Manovra. Salvini, Meloni e Tajani di nuovo uniti. Ma c’è il trucco

Politica

Il centro-destra si è presentato plasticamente unito per presentare i suoi emendamenti alla prossima manovra economica del governo. Basta cogliere e interpretare la fotografia che i leader hanno dato, per rendersene conto. Un messaggio interno ed esterno di unità (dopo le recenti vicende), di proposta, ma anche di protesta.

Insomma, un’opposizione coerente e responsabile? Fino a un certo punto. Diciamo, un’opposizione con un piede in due staffe. Da una parte, la consapevolezza dell’emergenza pandemica che obbliga a stravolgere ogni piano e ogni strategia; dall’altra, gli interessi concreti e futuri dello schieramento. Che non coincidono più con gli interessi personali dei singoli leader.

Salvini da capo-gruppo, come al solito, ha comunicato urbi et orbi il senso delle proposte, ribadendo che non intende andare a sinistra, tanto per rassicurare la Meloni, e impedire, al tempo stesso, che Berlusconi, vada troppo al centro, colto da una reiterata sindrome collaborazionista. Della serie, centro di gravità permanente. E mentre il governo litiga sul rimpasto, la cabina di regia, i soldi della Ue e pensa di rimettere tutta Italia in zona rossa, il Capitano ha parlato di ammortizzatori sociali per aiutare anche i lavoratori autonomi che abbiano avuto un calo del fatturato superiore al 50%, con gli stessi parametri della Cig. Per lui “non ci devono essere lavoratori di serie A e di serie B, lavoratori più garantiti e meno garantiti”. Poi, Ires più bassa per le aziende che assumono, via alla tassazione sul money transfert e la plastic tax.
Quindi, una Lega proiettata sul primato dell’economia rispetto al primato della salute, su cui la maggioranza giallorossa sta costruendo la sua narrazione politica da mesi. Una Lega popolare e moderata, anteprima di quello che sarà domani (modello-Ppe).

Tajani, invece, da azzurro, ha parlato di partite Iva, confermando l’identità liberista di Fi. La Meloni, dal canto suo, ha polemizzato col governo (“se fa 3000 emendamenti alla stessa sua manovra, vuol dire che nemmeno loro ci credono”), ribadendo il ruolo stabilizzatore di Fdi, dentro la coalizione. Come dire, Salvini fa gli inciuci con Renzi, pensa a maggioranze variabili dentro il parlamento, con i fuggiaschi grillini, tratta in prima persona con Conte, rimanda il voto e forse auspica un governo di transizione, io sono l’unica che resta ferma con il centro-destra duro e puro. Naturalmente conservatore.

E, infine sempre per restare alla foto, gli ultimi della squadra, Lupi, Cesa che incarnano “i principi residuali”, ciò che resta di ciò che resta dello “schema-Ruini” (l’unità dei cattolici sui valori). Loro hanno posto l’attenzione sulla famiglia, il Welfare, in particolare su chi ha più figli o disabili, e chi è abbandonato in strutture spesso fatiscenti.
Ma il governo accoglierà questi emendamenti o farà orecchie da mercante? Non importa, l’immagine mediatica del centro-destra è servita unicamente a rinsaldare un ruolo rispetto agli italiani che ancora danno al centro-destra la maggioranza relativa dei consensi. Ma i giochi interni sono appena cominciati.

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