Parla Saverio De Bonis (Maie-Italia 23): “Io costruttore difendo Conte. Presto un nuovo centro”

Interviste Politica

Oggi sarà il “giorno del giudizio” per il premier Giuseppe Conte a Palazzo Madama. L’aula del Senato dovrà votare la fiducia al governo, dopo l’uscita di Italia Viva dalla maggioranza. In queste ore sono a lavoro i cosiddetti “costruttori” ovvero senatori “pontieri” che stanno cercando di mettere in piedi un gruppo nutrito, forte e coeso, tale da permettere a Conte di avere una maggioranza per andare avanti fino al 2023. Fra i più attivi sostenitori del premier c’è il senatore Saverio De Bonis, eletto con il Movimento 5 Stelle, poi uscito per dissidi con i vertici e oggi nel “Maie- Italia 23” il nuovo gruppo che raccoglie parlamentari provenienti da vari partiti, confluiti poi nel gruppo misto e oggi decisi ad unire le forze per offrire una solida stampella al governo.

Senatore, preferisce essere chiamato “responsabile” o “costruttore”?

“Sicuramente costruttore, dal momento che io, come anche gli altri colleghi che con me hanno costituito questo nuovo gruppo parlamentare, ho raccolto l’invito del Presidente della Repubblica nel discorso di fine anno. Rifiuto categoricamente termini come trasformista, voltagabbana, transfugo o nuovo Scilipoti, anche perché io sono uscito dal Movimento 5 Stelle ma non dimentico dove sono stato eletto. Quindi in questo momento di grave crisi economica, sociale e politica per il nostro Paese, non posso che stare dalla parte di chi sta costruendo, e non demolendo il lavoro del governo”.

Il vostro gruppo “Maie-Italia 23” è rappresentato dai media come “il partito di Conte” quello con cui il premier si presenterà alle prossime elezioni politiche. E’ davvero così?

“Non è così. In realtà si tratta di un contenitore che vuole certamente avere un ruolo politico fungendo da aggregatore fra senatori che, facenti parte del gruppo misto o di altri gruppi di cui non condividono più la linea politica nei confronti del governo, sono in cerca di una nuova casa, una collocazione in cui poter agire liberamente secondo coscienza, evitando di buttare a mare l’esperienza di un esecutivo che sta portando a casa dei risultati concreti”.

Per chi come lei è uscito dal M5S, Conte può essere un punto di riferimento, un nuovo leader?

“Conte gode sicuramente in questo momento di stima e credibilità a livello internazionale, quindi sarebbe assurdo mandare a casa un governo che nel contesto mondiale riscuote consenso. Proprio ora che dobbiamo vincere la partita dei soldi del Recovery Fund non possiamo permetterci ritardi, e soprattutto non possiamo dare all’estero l’immagine di un Paese traballante. Serve quindi un governo stabile che prosegua sulla strada tracciata da Conte, che è stato per altro in grado in questi anni di favorire anche alcune importanti trasformazioni in seno all’Unione Europea su dossier e decisioni strategiche. Sarebbe politicamente disonesto non riconoscere tutti questi meriti al nostro premier”.

Ma il vostro attivismo, darà i risultati sperati? Conte avrà oggi in Senato la maggioranza per andare avanti anche senza i voti di Italia Viva?

“Speriamo di raggiungere la maggioranza assoluta e siamo fiduciosi in questo senso; ma qualora si dovesse raggiungere anche soltanto una maggioranza semplice, Conte potrà andare avanti comunque, in attesa poi di allargare l’orizzonte ad un’area centrista e moderata che, consapevole delle emergenze del Paese, si renda conto che è assurdo abbandonare la casa in fiamme, andando al voto prima della scadenza naturale della legislatura. Siamo una Repubblica parlamentare e le maggioranze si formano in Parlamento. Quindi ritengo del tutto normale che si possa arrivare ad un terzo governo Conte”.

Anche voi vi sentite parte di questa area centrista?

“Noi del Maie siamo sicuramente centristi, quindi vediamo di buon occhio un rafforzamento di quest’area. Speriamo che anche altri soggetti entrino a potenziarla, soprattutto se ci sarà una nuova legge elettorale proporzionale che ne faciliti lo spazio e la presenza. Serve un centro che riporti in politica moderazione, attenzione per i ceti più deboli e per l’ambiente, che raccolga le sfide lanciate anche da Papa Francesco con l’ultima enciclica ‘Fratelli Tutti’ e favorisca una autentica stagione riformista. Un progetto che inevitabilmente dovrà farsi strada fra le forze conservatrici che non vogliono il cambiamento e non vogliono rinnovare modelli produttivi, modelli di consumo, stili di vita ecc. Ma in questo momento occorre un cambio di paradigma economico e una forza di centro può sicuramente favorire questa transizione, sollecitata non soltanto all’interno del nostro Paese ma auspicata anche dall’esterno”.

Cosa l’ha colpita di più del discordo di Conte alla Camera?

“Il fatto che ha saputo mantenere il suo stile senza attaccare nessuno, con la moderazione, la pacatezza, il garbo istituzionale che lo hanno sempre contraddistinto in questi anni. Un equilibrio che ha conservato anche di fronte agli attacchi più violenti. Ha fatto un discorso di grande apertura, con un rilancio dell’azione di governo e un appello a tutti i parlamentari responsabili che in queste ore potrebbero maturare la decisione di sostenere l’esecutivo. Un discorso di altissimo profilo il cui obiettivo è ricucire il Paese. In questo momento è essenziale superare gli egoismi, i personalismi e certi populismi che suonano davvero stonati”.

Si sta riferendo per caso a Matteo Renzi?

“La gente fatica a capire perché Italia Viva ha voluto aprire questa crisi. Nessuno ha ancora compreso le ragioni, sfido chiunque a fornire una spiegazione logica a quanto avvenuto. Renzi ha ottenuto la rimodulazione del Recovery Plan e non gli è andata bene, vuole il Mes, vuole il Ponte sullo Stretto, vuole tante cose, e ogni volta che gli è stato concesso qualcosa ha subito alzato l’asticella chiedendo l’impossibile. Allora mi pare legittimo domandarsi perché ha voluto questa crisi, quali sono i veri motivi e se dietro non possa esserci in realtà dell’altro”.

Che appello si sente di lanciare agli indecisi in queste ultime ore che separano il voto in Senato?

“Quando la casa è in fiamme non bisogna darsela a gambe ma impegnarsi a spegnere il fuoco e a ricostruire. Il mio appello è alla responsabilità, a superare le divisioni del passato, i rancori personali, le ambizioni e i personalismi e mettersi al servizio del Paese. Siamo stati tutti eletti per fare gli interessi degli italiani, badare al bene comune, fare in modo che le cose funzionino nel modo giusto. L’Italia è una fabbrica di intelligenze che purtroppo vengono esportate all’estero, specie i ragazzi del mezzogiorno, perché ci sono ancora degli enormi divari da colmare. C’è bisogno di un governo che sappia coniugare gli interessi del Paese con le direttive europee, ed è quello che il governo Conte è riuscito a fare in questi ultimi mesi incassando la fiducia dell’Europa e portando a casa i risultati. Vanificare il lavoro proprio quando si è arrivati ad un metro dal traguardo, sarebbe davvero ingiustificabile ed irresponsabile agli occhi dei cittadini”.

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Americo Mascarucci
Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato