Senato. Conte-3? No, governo “Renzi-Ciampolillo”. E Mattarella?

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Adesso la cosa peggiore che possa capitare è quella di vivere politicamente in una bolla duale. Da una parte, Conte che pensa di aver rinsaldato la maggioranza, e che continuerà a vivacchiare, confidando nei voti modello “ammucchiata-Recovery” (sui grandi temi), o “sindrome del Virus” (sui prossimi Dpcm), in attesa che scatti il semestre bianco e quindi, fino a scadenza naturale della legislatura. E dall’altra, la realtà di un governo che ha la maggioranza assoluta alla Camera e quella relativa al Senato.

Cioè, un esecutivo che pur di restare a galla, è ormai cambiato geneticamente rispetto a prima. E in questo, c’è tutto il camaleontismo di Conte che, nel giro di pochi anni è passato dall’essere “l’avvocato populista del popolo”, l’arbitro dei due Dioscuri (Di Maio e Salvini), al guru di un “nuovo umanesimo riformatore” (giallorosso), fino al presidente del consiglio “stile trasformismo”: un premier che non ha disdegnato acquisizioni disinvolte, trasversali, imbarcando personaggi che un tempo sarebbero stati etichettati come voltagabbana, poltronisti, venduti, e che adesso sono diventati costruttori, volenterosi, responsabili.

Una cosa è certa: il Conte-ter con “Italia23”, la Polverini, la Rossi post-berlusconiana, i renziani delusi, gli elementi raccogliticci e i senatori a vita, si avvia ad essere un governo di minoranza. Che sicuramente balbetterà a ogni provvedimento e, d’ora in poi, avrà seri problemi nel gestire le commissioni.

E Renzi, con la sua strategia dirompente, si è guadagnato un ruolo superiore rispetto alla sua forza numerica, in Aula e nel paese, almeno stando ai sondaggi. Sarà l’ago della bilancia. Di fatto governerà lui, stabilendo le leggi dove mandare sotto Conte o dove salvarlo.
Infatti, se calcoliamo i numeri del Senato di ieri, 156 sì e 140 no, con 16 astensioni (di Iv), se rovesciamo il conto e sommiamo queste ultime ai no, andiamo esattamente al pareggio: 156 e 156. Un bel caos. Sarà, quindi, il governo “Renzi-Ciampolillo” (quello che insieme a Nencini ha votato in zona Cesarini, grazie al Var della presidente di Palazzo Madama Casellati).

Cosa accadrà ora? Oggi Conte si recherà al Quirinale. A riferire. In fondo, una maggioranza (risicata) ce l’ha. Come la ebbero a suo tempo, Berlusconi, Dini, D’Alema. Ma furono governi che durarono pochi mesi. Sulla carta il presidente non può imporre nulla. Ma c’è un problema di moral suasion. Mattarella, ha sempre detto che il governo doveva avere una maggioranza forte e coesa, altrimenti c’era il voto. E quella nata ieri non sembra propriamente una maggioranza omogenea. E ricordiamo, quando Salvini, tentò un governo minoritario, dopo il voto delle ultime politiche, il Colle non gli conferì l’incarico, passando all’esplorazione opposta: l’area di centro-sinistra. Esplorazione che come noto, non andò a buon fine. Dopo tre mesi si varò la formula atipica del governo gialloverde. Ergo, per rimanere in tema di esperimenti, anche ora purtroppo sembra esserci lo spazio per il “Renzi-Ciampolillo”.
Rimane in piedi l’articolo 88 della Costituzione: il presidente può sciogliere anche una Camera. Ma non crediamo che ciò possa accadere.

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