Usa e caso Parler, parla M.G.Maglie: “Vi spiego chi ricatta i social e come”

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Amazon ha sospeso il social network Parler dalla sua piattaforma rendendolo di fatto offline. La motivazione addotta da Amazon fa riferimento alla presenza su Parler di «post che chiaramente incoraggiano e incitano alla violenza». Amazon afferma di aver segnalato per «diverse settimane» 98 casi di post controversi. Un nuovo caso di censura nei confronti dei sostenitori di Donald Trump, bollati come “estremisti di destra” dopo l’assalto al congresso americano? Amazon accusa Parler di aver promosso manifestazioni a sostegno del presidente uscente e aver così “incitato all’odio”. Come se tutti i sostenitori di Trump, cioè la metà del popolo americano, siano pericolosi estremisti, o peggio dei terroristi. Abbiamo parlato di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti con un’esperta, la giornalista e scrittrice Maria Giovanna Maglie, a lungo corrisponde Rai e analista politica per diverse testate.

Un altro social network vicino alla destra americana è stato bloccato dalle grandi piattaforme e dai  motori di ricerca. Siamo alla dittatura “democratica?

“La crisi dell’America parte da lontano, molto prima dell’elezione a presidente di Donald Trump, che altro non è stata che la conseguenza diretta di questa stessa crisi della politica e della società. C’è stato un presidente democratico prima di lui che ha governato per otto anni, osannato a livello mondiale, ma che non è stato capace di tirare fuori il Paese dalla crisi economica iniziata nel 2008. In più ha radicalizzato lo scontro etnico privilegiando le proteste di Black Lives Matter e spostando il Partito democratico, sia sui temi sociali che politici, all’estrema sinistra. Dall’altra parte c’era il cuore del Paese, ovvero la maggioranza bianca che si è sentita ad un certo punto privata della sua identità e trasformata in minoranza. Da questa intuizione nasce la grande campagna elettorale di Trump del 2016 che lo ha portato alla vittoria”.

E i social, cosa c’entrano in tutto questo? 

“Trump è un outsider che scende in campo per denunciare l’ambiguità di un Partito Repubblicano che si è fatto èlìte snaturando la sua funzione di partito conservatore e popolare. La campagna elettorale di Trump si svolge interamente sui social con una strategia comunicativa innovativa, intelligente e molto convincente, eliminando i corpi intermedi, ovvero stampa e tv da sempre schierati con i progressisti. La sua vittoria nel 2016 è stata vissuta come un affronto, perché in America quelli che si ritengono i migliori, non accettano di poter essere sconfitti. Con il suo tratto non politico Trump ha cambiato l’America, facendo uscire gli Stati Uniti dalla crisi economica con un’efficace campagna di abbattimento della burocrazia, eliminando centinaia di leggi inutili; poi abbassando le tasse, riprendendo la politica energetica e le trivellazioni, costringendo le industrie che avevano delocalizzato le produzioni a riportare i capitali e le aziende in patria. In politica estera ha sfidato il più grande pericolo commerciale e politico al mondo che è la Cina comunista, ha rimesso in discussione i rapporti con l’Unione europea e lo stesso Patto Atlantico, ha denunciato la collusione fra la sinistra e le agenzie internazionali, Onu in testa, e ha concluso straordinari accordi di pacificazione nel Medio Oriente a vantaggio dell’avanguardia occidentale in quell’area che è Israele. I suoi quattro anni sono stati rivoluzionari, anche per essere riuscito a cambiare alcuni giudici della Corte suprema, nominando degli ‘originalisti’, cioè giudici rispettosi del dettato costituzionale e indisponibili a modifiche costituzionali in senso progressista. Ha anche sostituito nelle corti d’appello giudici progressisti con altri giudici moderati e conservatori. Tutto questo doveva essere fermato”.

E ci sono riusciti? In che modo?

