Emmanuel Macron accetta le dimissioni choc di Sebastien Lecornu, ma insiste, insiste ancora. E si prende quarantotto ore per trovare una via d’uscita. La Francia è precipitata in un caos politico senza precedenti, tuttavia, il presidente ha chiesto al premier incaricato (il cui governo è durato appena 836 minuti) di condurre degli ultimi negoziati entro mercoledì sera «per giungere a una piattaforma di azione comune per la stabilità del Paese». In caso di fallimento, il presidente si dice pronto ad assumersi le proprie responsabilità.
Tra le opzioni, la nomina di un nuovo premier di sinistra, come invocato dal Partito socialista, anche se difficilmente troverebbe una sponda a destra; un nuovo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, dopo quello che portò alle elezioni anticipate nell’estate 2024; le dimissioni, improbabili, di Macron reclamate dalla gauche radicale di Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise. Da escludere a priori un governo tecnico di “stampo italiano”, finora del tutto inconcepibile in Francia, ma che potrebbe paradossalmente rappresentante una scialuppa di salvataggio almeno per affrontare la legge di bilancio.
Le immagini di Macron a passeggio lungo la Senna, dopo le dimissioni di Lecornu, sono state rilanciate dai media di mezzo mondo e illustrano la solitudine di un presidente posto dinanzi a una delle situazioni più complicate della recente storia istituzionale del Paese. Un’immagine, potente, che ha fatto riflettere molti dei suoi ex sodali o amici. «Non lo capisco più», ha detto sbigottito Gabriel Attal, ultimo premier della fase in cui Macron e il macronismo sembravano ancora rifulgere di luce propria, prima dello scioglimento dell’Assemblea nazionale il 9 giugno 2024. Ma da allora le cose non si sono mai più raddrizzate. Nelle parole di Attal c’è tutto lo scoramento per la fine di un’esaltante avventura collettiva: l’ex premier ora guida Renaissance e i deputati macronisti, molti dei quali sono destinati a essere spazzati via nelle probabili elezioni anticipate.
Macron appare ancora un brillante protagonista sulla scena internazionale, promotore di iniziative diplomatiche per la Palestina o l’Ucraina, ma in patria è ormai isolato, incapace di recepire l’umore del Paese e molto provato dagli eventi più di quanto non faccia vedere. D’altronde che il governo Lecornu, appena nominato, non godesse di buona salute era risaputo, ma il rovescio dopo appena dodici ore ha determinato un terremoto politico al quale lo stesso Macron non era preparato.
I media riportano la girandola di dichiarazioni delle opposizioni, che chiedono una sola cosa: elezioni anticipate. L’ex premier francese e capo del partito Horizons, Edouard Philippe, chiede a Macron di annunciare «l’elezione presidenziale anticipata dopo l’adozione di una manovra finanziaria per il 2026, per uscire in modo ordinato e degno da una crisi politica che nuoce al Paese. Davanti al cedimento dello Stato, che non viene più mantenuto – secondo l’ex premier dello stesso Macron (2017-2020) – l’uscita dalla crisi sta nelle mani dell’attuale presidente. Non faremo durare ciò che viviamo da sei mesi per altri 18 mesi. Se Macron annunciasse una presidenziale anticipata per inizio 2026, darebbe un po’ di visibilità a tutti e renderebbe più facile la nomina di un premier per costruire e fare adottare una manovra di bilancio in attesa della corsa presidenziale».
«Siamo alla fine del cammino, la farsa è durata abbastanza», attacca la responsabile del Rassemblement National (Rn) Marine Le Pen, che insieme al suo delfino e segretario del partito, Jordan Bardella, torna ad invocare lo scioglimento del Parlamento e il ritorno alle urne.
Vero ago della bilancia in questa crisi senza precedenti che ha fatto sprofondare anche le Borse sono stati i Républicains (Lr), il partito della destra neogollista che finora appoggiava la compagine governativa. «Non potevamo offrire un ultimo giro di pista ai macroniani, ha dichiarato il vicepresidente Lr, Francois-Xavier Bellamy. Secondo diverse fonti, il ritorno a sorpresa di Bruno Le Maire come ministro della Difesa dopo i sette anni passati all’Economia (2007-2024) ha fatto infuriare i repubblicani. A sua volta ex repubblicano passato dal 2017 con Macron, Le Maire è inviso a molti suoi vecchi compagni. Accusato, tra l’altro, di avere pesanti responsabilità, da ex titolare di Bercy, nella deriva dei conti pubblici e della retrocessone di Fitch. A irritare i Lr sarebbe stato anche l’ampio spazio riservato a Renaissance (il partito di Macron) nella nuova squadra con 10 ministri contro i 4 di Lr, in contraddizione con quello spirito di rottura invocata dallo stesso Lecornu nel giorno del suo insediamento a Matignon.
Furioso per il nuovo esecutivo, il ministro dell’Interno (tra i riconfermati) e presidente LR, Bruno Retailleau, aveva convocato stamattina un consiglio strategico dei Républicains per valutare un’eventuale uscita dal nascituro governo. Un rischio che ha evidentemente indotto Lecornu ad agire d’anticipo annunciando le dimissioni. Retailleau ha accusato Lecornu di avergli nascosto la nomina di Le Maire come ministro delle Forze Armate. «Voglio servire il mio Paese. Ma non a qualsiasi condizione». Adesso Sebastien Lecornu, suo malgrado attore non protagonista di questa surreale vicenda, ha 48 ore di tempo per trovare una quadra.



