Governo. La questione-giustizia blocca la campagna-acquisti di Conte

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La situazione sta sfuggendo di mano a tutti. Protagonisti e comprimari. C’è un impazzimento generale della “maionese-Palazzo”, che attraversa un quadro politico sempre più distante dal paese reale, in sofferenza da mesi, con famiglie e categorie massacrate dalla crisi e dalla malagestione della pandemia.

Conte sa perfettamente che ormai il vero premier non è lui, ma il suo nemico Renzi; il quale ha i numeri per farlo affondare o tenerlo a galla. E comunque, il Conte-ter, questo lo hanno capito tutti, sarà una continua navigazione a vista, che la Repubblica italiana, del resto, ha già vissuto varie volte. Col governo Berlusconi, con Dini e con D’Alema. Esecutivi che, però, non hanno retto a lungo, portando gli italiani al voto.

Palazzo Chigi sta lavorando, come noto, in due direzioni. Da una parte, il sogno di una maggioranza ideologica più larga possibile sulle cose; ad esempio, con il Recovery. Dall’altra, l’incubo di cercare i voti di notte, varando la più grande campagna-acquisti degli ultimi tempi.
Tra i papabili, i renziani, che sono l’ago della bilancia di ogni operazione. Incarnano fisicamente la vittoria e la sconfitta per Conte. E non dimentichiamo, che Iv, oscilla tra fedeltà all’ex sindaco di Firenze e la casa madre-pd che deputati e senatori hanno lasciato. Una memoria che non può tradursi nel mandare a casa il centro-sinistra, per favorire, magari un esecutivo di destra, guidato dall’odiato Salvini, motivo per cui è nato il Conte-2.

Il premier teme il ricatto continuo e soffre duramente per la sua maggioranza appesa al filo, costretta ogni volta a mobilitare personaggi raccogliticci, transfughi, responsabili senza una grande coerenza, salvo un senso della stabilità istituzionale che fa rima con la stabilità della propria poltrona. Andrà avanti così? E per quanto?
Tornando alla cronaca. Le operazioni di compravendita “contiana”, per ora languono. Troppe variabili indipendenti. Anzi, c’è il rischio che regrediscano, involvano, implodano. Già Berlusconi ha detto che contatterà la Rossi e la Polverini, per “farle ragionare”. Un conto è la responsabilità, un conto è passare sulla sponda opposta. L’affaire-Cesa poi, ha bloccato qualsiasi transumanza centrista verso la maggioranza (relativa) giallorossa. E il niet dei grillini (mai con indagati, inquisiti), è servito da monito a Conte.

La prossima settimana, sulla questione-giustizia si aprirà, infatti, una partita non da poco. Tira aria di impallinamento nei confronti del ministro Bonafede. Si parla addirittura di una mozione di sfiducia per defenestrarlo. Quale occasione migliore per Renzi per mandare sotto Conte?

Tutto questo mentre i “costruttori-Italia23” di De Bonis, non stanno aumentando le loro fila.
Il centro-destra, dal canto suo, passeggia al Quirinale e chiede come un mantra il voto, prima dell’inizio del Semestre bianco. Nessuna collaborazione con governi-pateracchio, e atteggiamento più tiepido nei confronti di un possibile esecutivo di scopo, o governo istituzionale.
La verità è che il centro-destra non sembra ancora attrezzato né a gestire i fondi Ue, al di là di dichiarazioni solenni, né assumersi la responsabilità di prendere il testimone, con una svolta parlamentare, alla quale mancherebbero sia i numeri (Salvini, Meloni e Berlusconi avrebbero una maggioranza ancora più risicata di Conte), sia l’ok del Quirinale, che almeno spera in un cambio del Colle senza voto prima. Tradotto: un uomo gradito a Bruxelles. Poi, si potrà anche andare alle urne.

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