Caccia ai responsabili in Senato: ecco i potenziali salvatori di Conte

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Ricordate Domenico Scilipoti? Chi era costui? Eletto in Parlamento nel 2008 con l’Italia dei Valori, il partito di Antonio Di Pietro, fu determinante nel 2010 per salvare il governo Berlusconi rimasto privo dei voti della componente capeggiata da Gianfranco Fini a seguito della scissione del Pdl. Ebbene, Scilipoti agli occhi della sinistra è diventato il simbolo del “trasformismo politico”, il traditore per eccellenza, al punto che di lui si è parlato per anni come del classico voltagabbana che salta sul carro del potere per ricavarne vantaggi politici che però, il diretto interessato, ha sempre smentito sostenendo invece come da allora per lui siano arrivate soltanto grane.

Ebbene, oggi il governo Conte è alla ricerca di nuovi Scilipoti, una ventina almeno, pronti a votare la fiducia al governo Conte ed entrare nella maggioranza giallorossa in sostituzione di Italia Viva considerata ormai del tutto inaffidabile dal premier, dal Pd e dai 5 Stelle. E allora meno male che Scilipoti c’è, non lui ovviamente che è ormai fuori dalle aule parlamentari,  ma il modello di “politico responsabile” pronto a soccorrere il governo in crisi per il bene del Paese. Con la differenza che, gli stessi che all’epoca disprezzavano Scilipoti e lo consideravano l’emblema della politica peggiore, oggi sono pronti ad aprire le porte a tanti altri come lui, con l’obiettivo di ricostruire una maggioranza che sulla carta non esiste più.

Ma chi sono oggi i potenziali responsabili “salva Conte”? Al momento sembra che l’unica garanzia sicura arrivi da Benevento, ovvero da Clemente Mastella e da un gruppetto di parlamentari, con in testa la moglie Sandra Lonardo, che già da tempo stanno guardando con favore al governo, dopo aver separato i propri destini da quelli dei rispettivi partiti che li hanno eletti.

Sembra che nelle ultime ore i conti a Palazzo Chigi non stiano tornando perché, pallottoliere alla mano, i “responsabili” sicuri, ovvero quelli che al momento hanno dato la loro disponibilità a sostenere Conte non consentirebbero di raggiungere il quorum necessario per poter buttare definitivamente a mare la truppa renziana rendendola di fatto non più determinante. Mancherebbero infatti all’appello almeno una decina di parlamentari per mettere l’esecutivo in sicurezza.

Al momento sono infatti undici i senatori che sostengono l’esecutivo dall’esterno e che si sono detti disponibili a votare la fiducia a Conte. Si tratta di Buccarella, Cario, De Bonis, De Falco, Di Marzio, Fantetti, Fattori, Drago, Lonardo, Merlo, Ruotolo. Ci sarebbero poi altri quattro senatori fuoriusciti dal Movimento sui quali sarebbe in corso un pressing che però, stando ai rumors, non starebbe dando gli effetti sperati. Si tratterebbe nell’ordine di  Martelli, Marilotto, Pacifico, Ciampolillo. Soltanto due di questi sembrerebbero disponibili mentre altrettanti avrebbero escluso appoggi esterni. Anche il socialista Riccardo Nencini potrebbe essere della partita arrivando così a circa quindici, sedici senatori. 

Se operazione andrà in porto tutti questi parlamentari dovrebbero formare un gruppo unico, che non è escluso possa poi trasformarsi in un vero e proprio movimento politico con l’attuale premier alla guida.

Ma come detto i numeri sono molto incerti e traballanti, ragione per cui nelle ultime ore da parte del Pd sarebbe arrivata a Conte la richiesta esplicita di un nuovo patto di governo con relativa rivisitazione della squadra. Insomma, un Conte ter che riparta da zero, in maniera tale che l’operazione responsabili non passi come una mera sostituzione numerica di parlamentari, ma come un’operazione politica in piena regola, come quella che nel settembre del 2019 portò alla nascita del Conte 2.

Il Pd punterebbe soprattutto ai voti dell’Udc e di Cambiamo che potrebbero portare in dote sei senatori. Ma sia Cesa dell’Udc che Toti di Cambiamo hanno escluso soccorsi alla maggioranza. Ma se si azzerasse tutto e si costruisse una nuova coalizione di governo con relativo rimpasto come chiedono dal Nazareno, non sarebbe più da considerare un’operazione di esclusivo trasformismo politico e potrebbe anche incontrare il favore di pezzi di Forza Italia e della stessa Italia Viva. Insomma tutti i giohi sono aperti, basta soltanto aspettare.

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