Via i decreti sicurezza di Salvini ma alle Ong non basta. E l’emergenza Covid?

Politica

Mentre il Paese è alle prese con il dibattito sull’emergenza Covid e su nuove misure di contenimento che il governo sta adottando per scongiurare l’aumento dei contagi, ecco che improvvisamente spunta la tanto auspicata modifica dei Decreti sicurezza, cavallo di battaglia del Pd e della sinistra.

Il leader della Lega Matteo Salvini li ha ribattezzati “decreti clandestinità”, e alla fine l’unica magra consolazione che potrà avere sarà quella di non aver visto cancellato del tutto il lavoro svolto da ministro dell’Interno.

Il Consiglio dei ministri ha approvato dopo mesi di difficili trattative fra Pd. Italia Viva- Leu da una parte e il Movimento 5 Stelle dall’altra, la modifica ai decreti che regolano l’immigrazione. E proprio i grillini, che i decreti di Salvini li avevano approvati ai tempi del Conte 1, hanno impedito che l’intero impianto andasse perduto.

In ogni caso, la mediazione raggiunta fra le forze di maggioranza, cambia radicalmente le politiche migratorie, segnando di fatto una netta discontinuità rispetto all’esperienza del governo gialloverde.

Ma andiamo a vedere in sostanza quali sono le novità introdotte e cosa viene cancellato. Tanto per cominciare viene completamente ridisegnato il capitolo relativo all’attività delle Organizzazioni non governative e alle sanzioni previste nel caso di violazioni delle leggi nazionali relative al trasporto dei migranti. Le multe sono state abbassate da un massimo di 1 milione di euro ad un massimo di 50mila euro e sparisce l’obbligo di confiscare la nave: ma le multe e il divieto di sbarcare scatteranno solamente se la Ong non avrà informato le autorità italiane delle operazioni in corso.

La mancata cancellazione totale delle sanzioni, che pare siano state riconfermate seppur in forma ridotta per volere dei 5 Stelle, non piace però alle Ong che accusano il governo di aver mantenuto una sorta di pregiudizio nei confronti di chi svolge attività di soccorso in mare. Giorgia Linardi di Sea Watch ha commentato: “Il nuovo decreto non doveva essere pensato sulla base dell’impianto salviniano, noi infatti avevamo chiesto al governo di partire da basi del tutto diverse. Con Salvini erano stati fatti due passi indietro, ora è stato fatto un passo in avanti, di fatto però si rimane un passo indietro rispetto alla situazione di partenza di due governi fa, che comunque non era ottimale”.

Altra modifica sostanziale riguarda le modalità di accoglienza. E’ stata infatti reintrodotta la cosiddetta “protezione umanitaria”. I permessi di soggiorno per ragioni umanitarie, così come i i permessi per calamità, per residenza elettiva, per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi e per assistenza minori, potranno essere convertiti in permessi di soggiorno per motivi di lavoro.

I richiedenti asilo potranno anche tornare ad accedere al sistema di accoglienza diffusa, ex SPRAR, ora SIPROIMI, che i decreti di Salvini avevano riservato alle persone che avevano già una forma di protezione. I richiedenti asilo potranno iscriversi di nuovo all’anagrafe comunale  e ottenere una carta di identità valida per tre anni. Il periodo massimo nei centri per i rimpatri passerà da 180 a 90 giorni, mentre il termine massimo dei procedimenti per il riconoscimento della cittadinanza da 48 a 36 mesi.

I 5 Stelle hanno motivato il loro “cambio di passo” sostenendo che con queste modifiche sono state soltanto recepiti i suggerimenti del Capo dello Stato. Ma appare chiaro come il cedimento sulla linea della fermezza che aveva contraddistinto la prima parte dell’esperienza giallorossa, sia stato facilitato anche dal rafforzamento dell’asse fra Pd ed M5S seguito alle elezioni regionali e amministrative (non a caso il via libera è arrivato al termine della tornata di ballottaggi) e alla posizione di Di Maio e company favorevole a saltare definitivamente la barricata e a siglare alleanze politiche con i dem.

Restano tuttavia molto sospetti i tempi di approvazione dei nuovi decreti, visto che gli stessi sono avvenuti in concomitanza con il dibattito sull’emergenza Covid e sulle nuove misure da adottare per contenere il ritorno dell’epidemia.

L’impressione è che si sia tentata una sorta di operazione di “distrazione di massa”, facendo passare le modifiche quasi in sordina, con il Paese impegnato a discutere di mascherine obbligatorie anche all’aperto, della paventata chiusura anticipata dei locali pubblici, dell’aumento dei contagi e dell’esigenza di prorogare lo stato di emergenza. E in parte l’operazione può dirsi riuscita, visto che tranne le scontate proteste della Lega e del centrodestra, per il resto non si è registrato grande interesse da parte dell’opinione pubblica sul tema immigrazione. 

Tutti a parlare di mascherine, di esercito per le strade, di movida da controllare, di terapie intensive che tornano a popolarsi, di seconde ondate in arrivo e del rischio di nuovi locdown. Una scelta dei tempi che, senza alcuna malizia, può legittimamente apparire sospetta.  

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