Rimpasto di governo, chi entra ed esce nel totoministri di palazzo

Politica

In attesa che partano questo pomeriggio le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per trovare uno sbocco alla crisi di governo, continuano le strategie dei partiti della maggioranza per rimettere insieme i cocci.

Fra Pd e M5S l’ostacolo si chiama Matteo Renzi perché mentre i dem ritengono inevitabile riaprire le porte ad Italia Viva, i pentastellati continuano a prediligere soluzioni alternative che tengano l’ex premier fuori dalla porta. In casa grillina non si sono ancora perse le speranze per una scissione interna al partito renziano e per un soccorso dei “responsabili”, ovvero quei parlamentari del centrodestra che finora, di fronte all’ipotesi di un allargamento della maggioranza, hanno detto “ni”.

Ad ogni modo appare evidente come, per ricostruire una maggioranza solida, sarà necessario passare per un rimpasto di governo a seguito del quale diverse teste potrebbero saltare. In queste ore fra le vittime sacrificali necessarie a favorire il rientro di Renzi e l’ingresso dei centristi, spiccano i nomi del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e quello della titolare dell’Istruzione Lucia Azzolina. Entrambi in questi mesi sono stati oggetto delle critiche di Italia Viva, mentre il nome di Bonafede risulterebbe indigesto a parecchi costruttori, già usciti allo scoperto e altri ancora dormienti, che non apprezzano le sue posizioni “giustizialiste” e che erano pronti a votare contro la sua riforma della Giustizia. Ma per i 5 Stelle il dicastero di Via Arenula sembra un punto fermo e sfrattare Bonafede non sarà affatto facile (mentre più facile sarà sostituire Azzolina).

Il nome di Conte dovrebbe essere quello messo sul tavolo tanto dal Pd che dai 5 Stelle e Leu nelle consultazioni, ma mentre per i secondi e terzi sarebbe imprescindibile, per i dem potrebbe essere sacrificato qualora venisse a rappresentare un problema per il rientro di Italia Viva. Pare che nelle ultime ore “pontieri” del Pd e quelli renziani si sarebbero accordati sulla possibilità di proporre al Capo dello Stato in alternativa a Conte il nome del presidente della Camera Roberto Fico.

Nome che i 5 Stelle non potrebbero in nessun modo bocciare trattandosi di un loro esponente di punta. E che potrebbe anche favorire altri tipi di convergenze in virtù del profilo istituzionale ricoperto in questi anni, facendo anche da garante per i nuovi costruttori. Conte teme proprio questo, ovvero un “trappolone” da parte di Pd e Italia Viva che potrebbe metterlo fuori gioco costringendo i grillini ad accettare il cambio. Con Andrea Orlando (Pd)  e Stefano Patuanelli (M5s) nei panni di vicepremier e l’ingresso nel governo di Maria Elena Boschi o di Ettore Rosato alla Difesa, oltre al ritorno di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti nei ministeri già occupati. Anche Luciana Lamorgese sarebbe in bilico. Al suo posto al Viminale si fanno i nomi dei capigruppo dem Andrea Marcucci e Graziano Delrio. 

Ipotesi ovviamente, che alla vigilia delle consultazioni stanno contribuendo a togliere il sonno al premier dimissionario, che vede in bilico quel Conte ter su cui si sta giocando il suo futuro politico. L’uscita di scena infatti comprometterebbe anche i suoi progetti futuri, ovvero la costituzione del suo partito che risentirebbe del calo di quella popolarità che Palazzo Chigi gli ha finora garantito.

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Americo Mascarucci
Dal 1998 giornali e uffici stampa sono stati la mia casa, mi sono occupato di cronaca nera, bianca, rosa, rossa. Ho iniziato raccontando i fatti di paese e di provincia come corrispondente del quotidiano “Il Tempo” nella redazione a Viterbo, poi ho ottenuto l’assunzione in un giornale del gruppo Nuovo Oggi. Solo alla fine approdo nel meraviglioso mondo degli online che non ho più lasciato