Covid e centro-destra. È l’ora del post sovranismo

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Il governo Conte esprime sentimenti contrastanti ma un esecutivo si giudica anche in funzione del quadro politico generale.

Se l’alternativa appare peggiore per ragioni anche di politica estera e di rapporti con l’Europa e se la percezione della maggioranza degli italiani propende sulla convinzione che un governo sovranista avrebbe gestito ancor peggio e malamente la pandemia, è evidente che l’alternativa o l’eventuale alternanza verrebbe bocciata.

Il presidente Conte da uomo prestato alla politica è entrato a piedi pari nell’agone politico. Non ci sono dubbi che il risultato di aver portato a casa la fetta più grande del Recovery fund, 209 miliardi di cui 70 a fondo perduto, e una gestione della pandemia perfettibile ma ritenuta più efficace di tanti altri paesi europei, ivi compresa la tanto decantata Svezia, gli consentono dei crediti per un futuro politico che potrebbe fare la differenza.

Il centro destra retrocede nei sondaggi di qualche punto ed è al 47% in quel travaso di voti a cui assistiamo da tempo tra la Lega e FdI. Quel consenso per sottrazione di cui gode il partito della Meloni pur non brillando per la selezione della classe dirigente.
Tuttavia è certo che il quadro politico non rimarrà tale in prossimità della scadenza naturale della legislatura.

Se da una parte il M5S è dimezzato e il PD morde alle calcagna della Lega, depurato dal renzismo ormai marginale nel consenso, è impensabile che non nasca una forza politica di interdizione, chiamatela di centro o di destra moderata che toglierebbe consenso ai partiti sovranisti o che, in un sistema elettorale proporzionale, potrebbe avere una doppia opportunità. Rendere digeribile un centro-destra agli occhi dell’Europa se avrà un consenso importante oppure partecipare ad una coalizione europeista.

Giuseppe Conte se non commetterà grossi errori e se non fallirà nella campagna della vaccinazione e del Recovery fund è destinato a fare la differenza.
Chi crede che le prossime elezioni imminenti o future diano un esito scontato rischia di sbagliare .
Il centro-destra così come è concepito è una coalizione vecchia che è tattica solo nelle elezioni ma non strategica. Non ha una visione comune e vive contraddizioni evidenti sull’Europa, sulla politica estera, sul Mes, sulla moneta, sui diritti umani e sui temi più scottanti.

La stessa credibilità dei leader del sovranismo non brilla se confrontata al 55% di cui gode il presidente del Consiglio.
Il centro-destra manca di leadership.
Con l’appannamento di Silvio Berlusconi nessuno è riuscito a sostituirlo anche per l’egoismo che lo contraddistingue. Ai suoi occhi lui è unico e insostituibile. Il Ramsete II del Cdx che ha fatto divorare tutti i suoi delfini ai coccodrilli del Nilo di Arcore.
Salvini ha perso credibilità facendo un errore dopo l’altro dal famoso agosto 2019.
Ha sbagliato a far cadere il governo gialloverde; ha sbagliato i candidati nelle elezioni regionali; ha sbagliato la gestione della pandemia; sbaglia a parlare ripetutamente di immigrazione in un momento in cui abbiamo più morti di Covid che sbarchi giornalieri a Lampedusa.

D’altro canto la Meloni si limita a fare la carta velina e a godere, in termini di consensi, degli errori dell’alleato ma la bocciatura dei due capi partito è stata certificata dal voto a cui Berlusconi li ha costretti sullo scostamento di bilancio.
Quell’atto apparentemente innocuo ha dimostrato che, a prescindere dal consenso, non c’ è alternativa a Berlusconi e al berlusconismo.
Questo significa che il Cdx esiste come cartello elettorale ma svanisce come luogo politico fattivo e coerente.

di Amedeo Giustini

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