Scorta di Conte e Mes, M5s nel caos. Becchi: “Casaleggio e Di Battista battete un colpo”

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Sembra che il premier Giuseppe Conte, da notizie di stampa, sia indagato per peculato nella vicenda che avrebbe avuto per protagonista la compagna Olivia Paladino, soccorsa dagli agenti della sua scorta per sfuggire ad un inviato del programma Le Iene che gli poneva domande “scomode” riguardanti l’attività imprenditoriale del padre. Ovviamente starà ora alla magistraturta fare luce sulla vicenda ma ciò che destra stupore è il silenzio dei big del Movimento 5 Stelle che in passato, su casi analoghi che hanno avuto per protagonisti avversari politici, non hanno mai fatto sconti a nessuno, anzi hanno sempre gridato alla “questione morale”. E nelle ultime ore fra i grillini è anche esplosa la grana del Mes in vista del voto del 9 dicembre alle Camere. Ne abbiamo parlato con il filosofo Paolo Becchi, che ha fatto parte del Movimento delle origini, quello di Gianroberto Casaleggio, e se ne è poi allontanato criticandone le contraddizioni e le molte ambiguità.

Ha visto la vicenda della scorta di Conte? Che ne pensa?

“La vicenda di per sè è politicamente irrilevante e potrebbe anche non essere trattata. Ma coinvolge un Presidente del Consiglio indicato proprio dal Movimento 5 Stelle, che in passato ha sempre gridato onestà, onestà, e ha fatto della questione morale un principio irrinunciabile. Oggi ci troviamo di fronte ad una vicenda quantomeno imbarazzante. Sulla quale stanno tutti zitti. Un silenzio assordante se si pensa al clamore che si scatenò quando Salvini fece fare un giro sulla moto d’acqua della Polizia al figlio mentre stava al mare. Se ne parlò con sdegno per interi giorni. Con la differenza che in quel caso era stato soddisfatto il desiderio di un bambino, in questo caso mi sembra che la questione sia decisamente più seria e censurabile. Eppure si fa finta di nulla”.

E’ la prova che il Movimento 5 Stelle ha cambiato pelle? E’ finita l’epoca del puri che volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno?

“Questo è lampante da mesi. La vicenda della scorta di Conte è molto imbarazzante per i 5 Stelle sul piano dell’etica e della coerenza, perché se fosse toccato ad altri avrebbero invocato dimissioni e gridato allo scandalo. Ora stanno in silenzio anche di fronte ai poco convincenti chiarimenti del ministro Lamorgese. Tuttavia le cose gravi sono ben altre”.

Tipo?

“Il Mes per esempio. Abbiamo dimenticato forse che nel programma del M5S c’era lo smantellamento del Mes? Oggi il reggente Vito Crimi ci viene a dire che il 9 dicembre il Movimento voterà a favore della riforma del Meccanismo europeo di Stabilità perché tanto non verrà utilizzato. Che significa? Non si è sempre detto che sulle decisioni fondamentali era la base a decidere? Che i parlamentari erano meri esecutori delle volontà dei cittadini? Dove è finita la democrazia diretta? Se si decide di cambiare posizione e andare contro quello che si è promesso in campagna elettorale, non sarebbe doveroso chiedere almeno il consenso degli iscritti, visto che in passato sono stati consultati su tutto? Invece, non soltanto questo non avviene, ma addirittura si sta cercando di silenziare i mal di pancia dei dissidenti che non vogliono votare il Mes. Come dimostrerebbe il documento divulgato sulle chat interne dei parlamentari in cui si ribadiscono tutte le ragioni per votare contro e che molti al vertice hanno premuto perché fosse ritirato”.

Una metamorfosi a 360 gradi quindi?

“Mi sembra proprio di sì, e il tutto nel disinteresse del garante che dovrebbe essere Beppe Grillo, il quale soltanto oggi sembra aver mostrato un sussulto sul suo blog, ricordando a Conte ciò che disse di recente, ovvero che l’Italia non necessitava dei soldi del Mes e quindi ribadendo la propria contrarietà. Mi chiedo: cosa aspettano Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista ad uscire allo scoperto? Se non ora quando? Sta a loro dare forza ai parlamentari dissidenti. Perché Casaleggio si limita a pubblicare sul blog delle Stelle gli interventi del padre Gianroberto per ribadire che la sua linea non cambia e che non è disponibile a svendere i valori originari, se poi non prende posizione e non chiede un voto sulla Piattaforma Rousseau da parte degli iscritti? Hanno forse paura di far cadere il governo? Ma arrivati a questo punto, come si può accettare che questo governo possa restare in carica nel momento stesso in cui sta svendendo l’identità stessa del Movimento, i suoi valori irrinunciabili, le sue battaglie storiche?”.

Forse per non provocare una scissione che tutti evocano ma che in fondo nessuno auspica davvero, o per evitare il ritorno alle urne?

“Questa è la scusa che sentiamo ripetere ogni volta. Ma nel momento in cui Forza Italia ha detto che non voterà la riforma del Mes, a questo punto il cerino sta tutto nelle mani dei 5 Stelle. Al Senato i numeri sono molto incerti. Ora starà alla coscienza dei parlamentari decidere se tradire ciò in cui hanno sempre creduto per salvare il governo, o buttare il cuore oltre l’ostacolo. Per questo dico che Casaleggio e Di Battista non possono tergiversare oltre. Se scissione deve esserci, non può che consumarsi su una questione di fondo come il Mes. Uscire dalla maggioranza non sarebbe affatto un tradimento, ma anzi un atto di grande coerenza. Non sarebbero loro gli eventuali traditori, ma chi ha cambiato idea su tutto. E’ sorprendente che a voler salvare ad ogni costo il governo ingoiando tutto, siano esponenti della prima ora come Paola Taverna, quelli identificati per anni come i ‘duri e puri’, e che oggi sono i primi ad intervenire per evitare che si manifesti dissenso sulle decisioni più impopolari”.

Cosa prevede? Il M5s è destinato a morire ucciso dalle sue contraddizioni?

“Il malessere c’è, come dimostra l’alto numero di parlamentari, fra deputati e senatori, che hanno sottoscritto il documento contro il Mes che sta circolando in queste ore. E’ stato annunciato un summit questa sera fra i big del M5S e la notizia è stata fatta filtrare in modo tale da mandare un messaggio criptico a Conte del tipo: ‘Attento, se non si trova un’intesa al Senato i numeri per approvare la riforma non ci sono e tutto potrebbe saltare’. Il messaggio sta a significare che Conte, in caso di mancata intesa, dovrà prepararsi a trovare altri senatori al di fuori della maggioranza. A questo punto ci si chiede se i senatori di Forza Italia saranno tutti disposti a seguire Berlusconi. Perché, se è vero che al momento le difficoltà maggiori le ha il M5s che potrebbe spaccarsi, è altrettanto vero che qualora ciò avvenisse potrebbe non mancare il soccorso di una parte degli azzurri. Non è detto che Forza Italia segua compattamente il suo leader. Brunetta docet”.

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