“Lasciamo stare i brogli, i voti per posta e tutto il resto. Uno dei modi messi in atto dai cosiddetti poteri forti è stato quello di attaccare e intimidire i social accusandoli di essere stati troppo proni nei confronti di Trump, diffondendo quelle notizie scomode che ne hanno agevolato la vittoria e bollate come fake news. Un attacco senza precedenti, che è iniziato trascinando i colossi del web davanti al Congresso per la vicenda Cambridge Analytica e poi proseguito con il boicottaggio delle pubblicità da parte dei grandi marchi, azione questa che si è concentrata soprattutto all’inizio dell’ultima campagna elettorale l’estate scorsa. I social alla fine hanno ceduto, sia a causa delle pressioni esterne che di quelle interne, con dirigenti e funzionari creativi in maggioranza schierati con i democratici, e si sono trasformati in editori, decidendo cosa i propri lettori possono o non possono pubblicare. Il primo emendamento della Costituzione americana che sancisce il diritto alla libertà di parola e che è stato difeso anche nei casi più estremi, è stato così negato proprio da chi ha creato le piattaforme per garantire a tutti il diritto di esprimere le proprie opinioni senza censure. Ma nel momento in cui i social network si trasformano in editori che controllano e censurano i contenuti pubblicati e decidono ciò che può circolare o no sui propri canali, di fatto sono morti, nel senso che hanno perso la loro identità, la loro mission, suicidandosi lentamente. Perdendo la loro funzione originaria verranno presto scavalcati da altre realtà. E questo sta anche alla base dello scontro in atto fra i motori di ricerca e i social indipendenti come Parler. Come andrà a finire non lo so sinceramente, ma posso sicuramente dire che tempi così bui la democrazia americana non li aveva mai conosciuti. Altro che l’assalto al Congresso della settimana scorsa che alla fine è stato soltanto un grosso trappolone”.

Pensa che il trumpismo sia finito o come sostengono molti Trump è soltanto all’inizio?

“Trump ha cambiato il Partito Repubblicano, lo ha ricostruito e riplasmato grazie alla sua politica economica che ha convinto tanti elettori prima democratici o indifferenti al voto. Con la presidenza Trump e le sue ricette economiche tanto i neri che i latini sono usciti dalla povertà e vivono oggi dignitosamente. Il Partito Repubblicano è tornato ad essere quello che era ai tempi di Reagan, ovvero un grande partito conservatore e popolare. Non esiste dunque il trumpismo, ma esiste un Partito Repubblicano ristrutturato che avrà ancora contro le èlìte, ma potrà contare su 70 milioni di voti. Finché Trump resterà in campo questi elettori staranno al suo fianco, a meno che non decida lui stesso di mollare. Non a caso si sta parlando con insistenza di impeachment proprio a pochi giorni dal passaggio dei poteri. Sarebbe la prima volta nella storia americana che un presidente viene messo in stato d’accusa quando non è più in carica. Sarà molto difficile ottenere l’impeachment, ma qualora dovessero riuscirci avrebbero buon gioco ad ipotecare il futuro di Trump precludendogli la possibilità di potersi ricandidare negli anni a venire avendo svolto un solo mandato. E’ a questo che puntano i suoi avversari, e ammesso e non concesso che il trumpismo esista davvero, il fatto che stiano facendo di tutto per non farlo ricandidare fra quattro anni, è la migliore prova che non è affatto finito”.

Non c’è il rischio che questa delegittimazione delle proteste anti-progressiste e anti elìte sistematicamente bollate come di “estrema destra” possano portare all’applicazione di censure social anche in Italia? E’ già avvenuto del resto nelle ultime ore ai danni del quotidiano Libero

“In Italia questa demonizzazione è in atto da tempo e senza la garanzia del primo emendamento della Costituzione americana. Da noi i media operano tutti a senso unico e possiamo affermare di essere già abbondantemente un passo avanti o indietro a seconda dei punti di vista. Direi che da noi esiste ormai una censura strutturale. Se dovessi dare un suggerimento al centrodestra che è maggioranza nel Paese è quello, una volta ottenuta la guida del governo, di praticare un immediato spoils system, e dove non sarà possibile arginare la deriva dell’informazione esistente, creare e produrre nuova comunicazione. Soltanto così se ne potrà uscire”.

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