessa partita: arrivare al vaccino obbligatorio e blindarsi al potere, strumentalizzando le paure della gente.
Senza contare poi, il rischio di una nuova corruzione che i fondi europei potrebbero determinare, nelle mani delle lobby trasversali, amiche della politica, ben note.

Gli italiani si stanno confrontando quotidianamente con la compressione delle libertà costituzionali, parlamentari, con un terrorismo mediatico palesemente costruito a tavolino.
E allora sta emergendo dal basso ancora in forme magmatiche, confuse, estreme, troppo ideologiche, una contestazione di piazza, ovviamente demonizzata, massacrata dal Palazzo, dalla tv e dalla stampa ufficiale. Negazionisti, è il marchio di infamia affibbiato alle iniziative che in tutto il paese e non solo, si sono svolte in tal senso (pure in Francia, Spagna, Germania). A Roma l’ultimo appuntamento, è stato sabato scorso, con 5000 persone, il prossimo sarà il 10 ottobre.

E come hanno reagito la Meloni e Salvini? All’inizio con l’uso blando delle mascherine, con forme di protesta più o meno simboliche, come convegni alla Camera, battute sul saluto scimmiesco (col gomito) in alternativa a quello normale pre-Covid, ora con posizioni più solide, apparentemente convinte, ma a pochi giorni dalle regionali. Solo per paura che possa rafforzarsi un’opinione pubblica che li scavalchi a destra o a sinistra?

I due leader hanno cominciato anche loro a parlare di “Regime Covid”; Salvini scrivendo una lettera al Corriere della sera (vogliamo sapere la verità sul prolungamento dei poteri speciali di Conte, la verità sul verbale tecnico-sanitario secretato e mai reso noto nella sua interezza); la Meloni gridandolo in piazza a Pesaro (nelle Marche si vota il prossimo 20-21 settembre).
Ma tentativo di recuperare il consenso a parte, resta il tema: l’attendibilità degli approcci. Se anche il Regime-Covid diventa un’occasione demagogica, tutto si perderà il giorno successivo alle urne.
Tanto è un’abitudine consolidata. I partiti-omnibus, lo fanno di mestiere: spingono i Borghi, i Bagnai, i Rinaldi per intercettare la polemica contro Bruxelles e l’euro, e poi comanda Giorgetti, totalmente dall’altra parte; rappresentano i valori del Family Day e poi mettono capo-lista, icone laiciste come la Bongiorno.
Con l’effetto che pure la tematica della gestione del virus anneghi nel gioco strategico e resti in mano a soggetti folcloristici che fanno unicamente il gioco di Palazzo Chigi.

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