Totoministri, braccio di ferro Meloni-Salvini. Con l’ombra di Draghi

2 minuti di lettura

Totoministri, non c’è tempo per i riti bizantini del Manuale Cencelli. La necessità di approvare la Legge di Bilancio entro l’anno impone a Giorgia Meloni un cronoprogramma serrato.

Se la premier in pectore vuole evitare l’esercizio provvisorio (sarebbe un pessimo avvio per il governo a guida FdI) deve poter contare su un esecutivo nel pieno delle sue funzioni entro la fine di ottobre. E quindi niente isterismi, niente personalismi, niente giochi di sponda con i giornalisti amici per bruciare nomi o viceversa per vedere “che effetto fa”. Le parole d’ordine sono lavoro e silenzio.

La Meloni ha già fatto sapere che non ha voglia di scherzare con il totoministri: «Voglio un governo con personalità anche politiche di alto profilo, inattaccabile, che mi faccia fare bella figura in Italia e all’estero. Che non mi crei problemi e non provochi censure e inutili scontri polemici di cui non abbiamo alcun bisogno». Non occorre essere esperti in esegesi meloniana per capire che il messaggio è diretto principalmente a Matteo Salvini. Il ministero dell’Interno se lo può anche scordare. Si può scordare, l’ex Capitano (Dagospia lo ha ribattezzato “il Capitone”), di rinverdire i fasti del 2019, quando ingaggiò l’epica lotta con la comandante Carola e le ong sbarca-migranti, vellicando l’italico cattivismo e proiettando la Lega nell’empireo del 34% dei voti, come risultò dalle elezioni europee di quell’anno.

Non solo, ma pare anche che alla Lega sarà negata ogni vetrina internazionale, essendole inibito l’accesso a ministeri come gli Esteri e la Difesa. Al massimo Giorgia, per placare i bollori leghisti,  parrebbe disposta a inviare all’ Interno l’ex capo di gabinetto di Salvini al Viminale, Matteo Piantedosi, attuale prefetto di Roma. Difficile però dire se il Carroccio si possa accontentare di occupare la casella del ministero dell’Interno con un tecnico di area, un tecnico amico ma pur sempre un tecnico.

Certo è che Salvini ha chiesto per sé un ministero di “peso”. E ciò rappresenta un chiaro segnale di guerra. Ma pare che in soccorso della Meloni sia già arrivato Mario Draghi. Da Parigi è infatti filtrata la notizia che Super-Mario ha fatto un giro di telefonate in Europa, tra cui quelle a Macron, Scholz e von der Leyen. Lo scopo è quello di garantire che il governo Meloni non farà lo scostamento di bilancio né cambierà la politica italiana sui temi caldi della Nato e delle sanzioni alla Russia.

L’aiuto di Draghi serve alla Meloni per trattare con Salvini e la Lega da una posizione di forza, ma soprattutto le serve per occupare il ministero dell’Economia  con una personalità di indiscusso valore internazionale. Si parla da tempo di Fabio Panetta, già direttore generale della Banca d’Italia e attualmente membro del comitato esecutivo della Bce. Ma si tratta di una partita delicata perché il board dell’Eurotower è un posto strategico per difendere gli interessi italiani in Europa. E potrebbe non essere opportuno spostare un personaggio di peso come Panetta dal posto che ora occupa. Comunque vada, il presidente del Consiglio attualmente in carica pare destinato a giocare un ruolo chiave. E, proprio dal nome del prossimo ministro dell’Economia, capiremo in che misura il governo Meloni potrà essere considerato una continuazione del governo Draghi.

Tornando a Salvini, il tentativo di imbrigliarne le mosse passerà con ogni probabilità dall’offerta della vice-presidenza del Consiglio con qualche delega a mo’ di pennacchio. L’altro vice-premier dovrà essere di Forza Italia. Ma accetterà mai, Salvini, di fare il “vice” della Meloni? Il leader della Lega potrebbe evitare di entrare nel governo tenendosi le mani libere e organizzare la “guerriglia” contro la sua alleata-rivale. Glielo permetterà l’ala governista del suo partito? Non è nemmeno pensabile accontentare la Lega con un ministero di rilievo a Giancarlo Giorgetti. Sarebbe un affronto per Salvini.

L’esito del totoministri dipende da una delicata triangolazione tra Lega, Meloni e Draghi. Sono giorni febbrili. Passati i quali, avremo subito una prima idea del tipo di navigazione che incontrerà il governo Meloni. E quanto potrà essere lunga.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Articolo precedente

Elezioni, Bianchi “Astensionismo segnale di forte malessere”

Articolo successivo

Milano-Cortina, Malagò “Accelerare su nomina nuovo ad”

0  0,00