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Diritti Umani. Caritas Italiana: basta repressioni, Istituzioni e Governi tutelino e diano spazio ai diritti di persone e comunità

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Caritas

Troppi diritti calpestati. Troppe riduzioni di libertà personali e delle comunità. Troppe sopraffazioni del silenzio dei Governi e istituzioni.

La Caritas ha celebrato con appelli e iniziative la: “Giornata Internazionale dei Diritti Umani”. Per l’occasione la Caritas Italiana ha pubblicato il suo 61° Dossier con Dati e Testimonianze dal titolo “Apriamo gli spazi. Rianimiamo processo di costruzione partecipata delle politiche pubbliche”. “Si tratta”, scrive in una nota la Caritas, “di una riflessione centrata sull’azione delle organizzazioni civiche che sembra essere sempre meno libera e sempre meno efficace, anche in tema di advocacy, intesa come azione collettiva volta a riconoscere, tutelare e rendere effettivi i diritti delle persone e delle comunità”. La Caritas in questo suo impegno ricorda che Papa Francesco nella sua ultima Enciclica “Fratelli Tutti”, ricorda che il rispetto dei diritti fondamentali “è condizione preliminare per lo stesso sviluppo sociale ed economico di un Paese. Tutti dobbiamo dunque essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle società ferite”.

Tanto più nell’attuale crisi sociale, sanitaria ed economica la difesa dei diritti è sempre più necessaria. “La pandemia lascerà infatti non solo effetti di impoverimento, ma anche un arretramento dei diritti fondamentali”, fa presente con preoccupazione la Caritas, “non bastano gli interventi riparatori e assistenziali, sarà necessario promuovere una cultura dei diritti, delle responsabilità e del bene comune”. La Caritas ricorda come sia necessario in questo contesto l’impegno delle Istituzioni.

Pochi giorni fa il Presidente Mattarella, ricorda l’associazione, ha evidenziato come il volontariato, “è un importante volano di solidarietà ed è stato artefice, lavorando in sinergia con i territori, di un profondo cambiamento sociale che ha migliorato la qualità della vita della collettività”. “La società civile e le organizzazioni che la rappresentano”, sollecita la Caritas, “danno e possono continuare a dare un contributo importante, ma devono essere sostenute, ascoltate e coinvolte sempre di più nei processi di cambiamento. Invece, in Italia e nel resto del mondo, il loro spazio di azione si riduce e viene troppo spesso ostacolato”.

Secondo il rapporto di Civicus il 40% della popolazione mondiale vive attualmente in Paesi dove è diffusa la repressione, rispetto al 19% nel 2018. “Anche nell’Unione Europea – che pure rimane la regione del mondo con il maggior numero di Paesi con spazio civico aperto – alcuni governi”, sottolinea con maggiore preoccupazione la Caritas, “stanno limitando le libertà e in molti casi nell’ultimo anno si è fatto ricorso a un uso eccessivo della forza per allontanare manifestanti pacifici”.

Lo conferma arriva anche dalla ricerca Caritas realizzata nei Balcani attraverso il progetto Societies, da cui emerge con chiarezza questa difficoltà. “Il 40% delle 266 associazioni intervistate, per lo più escluse da qualsiasi supporto governativo, ha chiesto a Caritas di sostenerle, soprattutto nelle attività di advocacy verso i rispettivi governi. “Vorrebbero avere più spazio e una voce riconosciuta”, sottolinea infine la Caritas Italiana in difesa delle comunità che operano nel sociale, “visto che sono in prima fila nell’accompagnamento e nell’assistenza delle persone più fragili. Invece purtroppo, persistendo la crisi generata dalla pandemia, ben l’86% di loro sarà in grado di restare in attività al massimo altri sei mesi”.

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