Usa e media liberal. Quel buco nero degli anti-Trump di casa nostra

Esteri Politica

Parole chiare contro il “politicamente e giornalisticamente corretto”. Messaggio rivolto agli anti-Trump di sinistra. Io ricordo perfettamente gli anni Settanta. Visto che li ho vissuti in prima persona.

La sinistra di piazza si divideva in due gruppi. Uno, minoritario, che subiva la fascinazione del pacifismo americano, Bob Dylan, i diritti civili, Martin Luther King, John Kennedy, la cinematografia, etc. C’era già in pectore il futuro amore laicista per Obama, la Clinton e oggi ovviamente, per Biden.

Il gruppo maggioritario (Lotta Continua, Potere Operario, Stella rossa, Autonomia Operaia), però, era per la lotta di classe, l’antagonismo di massa (anche contiguo con la rivoluzione armata), la guerra al capitalismo, la borghesia, agli americani. Inneggiava alla Russia, alla Cina, odiava gli Usa, come fonte suprema del male. Lo stesso Pci (e quindi, la Fgci) era totalmente in linea con Mosca (prendeva pure i fondi), e con la logica spietata della guerra fredda. Gradualmente Berlinguer, scivolò verso l’eurocomunismo, l’ombrello Nato, ma i gruppettari, gli extraparlamentari, riuscirono a mantenere sempre l’egemonia ideologica del mondo operaio e studentesco. Gli stessi che oggi, molto compìti e borghesi, ritroviamo a dirigere giornali, partiti, a fare gli opinionisti in tv: tutti liberal, tutti radical, tutti per il nuovo ordine mondiale, la globalizzazione e in tempi di pandemia, per lo Stato etico sanitario.

E ieri si sono stracciati le vesti di fronte al “golpe di Trump”, “alla violazione della sacralità della democrazia americana”, ad opera di buzzurri, teppisti e di cafoni, invasati e plagiati dal presidente uscente, e per di più, “senza mascherina”. Ma dove erano questi neo-liberal, come giustificavano le sommosse vere (nel nome di un razzismo rovesciato, contro i bianchi), dopo la morte di Floyd? Guerra civile autentica questa, non la sfilata, l’occupazione simbolica di ieri del Palazzo dei Congressi di Washington, per protestare, tra l’altro, con le bandiere americane e non naziste o comuniste, nei confronti di quello che ritengono essere stato un broglio elettorale.

Se il tema è difendere per principio ogni legalità costituzionale, mi chiedo, ai tempi della loro tanto amata Rivoluzione Francese, sarebbero stati dalla parte del legittimismo monarchico? O ai tempi della Rivoluzione russa, sarebbero stati con lo Zar? O con Franceschiello contro il “sovversivo-brigatista” Garibaldi?

Messaggio numero 1 agli anti-Trump di destra. Andiamoci piano con l’America-impero del bene, che durante la prima e seconda guerra mondiale ci ha salvato dagli imperi, poi dal nazi-fascismo; infine, dal comunismo. Certo, è storia. Ma a quale prezzo siamo stati salvati? Gli identitari, sovranisti e patrioti di casa nostra, dovrebbero difendere l’Italia. Non solo a parole. Qualcuno ricorda gli interessi del piano Marshall, pagati fino a qualche anno fa? O la “sovranità limitata” (motivata dall’Europa di Yalta), cui ci hanno costretti, rimettendoci nell’angolo ogni volta che abbiamo messo la testa fuori: Sigonella, Craxi, Enrico Mattei, Moro?

Gli americani simbolo della democrazia perfetta? La violenza è insita nel loro Dna. Sono stati la risulta dell’Europa (le 13 colonie), si sono scannati tra loro, durante la guerra civile tra nordisti e sudisti, hanno scannato gli indiani; hanno eliminato presidenti pericolosi (Kennedy), hanno foraggiato golpe militari in tutto il mondo, dal Cile alla Grecia, facendo da regia anche ai nostri anni di Piombo. Qualcuno per caso ricorda la guerra fredda e tutto ciò che ha legittimato?

Messaggio numero 2 agli anti-Trump di destra. Sempre ieri abbiamo assistito alla loro definitiva omologazione, via etere. Sono diventati l’altra faccia della stessa medaglia (il pensiero unico). Trump visto come il traditore del partito repubblicano, che ha vanificato la tradizione dell’Elefantino. Inutile ricondurlo a parametri liberal-conservatori. Trump con la tradizione repubblicana, non c’entra nulla. Ha sempre rappresentato la rivolta della base contro la nomenklatura, anche del suo partito. Non dimentichiamo che aveva solo l’1% dei delegati repubblicani.

Lui la vittoria se l’è conquistata da solo. Incarnando la nuova categoria “alto-basso”, popolo contro casta (laicista, liberal, radical), un “populismo-sovranista”, identitario, pro-life, bandiera dell’America profonda (i 72 milioni di cittadini che brogli a parte, l’hanno votato), che odia la globalizzazione, difende il lavoro e la produzione americana. Repubblicani e democratici-Usa sono figli del medesimo sistema. Una cosa che andava prima o poi, interrotta.

Una cosa l’abbiamo imparata dai fatti di ieri. La narrazione unitaria, enfatica, mitologica, ipocrita degli Usa è finita. Il Paese è diviso in due, spaccato. Una contrapposizione che difficilmente si ricucirà, si ricomporrà. E’ lo scontro tra la “città metropolitana”, laicista, cosmopolita, progressista (Berlino come Parigi, Barcellona come New York), e la provincia tradizionalista (le Vandee del mondo, i gilet gialli, i fan della Brexit etc).

Tornando ai fatti di Washington, due foto mi hanno colpito: la Polizia che fa entrare i manifestanti, dimostrazione di un trappolone organizzato dall’alto, oppure di un consenso che Trump ha presso le Forze dell’Ordine. E quel cittadino un po’ folcloristico (poi arrestato), che si è seduto al posto di Nancy Pelosi: irrisione verso il potere, un sentimento anticasta ormai universale. La lotta di classe, l’invidia sociale ci appartengono nel profondo. Pure nell’ultima declinazione grillina. Chi voleva aprire il parlamento come una scatola di tonno?

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